Caro Babbo Natale,
ti scrivo oggi perché domani tornano le mie amiche e voglio ubriacarmi come una pigna, visto che non siamo tutte insieme da agosto.
Caro Babbo, l'anno scorso, più o meno di questi tempi, ti avevo chiesto di far bruciare tutti i miei ex in un grande rogo nel mio giardino. Non è successo. A quel folto gruppo, guarda un po', se n'è aggiunto un altro. Che, diciamocelo, potevi anche risparmiarmi. Ma chissà come, caro Babbo malefico, mi sono ripresa anche questo Natale. A parte l'ansia per i regali, ché io sono sicura anche quando penso di aver trovato un regalo fighissimo. Ma torniamo a noi. Oggi mi hanno detto che sono troppo polemica, io direi che ho uno spiccato senso critico: è ben diverso. Dunque non ti farò richieste che implichino dolore fisico ad altri.
Caro Babbo, io vorrei un lavoro vero. Uno stipendio quantomeno decente, ferie, diritti. E per favore, dì agli amici che si lamentano che almeno loro hanno avuto una tredicesima. A me pagano a 30 giorni, una miseria, e si lavora fino al 23 e il 26 si ricomincia. Ma secondo te questi lamentosi lo capiscono? Sai già la risposta.
Poi, Babbo, fammi venire una colica, una gastrite, un virus intestinale. Sto diventando un bidone e se continuo così non avrò più il coraggio di spogliarmi davanti a un uomo.
Proprio a questo proposito, c'è un tizio, forse te ne avrò parlato, di cui mi piace tanto l'odore. Ma proprio tanto tanto. Ecco, diciamo che vorrei che un giorno mi chiamasse, mi scrivesse, mi mandasse un segnale di fumo. Così, giusto per farmi felice in quel momento. Poi basta che mi porti davanti lui e una bottiglia di vino e faccio tutto da sola, lo giuro.
Last, but not least. In questo periodo sono circondata da mentecatti, rompicoglioni raccomandati che si credono fighi soltanto perché qualcuno li ha piazzati a lavorare lì, con uno stipendio vero, mooooolto lontano dal mio. Gente che parla solo di calcio e di iPhone, per dire. Gente che a malapena s'è presa un diploma perché non ce la faceva. Ecco, Babbo, quando questi coglioni mi si piazzano davanti, e mi parlano, e mi salutano, fulminali. Una bella scossetta elettrica, una paresi facciale, un'afonia momentanea.
Quanto al resto, Babbo, lascia tutto così. La mia famiglia, i miei amici bellissimi, la mia musica. Non mi deludere, ci conto.
Una strafiga nascosta in una quasi-46, in una mente (a volte) pensante. Molte cose da scrivere, spesso confuse.
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giovedì 22 dicembre 2011
lunedì 19 dicembre 2011
News
Non ho grandi notizie, in realtà. Di nuovo c'è che ho tagliato i capelli cortissimi, che sono ingrassata (odio già il Natale, mi ritroverò obesa il 6 gennaio) e mi detesto per questo. E sì, mi piace uno. Uno che mi vergogno a guardare negli occhi e a cui rivolgo pochissimo la parola. Io che mi vergogno: è praticamente un ossimoro. Uno non usato, non pazzo, non drogato, non poligamo, non maleducato, non puzzolente. Uno laureato, profumatissimo, simpatico, capace di scrivere/parlare in italiano corretto, timido. Se me lo descrivessero stenterei a credere nella sua esistenza, eppure l'ho avuto davanti agli occhi per tutta la sera, lo giuro. Cena di gruppo e poi cinema in quattro, ché nessuno voleva vedere quel film. Seduti lui, io, amica e amico che si frequenta/sta insieme ad amica (non s'è ancora ben capito). Loro si sbaciucchiavano e noi commentavamo il film. E io potevo sentire il suo odore e desideravo tanto sfiorargli un braccio, ad un certo punto ho pensato quasi di farmi coraggio e fare qualche gesto plateale. Ma poi mi sono ricordata che proprio oggi ho letto di uno condannato per aver palpeggiato una donna in un cinema e non vorrei fare quella fine.
E insomma sì, mi piace uno. Con un nome e un lavoro normali. E per un attimo ho avuto la malsana idea che mi piacerebbe conoscerlo, uscirci a cena senza ubriacarci, non andarci subito a letto, ma aspettare persino a dargli un bacio. Guardare un film, scoprire qual è il suo libro preferito e farmi raccontare la sua vita. Poi l'idea malsana m'è passata, soprattutto considerando che lui dei miei folli progetti non sa nulla. E a dire il vero non ho mica capito se io gli piaccio almeno un po'. Sembro una 14enne, lo so.
Ma la verità è che sono immensamente felice perché il peso sullo stomaco che avevo da mesi scompare a poco a poco. Perché per quanto non mi piaccia il Natale quest'anno provo meno fastidio del solito. Perché sembra che io sia riuscita a cancellare dal mio cervello qualcuno che non vuole far più parte della mia vita. E finalmente mi sono convinta che è lui che ci perde. E per una volta lo dico senza mentire a me stessa.
E insomma sembra che io, il tizio (nuovo), i miei amici e i suoi amici rischiamo seriamente di trascorrere insieme il Capodanno. E io lo so come ci riduciamo a Capodanno. E lo so che potrei dare il peggio di me. Ma, dicono, anche lui potrebbe non essere del tutto sobrio. Vorrei evitare di fare i soliti casini alcolici, ma tanto so che ogni volta me ne convinco, me lo ripeto anche mentre sono ubriaca, ma poi finisce sempre così.
Adesso però chiudo questo post delirante da letterina di Cioè, ché è il caso di dormire. Ma dato che le letterine si concludevano sempre con una domanda, voi che dite, come faccio a far capire al tizio molto timido di cui sopra che mi interessa?
Confusa1985
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lunedì 5 dicembre 2011
Dicembre
Dalle mie parti la temperatura è insolitamente alta per essere dicembre e devo ammettere che non mi dispiace neanche un po'. Non ho mai amato il freddo eccessivo, che unito alle feste comandate mina il mio equilibrio a livelli letali. Fino ad un anno fa Natale significava tornare a casa, passare un po' di tempo con gli amici di sempre, riscoprire luoghi e sapori che potevi godere solo in quelle due settimane di vacanza. Ora è un po' diverso, sono in qualche modo tornata all'ovile, ho un lavoro molto precario che non mi consente di vivere da sola, non ho un uomo per le mani e sono convinta che passerò la sera della viglia a invidiare bonariamente gli amici che vivono fuori, sperando di seguirli presto.
