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giovedì 22 dicembre 2011

Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
ti scrivo oggi perché domani tornano le mie amiche e voglio ubriacarmi come una pigna, visto che non siamo tutte insieme da agosto.
Caro Babbo, l'anno scorso, più o meno di questi tempi, ti avevo chiesto di far bruciare tutti i miei ex in un grande rogo nel mio giardino. Non è successo. A quel folto gruppo, guarda un po', se n'è aggiunto un altro. Che, diciamocelo, potevi anche risparmiarmi. Ma chissà come, caro Babbo malefico, mi sono ripresa anche questo Natale. A parte l'ansia per i regali, ché io sono sicura anche quando penso di aver trovato un regalo fighissimo. Ma torniamo a noi. Oggi mi hanno detto che sono troppo polemica, io direi che ho uno spiccato senso critico: è ben diverso. Dunque non ti farò richieste che implichino dolore fisico ad altri.
Caro Babbo, io vorrei un lavoro vero. Uno stipendio quantomeno decente, ferie, diritti. E per favore, dì agli amici che si lamentano che almeno loro hanno avuto una tredicesima. A me pagano a 30 giorni, una miseria, e si lavora fino al 23 e il 26 si ricomincia. Ma secondo te questi lamentosi lo capiscono? Sai già la risposta.
Poi, Babbo, fammi venire una colica, una gastrite, un virus intestinale. Sto diventando un bidone e se continuo così non avrò più il coraggio di spogliarmi davanti a un uomo.
Proprio a questo proposito, c'è un tizio, forse te ne avrò parlato, di cui mi piace tanto l'odore. Ma proprio tanto tanto. Ecco, diciamo che vorrei che un giorno mi chiamasse, mi scrivesse, mi mandasse un segnale di fumo. Così, giusto per farmi felice in quel momento. Poi basta che mi porti davanti lui e una bottiglia di vino e faccio tutto da sola, lo giuro.
Last, but not least. In questo periodo sono circondata da mentecatti, rompicoglioni raccomandati che si credono fighi soltanto perché qualcuno li ha piazzati a lavorare lì, con uno stipendio vero, mooooolto lontano dal mio. Gente che parla solo di calcio e di iPhone, per dire. Gente che a malapena s'è presa un diploma perché non ce la faceva. Ecco, Babbo, quando questi coglioni mi si piazzano davanti, e mi parlano, e mi salutano, fulminali. Una bella scossetta elettrica, una paresi facciale, un'afonia momentanea.
Quanto al resto, Babbo, lascia tutto così. La mia famiglia, i miei amici bellissimi, la mia musica. Non mi deludere, ci conto.

sabato 19 novembre 2011

Motori di ricerca

Una comparsata veloce per dirvi che qualcuno è arrivato al mio blog googlando "muore 26 anni mononucleosi". Ora, mio caro visitatore, la mononucleosi sarà anche fastidiosa, ma ti assicuro che non si muore. Io sono (quasi) sopravvissuta! Un giorno dedicherò un post alle vie strane che portano i visitatori sul mio blog, tipo "come fanno sesso i truzzi" (in modo diverso da noi non truzzi?) o "pubblicità burger king" (come siano approdati qui è un mistero!)
Come trascorrerete questo sabato? Io birra tranquilla con amici, ché fa troppo freddo e siamo tutti molto stressati e stanchi. Buon weekend!

venerdì 18 novembre 2011

26

Qualche giorno fa ho compiuto gli anni. Ventisei. E comincio a realizzare solo ora che sono assai lontana dai miei 20 anni ubriachi e spensierati e mi sto velocemente avvicinando ai 30. Trenta. La generazione che mi sembrava così lontana giusto dieci anni fa, quando in quel cinema di una località di mare ho visto "L'ultimo bacio" e ho pensato "chissà dove sarò io a quasi 30 anni?". 

Ecco, a quasi30anni-anzi26, non sono esattamente dovrei avrei sperato. Ho un paio di lauree e un master per decorare il muro con pergamene decorate. Ho qualche storia sbagliata dietro le spalle, una più sbagliata delle altre. Ho moltissimi conoscenti e pochi amici veri, ma mi ritengo immensamente fortunata. Ho due lavoretti molto precari, che non mi permettono di lasciare casa di mamma e papà. Ho un ex fidanzato che nella giornata del mio compleanno mi ha mandato due sms e mi ha chiamato appena uscito dall'ufficio, fermandosi in macchina nel parcheggio, hai visto mai che io scappassi. Un ex fidanzato che dice che no, non possiamo stare insieme, ma poi ricorda tutte le mie scadenze importanti e quando ho l'influenza mi scrive per sapere se sono guarita. Un ex fidanzato con cui si finisce inevitabilmente a parlare di sesso, di quanto fossimo belli noi due insieme. Un ex fidanzato che mi chiede se dall'ultima volta che abbiamo parlato sono stata a letto con qualcuno, e si rallegra per il mio no. 

Ecco, se dieci anni fa mi avessero chiesto dove sarei stata a 26 anni, non mi sarei di certo vista qui. A combattere con il mio misero stipendio, a chiedermi perché una persona può essere tanto limpida e complicata insieme, a desiderare fortissimo di essere altrove, di resettarmi il cervello. Avrei risposto che sì, mi sarei vista laureata, con un fidanzato mediamente attraente e molto intelligente, di certo non nella mia ridente cittadina natale a correre da una parte all'altra come una pazza. 

C'è qualcosa di molto ingiusto in tutto questo, è ingiusto nei miei confronti e nei confronti delle molte, troppe persone che si sono impegnate per dare il massimo. La maturità con un voto buono, la triennale nei tempi, la specialistica prestissimo, che ho fretta di finire. Due anni di master, ché questa società bisogna affrontarla con la giusta preparazione e con tutti questi titoli "tu precaria non finirai mai, sei troppo sveglia, meriti il successo". 
Decisamente, dieci anni dopo sono dalla parte opposta rispetto a dove mi sarei immaginata la sera della mia sedicesima festa di compleanno (era un sabato, compito di storia dell'arte al mattino e festa a sorpresa degli amici la sera: sì, lo ricordo perfettamente perché è stato uno dei compleanni più belli e sì, ho molta memoria per le cose inutili). Quella sera ho bevuto uno dei miei primi amari Montenegro e mi sono sentita, finalmente, "grande". Pensavo che finalmente mi avrebbero preso sul serio, che forse i miei genitori avrebbero allungato il coprifuoco, che potevo iniziare a dire/fare/pensare, perché a 16 anni non sei più come a 15, ancora troppo vicina ai 14. A 16 anni cominci a guardare ai 18, alla patente, al libretto delle giustificazioni, al diploma e all'università. A 16 anni non ci pensi che 365 giorni passano in un attimo e scorrono dieci volte senza che tu riesca ad accorgertene. 

Ma io per ora non ci voglio pensare. Voglio continuare, ancora per qualche giorno, a respirare la felicità della sera dei miei 16 anni. Il profumo nuovo, il Montenegro, gli amici, il "chissà come saremo fra dieci anni". Anche se uso lo stesso profumo di Calvin Klein da quattro anni, anche se ho bevuto migliaia di amari (e molto altro), anche se alcuni degli amici dell'epoca sono stati allontanati dalla vita (ma qualcuno, per fortuna, è rimasto vicinissimo a me). Voglio ancora sorridere, godermi i regali e la cena, pensare che ho ancora molto, moltissimo tempo per dire/fare/pensare/decidere. In fondo l'aspettativa di vita è sempre più lunga e io sono praticamente una teenager, no? 

sabato 29 ottobre 2011

Progetti di vita. In teoria.