Detesto l'ansia natalizia, il caos delle musiche sparate nelle strade, la frenesia dei regali. Non mi piace essere obbligata a festeggiare o a comprare, preferisco farlo quando un amico non se lo aspetta, eppure so che come sempre mi piegherò anche quest'anno alle convenzioni sociali. In tutto questo c'è il fatto che sto mangiando e ingrassando a dismisura, che sono insoddisfatta perché vorrei cambiare molte cose della mia vita. Ma si sa, il momento è quello che è, lacrime e sangue, dobbiamo fare tutti dei sacrifici. Io però mi sono affacciata alla vita "reale" da pochissimo e sono già stanca di non sapere come andrà domani, di dover sempre in qualche modo dipendere da altri. A che serve allora aver studiato e faticato tanto per raggiungere un risultato?
In questo panorama c'è anche un'altra piccola macchia nera. Devo ammettere che credevo avrebbe fatto più male. Ma forse era quello che mi ci voleva. Mi ci volevano gli insulti e i pianti per chiudere definitivamente. Mi ci voleva sapere che lui sta uscendo con un'altra, che non sa se è felice, ma per ora sta bene. Mi ci voleva sentirmi dire che io tiro fuori il peggio da lui. E sì, mi ci voleva anche che tentasse di psicanalizzarmi, cosa che odio, come se poi lui potesse permettersi di giudicare qualcuno. Ha fatto male, non lo nego. Ma dal giorno dopo ho sentito una consapevolezza nuova, per la prima volta ho avuto davvero voglia di rinnovamento senza più nessuna intenzione di guardarmi indietro. E allora ho cancellato tutte le tracce: sms, mail, messaggi di vario genere. Una soluzione drastica, ma sembra che il taglio netto funzioni. Per la prima volta in nove mesi ho realmente voglia di aria nuova. Il pensiero ogni tanto torna ancora lì, è inevitabile, non ci si cancella qualcuno dalla pelle così in fretta. Ma ho davvero voglia di sostituire quell'odore con un altro e finora non era mai successo.
martedì 29 novembre 2011
Tu che conosci il cielo
Ho dei problemi con la religione, lo sai, e non so se esiste una vita dall'altra parte. Ma questa sera, per la prima volta nella vita, credo di averla percepita. Mentre piagnucolavo fumando alla finestra mi è sembrato di sentirti. Ho sorriso, con gli occhi ancora pesti dal pianto. Proprio mentre pensavo che non valesse più la pena andare avanti, sembri essere arrivato a strattonarmi forte, a ricordarmi che sono pensieri stupidi.
E mi sono ricordata di te, che eri vicino anche se stavi così lontano. Del latte bianco freddo con lo zucchero e tu che non capivi come si potessero avere le idee così chiare a 3 anni. Pensa che oggi lo prendo ancora così, solo che è quello senza lattosio e in mezzo c'è un'intera macchinetta di caffè. Mi sono ricordata dei tuoi racconti, di te che mi ricordavi "quanto siamo intelligenti", sicuro che avrei fatto strada. Oggi vorrei dirti che quel risultato l'ho raggiunto, che sono fiera di me e so che lo saresti anche tu. Ma il mondo è strano e nessuno sembra ricevere ciò che merita. Però stasera mi hai sussurrato che ci sono un milione di cose per cui sorridere. Perché sto bene, e ho persone meravigliose accanto. Perché basta il sorriso dei miei nipoti per farmi pensare che la vita è bella. Perché quando guardo il sole o chiacchiero con le mie amiche mi convinco di essere molto fortunata. Perché in fondo ho solo 26 anni e c'è ancora tanto tempo. Perché anche se negli ultimi tempi mi sono sentita sola e ho temuto di non saper gestire tanti cambiamenti nella mia vita, basta un attimo per tornare quella che ero. E allora tutto riacquista più senso. Grazie, per quello che hai fatto stasera. Sono certa che in fondo non ti ho deluso, pensi ancora che io sia molto intelligente. Ho ripensato alle parole che ho scritto quando ti abbiamo salutato, e proprio non riuscivo a capire quando fosse il mio turno per leggere, e sono riuscita a fare casini anche quel giorno. So che le hai sentite e so che ti sono piaciute, non mi avresti regalato tanta calma per leggerle altrimenti.
Lo so, oggi non sono in grande forma, sento addosso tutta la stanchezza degli ultimi mesi e mi sembra di aver ricevuto una pugnalata da una delle persone a cui tenevo di più al mondo. Comincio ad aprire gli occhi, forse ho imparato qualche lezione. Tu però torna a scuotermi ogni volta che ce ne sarà bisogno.
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mercoledì 23 novembre 2011
E allora io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te
Ogni tanto torna la voglia di prendere il treno e venirti a dire in faccia quello che sento. Che non può andare così, non è giusto, non era quello che mi avevi promesso. Succede sempre quando non sto bene, quando sono stanca o stressata e avrei bisogno del tuo ottimismo e di un abbraccio fortissimo. Succede quando mi sbucano le foto dei tuoi viaggi e mi vedo camminarti accanto in città sconosciute. Succede quando qualcuno parla di te, casualmente, senza nemmeno accorgersi che ogni volta è una fitta al cuore. La verità me l'ha sbattuta in faccia una delle mie migliori amiche stasera: "non dire cazzate, non ti è passata per niente". Eppure credevo di essere impassibile. Credevo che bastasse non vederti e non parlarti per dimenticare. Non è così, se dopo quasi 9 mesi sono ancora in queste condizioni. E dire che ho fatto di tutto per cancellarti. Io ci ho provato a distrarmi, lo sai anche tu. Me l'hai detto tu che "sono sempre la solita", che appena mi hai mollato sono tornata la solita pazza che si annoia dei maschi a scadenza più o meno regolare. Si dà il caso che nessuno sia come te. Nessuno ha la tua sensibilità e intelligenza. Nessuno mi tiene la mano quando ho paura, nessuno mi rassicura che andrà tutto bene anche questa volta. Con nessuno fare l'amore è così speciale, con nessuno riesco a dormire perfettamente incastrata come due pezzi di un puzzle. Nessuno mi diverte quanto te. Poi stasera un'amica mi ha parlato di quel libro, quello che ci ha legati casualmente fin dall'inizio, quello che ho finito di leggere un giorno d'inverno dopo averti salutato. Era l'ultima volta che facevo quel viaggio, ma ancora non lo sapevo. Ho letto l'ultima pagina con una grande malinconia addosso, ti ho mandato un messaggino, ma ancora non lo sapevo. Che dopo pochi giorni sarebbe tutto finito, che dopo molti mesi avrei ricordato ogni momento di quella giornata, persino gli orecchini che indossavo, persino che tu ti ricordassi che la sera prima te ne avevo fatto scegliere un altro paio, che però non stava bene col colore della maglia. Ho questo vizio io, di ricordarmi i particolari inutili. Eppure sono proprio quelli che fanno più male. Perché adesso che mi sento sola, adesso che avrei bisogno della tua carica, io non riesco a smettere di pensarci. E vorrei solo stare tra le tue braccia, ascoltando De André con una sigaretta in mano. E ti direi "vorrei che mi guardassi sempre come in questo momento". E tu mi risponderesti "cerca di essere sempre come sei in questo momento". Bene, sai una cosa? Io lo sono, sono ancora come ero allora. Rifarei tutto dall'inizio, ti lascerei entrare nella mia vita ancora un milione di volte. Ma tu non ci sei più. So esattamente il momento in cui ti ho perso, l'ho letto sulla tua faccia. Ora però mi sembra di non aver bisogno di altro, che di te. Fa male, non immagini quanto, sapere che non si torna indietro. E tu guarda se per colpa tua devo rovinarmi uno dei momenti più importanti della mia vita.
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venerdì 18 novembre 2011
26
Qualche giorno fa ho compiuto gli anni. Ventisei. E comincio a realizzare solo ora che sono assai lontana dai miei 20 anni ubriachi e spensierati e mi sto velocemente avvicinando ai 30. Trenta. La generazione che mi sembrava così lontana giusto dieci anni fa, quando in quel cinema di una località di mare ho visto "L'ultimo bacio" e ho pensato "chissà dove sarò io a quasi 30 anni?".
Ecco, a quasi30anni-anzi26, non sono esattamente dovrei avrei sperato. Ho un paio di lauree e un master per decorare il muro con pergamene decorate. Ho qualche storia sbagliata dietro le spalle, una più sbagliata delle altre. Ho moltissimi conoscenti e pochi amici veri, ma mi ritengo immensamente fortunata. Ho due lavoretti molto precari, che non mi permettono di lasciare casa di mamma e papà. Ho un ex fidanzato che nella giornata del mio compleanno mi ha mandato due sms e mi ha chiamato appena uscito dall'ufficio, fermandosi in macchina nel parcheggio, hai visto mai che io scappassi. Un ex fidanzato che dice che no, non possiamo stare insieme, ma poi ricorda tutte le mie scadenze importanti e quando ho l'influenza mi scrive per sapere se sono guarita. Un ex fidanzato con cui si finisce inevitabilmente a parlare di sesso, di quanto fossimo belli noi due insieme. Un ex fidanzato che mi chiede se dall'ultima volta che abbiamo parlato sono stata a letto con qualcuno, e si rallegra per il mio no.
Ecco, se dieci anni fa mi avessero chiesto dove sarei stata a 26 anni, non mi sarei di certo vista qui. A combattere con il mio misero stipendio, a chiedermi perché una persona può essere tanto limpida e complicata insieme, a desiderare fortissimo di essere altrove, di resettarmi il cervello. Avrei risposto che sì, mi sarei vista laureata, con un fidanzato mediamente attraente e molto intelligente, di certo non nella mia ridente cittadina natale a correre da una parte all'altra come una pazza.
C'è qualcosa di molto ingiusto in tutto questo, è ingiusto nei miei confronti e nei confronti delle molte, troppe persone che si sono impegnate per dare il massimo. La maturità con un voto buono, la triennale nei tempi, la specialistica prestissimo, che ho fretta di finire. Due anni di master, ché questa società bisogna affrontarla con la giusta preparazione e con tutti questi titoli "tu precaria non finirai mai, sei troppo sveglia, meriti il successo".
Decisamente, dieci anni dopo sono dalla parte opposta rispetto a dove mi sarei immaginata la sera della mia sedicesima festa di compleanno (era un sabato, compito di storia dell'arte al mattino e festa a sorpresa degli amici la sera: sì, lo ricordo perfettamente perché è stato uno dei compleanni più belli e sì, ho molta memoria per le cose inutili). Quella sera ho bevuto uno dei miei primi amari Montenegro e mi sono sentita, finalmente, "grande". Pensavo che finalmente mi avrebbero preso sul serio, che forse i miei genitori avrebbero allungato il coprifuoco, che potevo iniziare a dire/fare/pensare, perché a 16 anni non sei più come a 15, ancora troppo vicina ai 14. A 16 anni cominci a guardare ai 18, alla patente, al libretto delle giustificazioni, al diploma e all'università. A 16 anni non ci pensi che 365 giorni passano in un attimo e scorrono dieci volte senza che tu riesca ad accorgertene.