Non è che capisca molto in questo periodo, ma gli oroscopi consultati (Brezsny e Paolo Fox, ché non è vero, ma non si sa mai) dicono che a novembre andrà meglio. 
Lavoro più del solito, dormo poco, sono ancora un po' malaticcia. Ho deciso di chiudere con gli uomini e sto battendo il mio personale record di disinteresse nei confronti del mondo maschile. A parte il solito tarlo che mi rode in testa, che sono sempre più convinta essere l'uomo della mia vita, l'unico possibile padre di miei eventuali figli, l'unico con cui mi sveglierei ogni mattina di buonumore, non fosse altro perché mi riempirebbe di spremute d'arancia e fette biscottate di Nutella spalmata di suo pugno. Lui non sa di questi miei progetti, lui pensa che tra noi non ci sarà più niente, ma sono convinta che un giorno aprirà gli occhi. Non so come, non so quando, ma sono certa che succederà. 
A parte questo tiro sole, mangio e festeggio troppo e troppe cose. Ma non credo di aver mai avuto chiaro come in questo periodo quello che voglio. Ho una lucidità che non avevo mai sperimentato, e forse è questo che succede quando stai per compiere 26 anni (ma facciamo 25 + 1) e in fondo dovresti aver raggiunto una qualche maturità. Nella mia testa fila tutto alla perfezione, finalmente so quali sono i miei obiettivi, con chi voglio trascorrere la vita e persino in che città abitare. 
Rimane solo qualche piccolo particolare da definire. Un lavoro con uno stipendio vero che mi consenta di trasferirmi dove desidero. E, dettaglio ancora più irrilevante, l'uomo che voglio. Noi siamo anime gemelle, solo che lui ancora non lo sa. Quindi, esiste una ricetta per dare alla mia vita la direzione che voglio? In fondo si sa che gli uomini sono sempre un po' tardi, lui e i responsabili delle aziende a cui spammo i miei curriculum non sono da meno. Avrò la mia rivincita, ne sono certa. Per ora faccio fioretti e pratico l'astinenza, sperando che una qualche divinità mi aiuti. Se poi nel frattempo avete un consiglio per affrettare i tempi, ve ne sarò grata per l'eternità. 

martedì 25 ottobre 2011

L'aria rarefatta non produce odore, non mi cambia più l'umore*

Avrei voluto abbracciarti oggi, stringerti fortissimo, affondare il naso nel tuo collo e nel tuo profumo e lasciarti piangere. Odio questa giornata, odio la mia sindrome premestruale o qualunque cosa sia che oggi ha reso il mio umore nero, nonostante sia reduce da giorni e da notizie positive. Odio non riuscire a trovare un lavoro lontano da qui. Odio che tu mi abbia detto che sono figa con il mio nuovo taglio. Odio che tu mi abbia comprato una t-shirt mentre eri fuori per il weekend e ora debba trovare un modo per darmela. Odio che sia andata così. Odio che siamo ancora qui a dirci che sarebbe bastato incontrarsi in un altro momento o essere più vicini per essere ancora come quella mattina a colazione con la nebbia fuori e la Nutella sulle fette biscottate. E posso mentire a chiunque, ma se ogni tanto mi torni così prepotentemente in mente, non riesco ad andare avanti. Perché nessuno è come te. Nessuno avrebbe tante attenzioni per me, ancora oggi. Nessuno scriverebbe come fai tu. Nessuno ammetterebbe che non vuole stare al lavoro, ma tornare a casa a piangere in pace. Nessuno mi ha mai resa tanto felice e temo di non poterlo essere mai più. Avrei voluto festeggiare anche con te i miei risultati. Sei uno dei pochi che ha capito l'importanza dei miei sogni e la testardaggine con cui sto cercando di realizzarli. Avrei voluto averti accanto ancora a lungo, per riuscire a farmi tornare il sorriso anche in giornate così. E a non farmi pensare di voler cancellare tutto e ricominciare da zero.
Ma forse domani mi passa.