Ma io per ora non ci voglio pensare. Voglio continuare, ancora per qualche giorno, a respirare la felicità della sera dei miei 16 anni. Il profumo nuovo, il Montenegro, gli amici, il "chissà come saremo fra dieci anni". Anche se uso lo stesso profumo di Calvin Klein da quattro anni, anche se ho bevuto migliaia di amari (e molto altro), anche se alcuni degli amici dell'epoca sono stati allontanati dalla vita (ma qualcuno, per fortuna, è rimasto vicinissimo a me). Voglio ancora sorridere, godermi i regali e la cena, pensare che ho ancora molto, moltissimo tempo per dire/fare/pensare/decidere. In fondo l'aspettativa di vita è sempre più lunga e io sono praticamente una teenager, no?
venerdì 11 novembre 2011
Libido e altre storie
A me mica l'aveva detto, il medico, che la mononucleosi porta anche un incredibile calo della libido. Che poi in fondo è meglio così, che di uomini appetibili all'orizzonte ce ne sono pochi. A parte lo sgrammaticato, che sabato sera mi si è dichiarato sul divanetto di una discoteca semivuota tentando di ottenere qualcosa facendomi bere. E niente, non la smetteva, nonostante io stessi chiacchierando con la mia amica e gli abbia spiegato chiaramente che no, non ce n'è, in questo periodo non ho proprio voglia di sentire nessuno. Ah, poi c'è il mio ex ragazzo che mi manda messaggi a doppio senso e insiste che devo andare a prendermi il mio regalo. Ma mica ho ben capito se mi prende in giro o fa sul serio. La teoria più accreditata è che, dato che sta perdendo capelli, ha bisogno di sicurezza. E ad ogni centimetro di stempiatura corrisponde l'aumento dell'aria da uomo che non deve chiedere mai. Le persone cambiano. Ma io preferisco non pensarci, perché mi sale il sangue al cervello.
Nel frattempo l'Italia sta per cadere a rotoli, ma almeno ci stiamo per liberare di Berlusconi, che io odio e ho sempre odiato. In fondo, però, mi fa pena. E' pur sempre un uomo anziano che credeva di essere invincibile e sta perdendo tutto. Un po' come i matti dei film che credono di essere Napoleone. In fondo ho un cuore anch'io, basta solo saperlo scoprire.
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domenica 6 novembre 2011
Ode to my family
Non ho più molte parole. Per la mia salute zoppicante, per i miei sentimenti non corrisposti, per l'assoluta precarietà del mio lavoro e la miseria della mia paga.
Per questa Italia, governata da una classe politica indegna, dove si muore per una perturbazione atmosferica e i più si indignano per il rinvio di una partita di calcio.
Poi però ho parlato con un'amica. Una di quelle perle che capitano nella tua vita per caso e tu ti senti, nonostante tutto, fortunatissima. Le ho detto che mi piace il ragazzo che sta frequentando. E' carino, educato, simpatico, intelligente e rispettoso. E lei mi ha detto che potrebbero anche sposarsi, e che il mio posto da testimone è assicurato. Ho sorriso e mi sono commossa.
Perché nonostante la vita sia spesso complicata e difficile, per fortuna esistono persone che ti stanno vicino. A prescindere dalle cavolate che fai, dallo stato in cui sei, dalle lacrime che versi. Loro si mettono lì, ti stringono la mano, ti offrono un aperitivo, ti lasciano parlare, ti fanno i capelli e ti truccano per farti sentire meglio. Sono queste persone che ti fanno pensare che la vita, nonostante tutto, è piena di cose belle degne di essere godute fino in fondo.
E spesso mi scordo che di amiche - e di un amico - così ne ho più di quante potessi sperare. E' che ho una rumorosa famiglia allargata, due sorelle un po' fuori di testa, due genitori che mi hanno regalato un'educazione di cui vado fiera, due nipoti bellissimi, due cognati pazienti e disponibili. Quando penso che mi manca qualcosa di grande che non ho più, dovrei ricordarmi un po' più spesso del tesoro prezioso che ho. E che rimane nonostante i difetti, gli sbalzi d'umore e l'insoddisfazione.
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mercoledì 2 novembre 2011
Anniversari
Sono passati due anni esatti da quando ho mollato l'uomo più spregevole che abbia mai incontrato.
E proprio oggi ho venduto su eBay il suo ultimo regalo, un iPod (usato) che aveva già riempito di canzoni sostenendo che dopo quello non potevo non rimettermi con lui. Ricordo perfettamente quella sera del 2 novembre. Ricordo dov'ero seduta mentre gli parlavo, le sue lacrime, i suoi tentativi di riattaccare qualcosa che era da buttare da mesi. E ricordo che appena se n'è andato sbattendo la porta sono andata in cucina, ho acceso la televisione e ho finito la serata a ridere guardando la Gialappa's. Mi sentivo leggera e serena, come se mi fossi liberata di un peso soffocante. Non sono mai stata tanto tranquilla in vita mia. Ero di nuovo libera, con una vita da scrivere davanti. Per la prima volta ero realmente convinta di poter stare meglio senza di lui. E infatti nelle settimane successive mi sono goduta la ritrovata libertà dandomi agli eccessi. Nonostante fossi sotto tesi sono uscita e ho bevuto troppo per una settimana di fila. Mi sono goduta le amiche, andare a ballare senza pensieri, fare la stupida e baciare qualche ragazzo.
Non è stato facile, ci sono stati strascichi conditi da scenate, insulti, minacce. Ogni volta che mi sapeva in giro mi mandava sms per tentare di farmi sentire in colpa, ha fatto follie di ogni genere. Non perché gli importasse davvero di me, ma perché non sopportava di essere stato mollato, di non potermi più manipolare. Io non mi sono mai pentita. Neppure per un attimo m'è passato per la mente di tornare indietro. Una volta trovata la forza sono riuscita ad uscirne, col terrore folle di incontrare un altro uguale o peggio di lui. Poi ho conosciuto una delle persone migliori del mondo e ci sono caduta con tutte le scarpe. Peccato che stavolta sia stato lui a troncare. Forse è vero che non sono adatta alle storie semplici e normali, che troppa felicità mi dà alla testa e non riesco a gestirla. E anche se ho perso quello che volevo (e voglio), pensare di essermi liberata di un peso tanto grande è una gioia impagabile.
E adesso voglio ricominciare da questi ricordi. Dal giorno in cui mi sono sentita forte come poche altre volte. Ho di nuovo un gran bisogno di andare avanti, di ricordarmi quanto possa essere grande e di non dimenticare che, anche quando credevo che tutto fosse finito, anche quando temevo di non meritare più nulla, la vita mi ha riservato cose meravigliose. Allora avevo toccato il fondo e sono stata in grado di risollevarmi. Ora mi basta solo convincermi che io sono meravigliosa, se voglio.
martedì 1 novembre 2011
need a life
Credo di aver ampiamente parlato di che razza di catorcio mi senta in questo periodo. Per fortuna ci sono lo smalto rosso, le serate rigeneranti con gli amici e sms carini di qualcuno che non ha capito che se non vuole che pensi a lui come al mio "fidanzato perduto che un giorno tornerà" deve smetterla di comunicare con me.
A parte questo, ho capito di avere urgente bisogno di una vita. Non solo perché so tutto di Sos Tata, Case da incubo, Cambio moglie e altri allegri programmi di Real Time, mentre le mie amiche a malapena ne conoscono uno. Ma soprattutto perché faccio sogni assurdi al limite della decenza. La scorsa notte, per esempio, ho sognato un ragazzo (lo chiameremo D.) che ho visto due volte nella vita, coinquilino di un mio amico. E' vero che m'era piaciuto un bel po'. E' vero che sono mesi che manco ad ogni serata in cui è presente e non riesco mai a rivederlo. Ma sognare di trascorrere una serata a baciarlo mi sembra un po' eccessivo. Quindi ben vengano diversivi che non siano lavori precari, famiglia, abbuffate ed ex fidanzati. Ma mica solo ex miei, anche ex delle altre. Che poi le ex sono ingombranti, io divento violenta e gelosa e il mio idillio si incrina.
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domenica 30 ottobre 2011
Io e te*
"Non posso negare che tra noi ci sia una grande intesa, non solo fisica. Spesso ho pensato di chiamarti, di invitarti da me per il weekend. Se ti vedessi sarebbe difficile non saltarti addosso. Ma sarebbe solo quello. Finita la passione ti manderei via. Non voglio che ricominci tutto, con te stavo benissimo, ma ora ricordo solo i momenti belli. Ho dimenticato anche quando mi sentivo soffocare, quando rabbrividivo a leggere il tuo nome sul telefono. Mi piacevi molto, mi piaci ancora. Sono andato solo con una dopo di te, ma non è la stessa cosa. Sai che non mi piace fare paragoni, ma con te era tutto diverso. Il sesso con te mi dava sensazioni mai provate. E dopo il sesso parlavamo di tutto, per ore, e io stavo bene. Ti voglio bene, ti ricordo sempre con piacere. Ma non ricomincerà, mai. Non ci credo che non troverai mai uno come me. Vorrei davvero venire a letto con te, ci ho pensato molto. Ma per te non sarebbe la cosa giusta. Te l'ho già detto, sembra che tu non voglia capire. Io non torno indietro, quello che è chiuso è chiuso. L'ho fatto solo una volta e ho sbagliato. Forse è vero che in qualche modo sconti gli errori di un'altra. Abbiamo una grande intesa, ma non c'è più niente"
Sembra tutto finito. Non c'è molto più chiaro di così. Eppure a me sembra non filare. Non sono davvero così disperata. Solo è difficile rinunciare a qualcosa che sai che potrebbe renderti felice come poco altro al mondo. E no, di persone come te ne esistono poche. Mi manchi, non riesco a negarlo più nemmeno a me stessa.
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sabato 29 ottobre 2011
Progetti di vita. In teoria.
Non è che capisca molto in questo periodo, ma gli oroscopi consultati (Brezsny e Paolo Fox, ché non è vero, ma non si sa mai) dicono che a novembre andrà meglio.
Lavoro più del solito, dormo poco, sono ancora un po' malaticcia. Ho deciso di chiudere con gli uomini e sto battendo il mio personale record di disinteresse nei confronti del mondo maschile. A parte il solito tarlo che mi rode in testa, che sono sempre più convinta essere l'uomo della mia vita, l'unico possibile padre di miei eventuali figli, l'unico con cui mi sveglierei ogni mattina di buonumore, non fosse altro perché mi riempirebbe di spremute d'arancia e fette biscottate di Nutella spalmata di suo pugno. Lui non sa di questi miei progetti, lui pensa che tra noi non ci sarà più niente, ma sono convinta che un giorno aprirà gli occhi. Non so come, non so quando, ma sono certa che succederà.
A parte questo tiro sole, mangio e festeggio troppo e troppe cose. Ma non credo di aver mai avuto chiaro come in questo periodo quello che voglio. Ho una lucidità che non avevo mai sperimentato, e forse è questo che succede quando stai per compiere 26 anni (ma facciamo 25 + 1) e in fondo dovresti aver raggiunto una qualche maturità. Nella mia testa fila tutto alla perfezione, finalmente so quali sono i miei obiettivi, con chi voglio trascorrere la vita e persino in che città abitare.
Rimane solo qualche piccolo particolare da definire. Un lavoro con uno stipendio vero che mi consenta di trasferirmi dove desidero. E, dettaglio ancora più irrilevante, l'uomo che voglio. Noi siamo anime gemelle, solo che lui ancora non lo sa. Quindi, esiste una ricetta per dare alla mia vita la direzione che voglio? In fondo si sa che gli uomini sono sempre un po' tardi, lui e i responsabili delle aziende a cui spammo i miei curriculum non sono da meno. Avrò la mia rivincita, ne sono certa. Per ora faccio fioretti e pratico l'astinenza, sperando che una qualche divinità mi aiuti. Se poi nel frattempo avete un consiglio per affrettare i tempi, ve ne sarò grata per l'eternità.
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martedì 25 ottobre 2011
L'aria rarefatta non produce odore, non mi cambia più l'umore*
Avrei voluto abbracciarti oggi, stringerti fortissimo, affondare il naso nel tuo collo e nel tuo profumo e lasciarti piangere. Odio questa giornata, odio la mia sindrome premestruale o qualunque cosa sia che oggi ha reso il mio umore nero, nonostante sia reduce da giorni e da notizie positive. Odio non riuscire a trovare un lavoro lontano da qui. Odio che tu mi abbia detto che sono figa con il mio nuovo taglio. Odio che tu mi abbia comprato una t-shirt mentre eri fuori per il weekend e ora debba trovare un modo per darmela. Odio che sia andata così. Odio che siamo ancora qui a dirci che sarebbe bastato incontrarsi in un altro momento o essere più vicini per essere ancora come quella mattina a colazione con la nebbia fuori e la Nutella sulle fette biscottate. E posso mentire a chiunque, ma se ogni tanto mi torni così prepotentemente in mente, non riesco ad andare avanti. Perché nessuno è come te. Nessuno avrebbe tante attenzioni per me, ancora oggi. Nessuno scriverebbe come fai tu. Nessuno ammetterebbe che non vuole stare al lavoro, ma tornare a casa a piangere in pace. Nessuno mi ha mai resa tanto felice e temo di non poterlo essere mai più. Avrei voluto festeggiare anche con te i miei risultati. Sei uno dei pochi che ha capito l'importanza dei miei sogni e la testardaggine con cui sto cercando di realizzarli. Avrei voluto averti accanto ancora a lungo, per riuscire a farmi tornare il sorriso anche in giornate così. E a non farmi pensare di voler cancellare tutto e ricominciare da zero.