http://www.youtube.com/watch?v=9sbb74OEVa0

giovedì 20 ottobre 2011

Fenomenologia della Parrucchiera

Ieri ho potato notevolmente la cofana di capelli che avevo in testa, ormai più simile ad un panettone che al bel taglio estivo che il mio parrucchiere di fiducia mi aveva fatto a luglio. Per una serie di motivazioni che vanno da un trasferimento al mio culo pesante, mi sono affidata alle sapienti mani da parrucchiera di una mia ex compagna di classe delle scuole medie, che chiameremo Parrucchiera. 
A 12 anni eravamo amiche del cuore, di quelle che passano tutti i pomeriggi insieme ad ascoltare i Backstreet boys (abbiate pietà, sul finire degli anni Novanta eravamo tutte così trash!) e a fare i compiti. Peccato che Parrucchiera distinguesse a malapena la a preposizione dall'ha verbo. Io tentavo di spiegarle la differenza, lei fingeva di aver capito, ma poi prendeva sempre i suoi "non sufficiente" (ah, questo sistema di valutazione delle medie, che sapore di antico!). Tanto, diceva, "io voglio fare la parrucchiera, a che mi serve studiare?". Così io mi sono iscritta al liceo, lei a qualche istituto tecnico che ha finito con fatica. E mentre io continuavo a brillare con i miei mega voti dalle superiori all'università, lei si faceva la sua bella gavetta fino a comprarsi un negozio e aprire un salone tutto suo. 
E ora, più di dieci anni dopo, io che all'epoca ero promettente e brillante sono precaria e ancora mezza mantenuta. Mentre lei, che non sa(peva) infilare due congiuntivi uno dietro l'altro, fa con successo il lavoro che le piace, si mantiene da sola, paga le bollette e il mutuo, s'è comprata la macchina nuova, ha un fidanzato da cui vuole un figlio ed è felice così. E io le raccontavo della mia misera paga, della mia voglia di fuggire e del desiderio di avere finalmente un lavoro vero. Inizio a pensare di essere stata troppo stronza e spocchiosa a 12 anni e ora il karma me la sta facendo pagare!
Peccato che assegnata al lavaggio fosse una delle assistenti di Parrucchiera con le unghie lunghissime che m'ha praticamente perforato il cuoio capelluto, bagnato la faccia e la borsa e fatto bloccare il collo. Tutto questo mentre la tv sparava il programma della D'Urso dove un certo Remo (che non ho capito se è "famoso" o no) ha avuto un bambino da una tizia di cui ignoro il nome, che però aveva mollato, anche se ieri mentre aspettavano il parto si sono baciati. Poi hanno anche mostrato la povera creatura in tv tra i gridolini odiosi della D'Urso e quelli di Parrucchiera e delle assistenti. Per un attimo ho temuto mi tagliasse un orecchio mentre guardava in alto per ammirare la tv. Ma ne sono uscita indenne, lo giuro. Un po' depressa perché ho desiderato fortissimamente di aver imparato a fare la parrucchiera anch'io. Per fortuna il mio taglio è bellissimo, così ho evitato di tagliarmi le vene. La prossima volta, però, vado con le cuffie, così non devo ascoltare chiacchiere inutili.

mercoledì 19 ottobre 2011

Cose da fare quando stai male

Quando sei malata, di una malattia ben definita, che però non ti mette la febbre come al 99% delle persone al mondo, e quindi non puoi usare la scusa "ho la febbre resto in pigiama a letto tutto il giorno", devi trovarti piccoli piaceri che ti donino soddisfazione.
Io mi sto impegnando tantissimo per regalarmi un briciolo di felicità. Punto di partenza è sempre lo shopping sfrenato, che mi meritavo dopo questo immenso periodo di stress. Così negli ultimi 7 giorni mi sono regalata gioia sotto forma di tre paia di pantaloni (uno estivo, ma non potevo resistere, era scontatissimo e il colore era troppo bello!), un vestitino di lana, un cappotto, un iPhone 4. Così, una di quelle cose che compri in preda ai raptus. Riesco a gestirlo abbastanza bene, ma a dire la verità sono ancora perplessa dall'app che calcola/regola il ciclo mestruale. Non sono riuscita a scaricarla, per decenza.
Tra le attività che riescono a dare soddisfazione al mio sistema immunitario ormai andato alle ortiche, c'è lo smalto. Cambiare colore delle unghie ogni tre o quattro giorni mi esalta e riuscire a stendere lo smalto in maniera decente mi fa sentire onnipotente. Questo giusto per dire quanto è piena la mia vita in questo periodo eh.
Ci sono poi le maratone di telefilm, in particolare The big bang theory, uno dei pochi che mi fa ridere da sola anche rantolante sotto una coperta in preda ai brividi. E, dulcis in fundo, i dolci. Giusto per aggravare ulteriormente il mio girovita appesantito nell'ultimo mese.
In tutti ciò il tizio sgrammaticato mi manda sms pieni di k per sapere quando ci vedremo e per dirmi che "se voglio posso farmi sentire". Coinquilina dice che continua a perdere punti, temo abbia ragione lei.
In tutto questo, oggi vado a tagliare drasticamente i capelli: magari un nuovo look mi riossigena il cervello, la salute e la vita.

p.s.: Sponsor di questo post la mia amorevole genitrice, che non solo mi propone dolcetti di ogni foggia e dimensione, ma soprattutto si diverte a spifferare a chiunque che ho "la mononucleosi, poverina". Così la gente mi guarda un po' schifata, indietreggia, e hai voglia a spiegare che se non mi limoni non rischi nulla. A tal proposito, stasera ho la festa di compleanno di una delle mie migliori amiche e nel weekend prenderemo un aereo e faremo cose folli. Chi è l'unica sfigata che non potrà non dico rimorchiare, ma a malapena reggersi in piedi, indovinate chi? Giuro che appena guarisco e non mi sento più 100 anni la smetto di lamentarmi!

martedì 18 ottobre 2011

Di malattie infettive e altri lamenti

Avete mai preso la mononucleosi?
No perché "una mia amica" (la chiameremo così) l'ha beccata a quasi 26 anni e vorrebbe passare ogni giornata a letto e dormire in continuazione. Invece non si può, perché la vita deve continuare e considerato che potrebbe durare anche oltre un mese, non è piacevole trascorrere più di 30 giorni di reclusione in preda a sintomi indefiniti che variano tra la stanchezza cronica, il senso di svenimento, i brividi, temperatura corporea e pressione sanguigna vicine a quelle di un cadavere.
Avete mai notato i commenti delle (poche) persone a cui rivelate cosa vi affligge? Non è che una sta male perché è una zoccola e chissà chi s'è pomiciata. Questa "mia amica" non crede neppure di averla presa così (il che fa ancora più sfigata dalle difese immunitarie di un moscerino), ma sospetta di aver bevuto qualche bicchiere di troppo (non solo per il grado alcolico) offerto da altri. E poi perché tutto questo pudore, questo non poter dire che stai male, e ti ritrovi ad una festa che tutti ballano sul tavolo, e tu saresti la prima a saltarci sopra, ma proprio non ce la fai, perché sai che al primo passo cadresti a terra come una pera matura. Mica è una colpa ospitare un virus nel proprio corpo. E se il virus è bastardo e non vuole andarsene, cosa si può fare per tornare a sentirsi quantomeno appetibili, simpatiche, intelligenti, in forma e divertenti? Perché così proprio non si può vivere, c'è molto tempo per essere malati e depressi e questo non è proprio quello giusto!