Ma forse domani mi passa.
* http://www.youtube.com/watch?v=9sbb74OEVa0
domenica 16 ottobre 2011
Lei, lui e i nazisti grammaticali
Lei aveva quasi 26 anni, leggeva da quando ne aveva 4, scriveva senza errori dalla quarta elementare, era precaria. Negli ultimi 10 mesi era stata mollata dal fidanzato migliore che potesse trovare, aveva avuto una serie di storie per tamponare il dolore, aveva fatto un esame importante, aveva preso - dulcis in fundo - la mononucleosi. E chissà dove, poi, visto che l'unico con cui aveva contatti ravvicinati godeva, in apparenza, di ottima salute, e lei pensava di essere scampata al pericolo dopo i 18 anni. Lei non voleva rapporti seri, se non con il fidanzato di cui sopra, e soprattutto non voleva dare spiegazioni a nessuno sulla sua vita.
Lui di anni ne aveva 30. Aveva un lavoro vero, stabile, per cui non servivano qualifiche particolari, ma ogni mese riceveva una stipendio vero. Lui la riempiva di sms e attenzioni, l'aveva invitata a cena, tormentava una delle migliori amiche di lei per averne notizie. Lui era lanciatissimo, credeva che tra loro "ci fosse qualcosa" e glielo scriveva, nonostante il proverbiale distacco di lei. Lui diceva di non capire e lei aveva tentato di rendere chiara la cosa: ok, ceniamo insieme, beviamoci, divertiamoci. Ma non verrò a letto con te, non è sicuro che succederà qualcosa, quella serata potrebbe rimanere isolata e concludersi con un bacio sulla guancia e buonanotte. E non solo per la mononucleosi, lei lo giurava, che forse avvicinandosi ai 30 anni aveva capito che è meglio non infilarsi in situazioni pesanti.
Lui, comunque, stava già peggiorando la sua situazione con la pesantezza e l'insistenza. Fino a che, un giorno, aveva scritto la parola propio in un sms. Proprio così. E un errore ci può stare, che con questi touch screen ogni tanto ti scappano le lettere, e lo sapeva bene lei, che non riusciva ad arrendersi all'iPhone per colpa delle sue dita tozze. Poi, però, era arrivato un altro sms. Ancora propio. E lei non sapeva mica se a quel punto poteva perdonarlo, lei che dell'italiano corretto aveva fatto una crociata, lei avida lettrice e scrittrice, lei che aveva sempre giurato a se stessa di non uscire mai - mai - con uno che sbagliasse i congiuntivi. Questo non era previsto, tutte gli imperativi morali vacillavano, questo era persino peggio dei congiuntivi, cavolo, non li leggi i giornali (no), non ascolti le telecronache delle partite, non ti accorgi dell'avvolgente suono della R?
E lei a questo punto era sempre più perplessa. Perché va bene che stare da sola a volte è pesante, che la domenica pomeriggio, con questo freddo, era abituata a stare con lui o ad accompagnarlo in stazione. Ma dare spazio ad uno sgrammaticato non sarebbe come violare il proprio codice etico? Sono dilemmi seri, soprattutto per una in preda alla mononucleosi e alla pressione bassa, che aveva abbandonato una festa a base di vino con gli amici dell'università per farsi riportare a casa, debole e stanca.
sabato 8 ottobre 2011
Sciatteria femminina
Ieri per lavoro sono stata in una scuola di danza. C'erano delle foto da fare, tutte le allieve erano pronte con il body e i collant rosa, le scarpette e lo chignon. Io, alla loro età, ero una di quelle bambine con il culo pesante che cadeva ogni cinque passi e strappava le calze colorate appena indossate. Cos'è cambiato? In realtà molto poco, solo che ora ho la scusa di essere sbronza e le calze non le strappo più (non sempre almeno).
Tornando al punto, ad accompagnare le bambine c'era una marea di madri. Alcune giovani, altre meno, alcune curate, altre palesemente esaurite. Una m'ha colpito in maniera particolare. Una donna che non avrà avuto più di 40 anni, portati malissimo, con una tinta malmessa, i capelli sporchi raccolti in una pinza tipo quelle da parrucchiere e le ciabatte ai piedi. Non ciabattine normali, carine da vedere. Quelle da casa, pelose con la zeppa, che lasciano le dita di fuori. Sotto, ovviamente, non mancavano i gambaletti color carne antisesso. Devo aver fatto una faccia oscena perché la maestra di danza s'è quasi scusata spiegando che "la signora abita qui di fronte".
Io non sono mai stata quella che si trucca anche per andare a comprare il pane, anzi. Più di una volta sono scesa a prendere le sigarette con il pigiama e il giaccone sopra (cosa dovessi fare con le sigarette ancora prima di riuscirmi a vestire è un mistero). Capisco la comodità, i ritmi frenetici, il sentirsi di casa. Ma, cielo, non puoi diventare così sciatta soltanto perché abiti qui di fronte. Non puoi uscire in ciabatte, attraversare la strada in quello stato e farti vedere da tutte le amichette di tua figlia così. Non puoi ridurti ad essere semplicemente il contenitore che sforna figli e addio femminilità.
Forse parlo così perché sono ancora giovane (?) e non ho nessuna intenzione, per ora almeno, di sacrificare la mia vita per qualche pupo. Ma poi ci credo che i mariti cercano altrove il sesso e le attenzioni. Questa non è affatto una legittimazione a tradire e sono del tutto contraria all'idea della donna come geisha accondiscendente e sempre perfetta, non sarei mai in grado di farlo. Ma non si può sposare una pantera del ribaltabile e ritrovarsi in pochi anni con una chioccia sovrappeso. Prima che madre sei pur sempre una donna, cerca almeno di conservare quel minimo di cura che devi a te stessa.
domenica 11 settembre 2011
Friend with benefits*
Ispirata da questo post di Polly e da alcune mie vicende personali, ho iniziato a riflettere sulla figura del trombamico. Il mio, al momento, è ottimo sulla carta, ma ha una serie di particolarità che proprio non mi vanno giù e sono per questo certa che non potrei mai, e dico mai, innamorarmene. Ma dato che la frase che mi sono sentita ripetere più spesso negli ultimi mesi è "mai dire mai", preferisco pensare di aver imparato qualche lezione e di essere, finalmente, diventata grande.
Il segreto sta, come già ampiamente documentato da Polly, nello scegliersi un trombamico con un difetto evidente. Naturalmente una discreta abilità amatoria è la prima qualità, altrimenti che trombamico sarebbe? Il mio, poi, è carino il giusto, divertente, gentile. Fa un bel lavoro, offre spesso e volentieri (soprattutto alcolici), mi insegna un sacco di cose sul mare. La nostra attività preferita, oltre a quella da cui la definizione di trombamico, è commentare l'abbigliamento tamarro di certe persone e minacciarci l'un l'altra "ora te lo/la presento e dico che ti piace".
Ovviamente c'è un ma, altrimenti me lo sarei già accaparrato come fidanzato. Spesso il suo sarcasmo è fin troppo pesante, o meglio io sono assonnata e/o ubriaca e mi offendo per battute che non capisco. Inoltre il tipo in questione è dedito a vizi non del tutto legali, che alla lunga mi mettono a disagio. Una di quelle cose che ti fa pensare "non lo presenterei mai a mia madre, non potrebbe mai essere il padre dei miei figli". Non che io abbia un desiderio di maternità o di monogamia, sia chiaro. Last, but not least, il mio trombamico sparisce per giorni e settimane intere. Non ci ho mai dato grande peso, anche se ammetto di essermi chiesta il perché di un atteggiamento tanto sfuggente. Ieri, complice qualche mojito di troppo, ho avuto la risposta. Io gli piaccio, tanto. Altrimenti, dice, non mi avrebbe presentato i suoi amici, né mi lascerebbe dormire a casa sua, né mi bacerebbe davanti ad altre persone (ma questo, sia chiaro, non è un tratto comune da trombamico). Per questo si forza per vedermi saltuariamente e far durare la nostra "amicizia con benefici" il più a lungo possibile. Perché stiamo bene insieme, ma pensa che potrebbe iniziare a provare qualcosa per me. Così preferisce tenersi un po' disparte per non rovinarmi la vita, perché sa che me la renderebbe impossibile come ipotetico fidanzato.
Dopo queste parole mi sono quasi commossa. Ho trovato la ricetta perfetta. Un trombamico che ride a questa definizione e accetta di stabilire dei confini e delle regole. Un uomo con cui mi diverto, a cui non devo nessuna spiegazione, che mi va a comprare persino le sigarette se glielo chiedo. Uno che nella sua follia è così razionale da dimostrare di tenere al mio benessere molto più di quanto ci abbiano tenuto ex fidanzati di vario genere. Forse non durerà, forse è troppo bello per essere vero. Forse con il tempo non tollererò i suoi difetti nemmeno in questo particolare tipo di rapporto così distaccato. Ma per ora mi va bene così.
Non so se la ricetta sia proprio questa, se funziona sempre così. So che per me, che tendo a partire in quarta e a farmi trascinare dalle emozioni, è la ricetta giusta. Nel resto dei casi, credo sia necessario saper dosare tutti gli ingredienti. Ma a mio parere mai, e dico mai, è lecito andare a letto con un berlusconiano. C'è un limite a tutto.
* Intitolare un post "trombamico" non mi sembrava carino, così ho deciso di usare il corrispettivo anglofono
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mercoledì 7 settembre 2011
Donne servizievoli o vittime?
Le persone con cui ho frequentato il liceo, a parte pochissime eccezioni, non sono mai state dotate di grande sanità mentale (me compresa!). C'era quella che si tagliava le braccia, quella che piangeva per non farsi interrogare in storia, quella che dichiarava di amare Berlusconi e bramarlo fisicamente. C'era il tizio manesco che non si lavava, quello a cui piaceva il sesso sadomaso, il fanatico sportivo sparito dopo la maturità. Poi c'era lei, la chiameremo Alba, che all'apparenza sembrava normale. Piccolina, carina, non particolarmente brillante o studiosa, una persona senza eccessi, nella media. Un giorno, però, mi ha confidato di comprare ogni tanto un pacchetto di sigarette da 10, pur non essendo una fumatrice, "perché se un ragazzo carino me ne chiede una almeno posso offrirgliela". Ecco, Alba era una sottomessa, della peggior specie. Dentro di me, all'epoca, l'ho criticata in malo modo "perché guarda tu se dobbiamo piegarci così ai desideri dei maschi, io sono emancipata e moderna, non mi farò condizionare da loro". Oggi, circa dieci anni dopo, è finita che Alba ha lo stesso ragazzo trovato poco dopo quella conversazione, mentre io. Io. Dai su, non c'è bisogno di ricominciare la tiritera sui miei rapporti con i maschi....
Forse la mia è una visione un po' esagerata e certamente le mie riflessioni sono molto semplicistiche. Si potrebbe parlare per ore ed ore di quanto l'educazione, i media e la società influenzino i modelli di comportamento delle bambine, basta andare in un qualunque negozio di abbigliamento o di giocattoli per accorgersene. Quando ero ragazzina, a tavola, ho discusso con mia nonna che voleva obbligarmi a mangiare chissà cosa "perché le femmine devono mangiare tutto". E' vero, lei aveva più di 80 anni ed aveva la mia età negli anni Trenta. Ma da allora mi sono data un imperativo: non devo fare nulla per compiacere un maschio o per incarnare il mio "ruolo sociale", devo farlo solo per me. In realtà non penso di esserci riuscita del tutto. Non credo che le cerette, una passata di rossetto, una spruzzata di profumo, l'acquisto di certi abiti o persino determinati atteggiamenti civettuoli fossero tutti per me. Ma voglio avere la presunzione di essere in qualche modo libera da alcune sciocche convenzioni. Farò orrore a molti, ma la gran parte delle volte, anche in dolce compagnia, ho mutande e reggiseno spaiati, non sono truccata e i miei capelli non sono perfettamente in ordine. Sono gesti infantili e probabilmente qualcuno penserà che sono sciatta. Ma voglio continuare ad illudermi che siano una sorta di mia ribellione a questo sistema di wannabe veline.