domenica 16 ottobre 2011

Lei, lui e i nazisti grammaticali

Lei aveva quasi 26 anni, leggeva da quando ne aveva 4, scriveva senza errori dalla quarta elementare, era precaria. Negli ultimi 10 mesi era stata mollata dal fidanzato migliore che potesse trovare, aveva avuto una serie di storie per tamponare il dolore, aveva fatto un esame importante, aveva preso - dulcis in fundo - la mononucleosi. E chissà dove, poi, visto che l'unico con cui aveva contatti ravvicinati godeva, in apparenza, di ottima salute, e lei pensava di essere scampata al pericolo dopo i 18 anni. Lei non voleva rapporti seri, se non con il fidanzato di cui sopra, e soprattutto non voleva dare spiegazioni a nessuno sulla sua vita.
Lui di anni ne aveva 30. Aveva un lavoro vero, stabile, per cui non servivano qualifiche particolari, ma ogni mese riceveva una stipendio vero. Lui la riempiva di sms e attenzioni, l'aveva invitata a cena, tormentava una delle migliori amiche di lei per averne notizie. Lui era lanciatissimo, credeva che tra loro "ci fosse qualcosa" e glielo scriveva, nonostante il proverbiale distacco di lei. Lui diceva di non capire e lei aveva tentato di rendere chiara la cosa: ok, ceniamo insieme, beviamoci, divertiamoci. Ma non verrò a letto con te, non è sicuro che succederà qualcosa, quella serata potrebbe rimanere isolata e concludersi con un bacio sulla guancia e buonanotte. E non solo per la mononucleosi, lei lo giurava, che forse avvicinandosi ai 30 anni aveva capito che è meglio non infilarsi in situazioni pesanti. 
Lui, comunque, stava già peggiorando la sua situazione con la pesantezza e l'insistenza. Fino a che, un giorno, aveva scritto la parola propio in un sms. Proprio così. E un errore ci può stare, che con questi touch screen ogni tanto ti scappano le lettere, e lo sapeva bene lei, che non riusciva ad arrendersi all'iPhone per colpa delle sue dita tozze. Poi, però, era arrivato un altro sms. Ancora propio. E lei non sapeva mica se a quel punto poteva perdonarlo, lei che dell'italiano corretto aveva fatto una crociata, lei avida lettrice e scrittrice, lei che aveva sempre giurato a se stessa di non uscire mai - mai - con uno che sbagliasse i congiuntivi. Questo non era previsto, tutte gli imperativi morali vacillavano, questo era persino peggio dei congiuntivi, cavolo, non li leggi i giornali (no), non ascolti le telecronache delle partite, non ti accorgi dell'avvolgente suono della R?
E lei a questo punto era sempre più perplessa. Perché va bene che stare da sola a volte è pesante, che la domenica pomeriggio, con questo freddo, era abituata a stare con lui o ad accompagnarlo in stazione. Ma dare spazio ad uno sgrammaticato non sarebbe come violare il proprio codice etico? Sono dilemmi seri, soprattutto per una in preda alla mononucleosi e alla pressione bassa, che aveva abbandonato una festa a base di vino con gli amici dell'università per farsi riportare a casa, debole e stanca.  

venerdì 14 ottobre 2011

I conflitti interiori del 113

Un paio di giorni fa tornavo a casa percorrendo una superstrada (anzi un raccordo autostradale, che sembra faccia figo dirlo) e noto un tizio in bicicletta, con la busta della spesa appesa al manubrio, affaticato e barcollante. Talmente barcollante che per un attimo ho temuto si stesse per ribaltare e finire sotto una macchina. Così ho fatto quello che ho sempre sognato di fare: ho chiamato il 112. Già immaginavo i carabinieri che mi ringraziavano per il mio spiccato senso civico, che mi portavano ad esempio di cittadina responsabile che collabora con le forze dell'ordine. Invece, dopo almeno una ventina di squilli, al 112 non ha risposto nessuno. NESSUNO. Roba che se mi stavano per aggredire potevo stare fresca e lasciarmi ammazzare un paio di volte. 
Così ho chiamato il 113, dove una "gentile" signorina, prima ancora che potessi dire il problema, con tono scazzato mi ha passato la stradale. Finalmente qualcuno mi ha ascoltata, mi ha trattata con gentilezza e mi ha assicurato che avrebbero presto mandato qualcuno. 
Non sono certa che davvero siano venuti a controllare, ma ora mi sento un po' in colpa. E se l'uomo in bicicletta era un clandestino che hanno arrestato e rimandato in patria? E se aveva delle valide ragioni per imboccare in bicicletta una simil-autostrada? E se venisse a cercarmi per farmi del male?
Ma in fondo l'ho fatto per il suo bene, perché correva un serio pericolo. Non è vero? E voi cosa avreste fatto?