Poi, va bè, il trombamico mi chiede di uscire venerdì, ovvero fra quattro giorni, e subito il cervello inizia a passare mentalmente in rassegna il guardaroba per decidere cosa indossare, per essere carina, ma non troppo in tiro, per non dargli l'impressione che mi sono ripulita per lui. Ma questa è solo facciata, poi con lui parlo della sua vacanza in barca e gli chiedo come si fa a risolvere il problema cacca...
Poi, va bè, il trombamico mi chiede di uscire venerdì, ovvero fra quattro giorni, e subito il cervello inizia a passare mentalmente in rassegna il guardaroba per decidere cosa indossare, per essere carina, ma non troppo in tiro, per non dargli l'impressione che mi sono ripulita per lui. Ma questa è solo facciata, poi con lui parlo della sua vacanza in barca e gli chiedo come si fa a risolvere il problema cacca...
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lunedì 5 settembre 2011
Storia d'amore di un'altra vita
Non avremmo mai potuto trascorrere la vita insieme. Mi avresti portato ogni estate in montagna, a camminare e sudare. Io che sono pigra fino all'inverosimile e adoro il mare, il sole, la salsedine sulla pelle. Mi avresti obbligato ad andare a correre alle 19, l'ora dello spritz, delle patatine e delle chiacchiere libere e un po' brille. Avresti insistito per insegnarmi a sciare, e io no, che ho le ginocchia storte e sono freddolosa e ho paura di farmi male.
La domenica mattina mi avresti svegliato prima delle 10, che dopo non sta bene, e magari mi avresti preparato anche la colazione. Succo d'arancia e Nutella, per farmi ingrassare ancora di più. Mi avresti fatto raffiche di domande prima che io bevessi la mia dose formato famiglia di caffè. E ti ci vedo, a fare la spesa alla Coop. "Ho dimenticato il caffè, ma ho trovato la Nutella da 3 kg". Ti saresti dimenticato che non posso mangiare il formaggio e la panna e ne avresti acquistati in quantità esagerate.
Avresti certamente preso in giro le mie lacrime di fronte a Roberto Saviano e la mia passione per il rosa e i miei bagagli esagerati. Mi avresti detto che sono un'alcolizzata, che ogni mio aneddoto divertente inizia con "Ero ubriaca". Avresti bruciato tutti i miei dischi preferiti "che a me questi gruppetti italiani non piacciono" e la t-shirt degli Afterhours.
Sì, va bé, insieme avremmo cantato De André e letto Internazionale e girato per il mondo con la macchina fotografica e l'iPod ballando ska stando attenti a non rimanere mai senza sigarette. Ma io quella tua amica lamentosa e il tuo berretto di lana, in tutta sincerità, non li avrei tollerati per la vita.
"Mi piaci, mi piaci davvero. E' il momento sbagliato". Sì, in un'altra vita, magari.
giovedì 1 settembre 2011
Settembre
Se dovessi dare un odore all'ultimo mese, sarebbe quello della pelle bagnata dall'acqua di mare, su cui ancora resiste il profumo della crema solare.
Se dovessi scegliere un sapore, sarebbe quello delle linguine allo scoglio e della birra ghiacciata.
Se dovessi mettere da parte un'immagine, sarebbe quella della mia pelle abbronzatissima, dei sorrisi sinceri delle mie amiche, che ogni stagione sono sempre le stesse, da anni.
Se dovessi conservare un suono, sarebbero le nostre risate, le canzoni che abbiamo ballato, quelle che abbiamo stonato e tutti i pettegolezzi che ci hanno accompagnato.
Voglio che questi ricordi mi accompagnino fino a giugno prossimo. Voglio poterli recuperare ogni volta che ne avrò bisogno, ogni mattina in cui il cielo sarà troppo grigio e la mia pelle troppo spenta. Voglio potermici curare ogni ferita e ogni lacrima. Voglio usarli come talismano per i prossimi mesi, che potrebbero cambiare la mia vita o farmi restare incatenata qui per sempre. Voglio avere un promemoria efficace che mi rammenti che nessuna sconfitta riuscirà mai a togliermi tutto questo. L'amore della famiglia, i pranzi della domenica ancora rintronata dagli eccessi del sabato sera e "prendi che si fredda" e "zia vieni a giocare con me" e "dai stasera andiamo a ballare e guido io così tu puoi bere" e "amiche meno male che ci siete voi".
Poi vabbè, ci sono un trombamico niente male, le sagre, i concerti, il cibo, le sbronze, le chiacchiere fino a tardi, i danni, le ferite di guerra. E tutto il resto sembra perdere senso. Non può esserci più spazio per chi tiene a me solo a parole. Sono i fatti a costruire i rapporti e adesso so di averne bisogno più che mai. Settembre è arrivato, e adesso comincia il bello.
E no, chiamarmi mentre paghi alla cassa automatica della Coop perché avevi voglia di salutarmi, caro mio, non è per niente sintomo di affetto. Quindi puoi beatamente andare a farti fottere: tu, la Coop, il salame e i tuoi messaggi finto-simpatici dei miei stivali.
(il post era troppo delicato per non essere sporcato dalla mia solita vena camionistica)
E no, chiamarmi mentre paghi alla cassa automatica della Coop perché avevi voglia di salutarmi, caro mio, non è per niente sintomo di affetto. Quindi puoi beatamente andare a farti fottere: tu, la Coop, il salame e i tuoi messaggi finto-simpatici dei miei stivali.
(il post era troppo delicato per non essere sporcato dalla mia solita vena camionistica)
sabato 13 agosto 2011
Vacanze
Tempo di valigia e vacanze. Metabolizzo incontri, sensazioni e odori. Non so ancora molto, se non che qualche decina di chilometri basta a cancellare una lontananza fisica e mentale di mesi. E la confusione aumenta. Per ora, però, mi godo gli amici, il sole, il mare e l'incredibile quantità di mojito che riuscirò ad ingerire. Buon Ferragosto.
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