domenica 9 ottobre 2011

Anche odiare è un diritto, sai


Ho mai detto che amo alla follia quest'uomo? Che dopo anni in cui ha scritto canzoni per ogni mio stato d'animo, innamoramento, incazzatura, delusione, per ogni mio pezzo di vita, sono riuscita ad abbracciarlo? Che quello è stato uno dei momenti più belli della mia vita e lui è stato meraviglioso? Ecco, ora lo sapete. E io sono troppo stanca e mi sento orribile in questi giorni, ma per fortuna i testi di Manuel Agnelli ci sono sempre. E so che suona tanto 16enne patetica, ma in questo periodo vorrei davvero tornare ad avere quell'età.



e come può il mio amore essere limpido
se è la mia nazione che l'inquina 
so come un uomo deve decidere 
ma ora non so più cosa sentire 
ti ritrovi sulle labbra 
a giustificarti quel che sei
 anche odiare è un diritto, sai?

venerdì 7 ottobre 2011

Buongiorno, buona fortuna

Non so se sia stata una buona idea comprare un Gratta e vinci da 2 euro per la prima volta nella vita soltanto perché mi annoiavo mentre facevo colazione al bar dopo essermi fatta prelevare tre provette di sangue. Non so se sia stato utile vincere 5 euro, poi prendere un altro Gratta e vinci e vincerne 15. Temo di aver esaurito la mia riserva di fortuna settimanale. Che io a queste cose non ci credo, adoro il 17, mi vesto di viola e lascio sempre attraversare i gatti neri. Ma in questi giorni ho bisogno di buona sorte come poche altre volte nella vita. Che gli esami, non solo quelli del sangue, non finiscono mai.

p.s.: Appena ho finito di scrivere questo post mi sono alzata per bere. Sono inciampata nel filo del pc che stava per precipitare a terra. L'ho salvato per un pelo. Ecco, intendevo proprio questo...


venerdì 30 settembre 2011

Gli esami non finiscono mai

Non sono mai stata molto brava a dare consigli e non affiderei alle mie cure neppure un criceto, figuriamoci un bambino/ragazzino. Ma qualcosa di buono l'ho fatto: sono sopravvissuta indenne (questo è opinabile, diciamo che non mi sono ancora tagliata le vene...) a 8 anni di scuola dell'obbligo, 5 di liceo, 5 di università, 2 di master. E ora, a poco più di una settimana dall'esame più importante della vita (perché lo diceva quello che gli esami non finiscono mai), ho quasi imparato a gestire l'ansia e lo stress.
E' vero, certe emozioni non ti abbandonano mai, neppure al quasi-cinquantesimo esame universitario, quando per l'ennesima volta ti siedi in una posizione scomoda davanti al prof di turno e alla fine dell'esame firmi svogliatamente il verbale. Ma ci sono alcune, semplici regole, che possono davvero salvare la vita ed evitare di ridursi a larve prima di veder sfiorita la giovinezza.

No al pelo selvaggio
Non abbandonate cerette o rasoi: non sapete mai cosa può succedere. Non voglio certo lanciare vagonate di malizia, ma piuttosto raccontarvi che pochi giorni fa stavo per essere presa in pieno ad un incrocio da un furgone. E, come la mamma insegna, se non mi fossi fatta la ceretta alle gambe, cosa avrebbero pensato di me gli operatori del 118? Per fortuna sono riuscita a sterzare e a buttarmi sull'altra corsia evitando frontali. Macchina salva e ceretta inutile

No alle maratone
Non serve a nulla passare nottate intere con il libro tra le mani, né tanto meno trascorrere ore ed ore chiusi in una stanza col rischio che l'ossigeno smetta di alimentare il vostro cervello e iniziate a vedere mostri di vario genere. Lasciate spazio, nei limiti, alle uscite, alla palestra, ai trombamici/fidanzati di vario genere, ai telefilm, al cazzeggio puro e duro. Aiuta, tanto.

No alla reclusione
Vale più o meno quanto appena scritto: rinchiudersi in casa senza vedere nessuno non aiuta, anzi. A me non ha mai aiutato neppure studiare in gruppo (perché la gente sa come metterti ansia se non ce l'hai, altroché se lo sa!), ma confrontarmi o uscire con qualcuno che non dovesse sostenere il mio esame, quello sì, è un toccasana.

Sì al weekend
Va bene, io sono un caso particolare. Ci sono persone che ancora ricordano il mio esame di spagnolo, ancora borracha dalla sera prima (potevo perdermi una serata universitaria?! no!) o lo scritto di Sociologiadichissàcosa, il giorno dopo la vittoria ai Mondiali del 2006. Magari non ubriacatevi come pigne per evitare di perdere un'intera giornata in preda alla resaca, ma sfogatevi, bevete, andate a ballare. Un giorno di relax non ha mai fatto male a nessuno.

Per il resto, cercate di continuare la vostra vita più o meno come scorre sempre. Non siete gli unici al mondo a dover sostenere esami, e anche se in quel momento vi sentite gli esseri più piccoli del mondo e vorreste solo scomparire, tanto vale andare a sedervi davanti a quel professore e dimostrare ciò che sapete. E' questione di studio. Ma molto spesso anche di culo. Quindi non date mai retta alle voci di corridoio, provate anche se sapete tre quarti del programma (avete visto mai che vi chiedano proprio quello che sapete? A me la campagna elettorale di Vendola alle Regionali del 2005 salvò clamorosamente il culo). 

p.s.: Tutta questa tiritera da maestrina per dire che l'oroscopo di Capitani ha detto che questo weekend merito una gran dose di relax (attività sudombelicale anzi, diceva proprio così). Per questo mando all'aria i fioretti, metto i libri a riposo per almeno un giorno, mi do una ripulita e mi dedico al mio sport preferito. Aperitivo, cena, dopocena e forse a ballare per festeggiare il compleanno di una di quelle amiche che sanno sempre come farti sentire migliore. Sulla quantità alcolica non mi pronuncio, mi conosco fin troppo bene...

martedì 27 settembre 2011

"No al partito dell'ansia. Sì alla Nutella"*

La citazione è di un amico/collega particolarmente sensibile e geniale. 
C'è che mancano un paio di settimane. E più studio, meno mi sembra di sapere. E mi sento ignorante. E rimpiango di essere stata così calma finora, perché come al solito l'ansia mi frega sullo sprint finale. E odio le persone che mi mettono ansia, che vogliono farmi domande su Skype, che mi scrivono solo per buttarmi addosso la loro merda. E odio chi non capisce e "che sarà mai, vieni a fare l'aperitivo ad 80 km". 
Ma penso che sono al punto in cui desidero essere da una vita. E che domani è il compleanno di un grande pezzo di cuore che mi sta vicino da quasi dieci anni. Che sabato lo festeggeremo nel miglior modo possibile. E che qualunque cosa accada per queste persone io sarò sempre la migliore (anche se in questi giorni mi sento inutile, ignorante e ben poco appetibile). E soprattutto penso che, per fortuna, le sindromi premestruali ogni tanto passano.

* Il senso di questo sproloquio è che chi tenta di contagiarmi con la sua ansia o vuole sfoggiare la sua presunta superiorità può andarsene beatamente a fare in culo. Senza censure.

lunedì 26 settembre 2011

Uomini assurdi volume IV: a volte ritornano

E' lunedì. Ho passato il weekend tra febbre, mal di stomaco e dolori di vario genere. Ho firmato il mio pre-contrattino. Che mi sa tanto di inculata, ma in fondo devo ringraziare questi malcapitati che hanno fiducia in me e hanno apprezzato il mio essere st(r)agista sempre pronta a fare fotocopie e portare fogli ad omaccioni incazzati. Avevo già in mente un post brillante che salutasse questa nuova settimana. Poi così, dal nulla, mi arriva uno squillo. Uno squilletto, quello che a 15 anni era così carino perché significava "ti penso", "tvb", "ti vorrei limonare". Ma che già dopo i 16 è diventato roba da sfigati. E chissà, forse è da sfigati anche per i 15enni di oggi. E lo squilletto mi permette di introdurre la rubrica "Uomini assurdi", quarta puntata. Per la comprensione della storia - e del soggetto - è importante capire i tempi.

ottobre 2007: una me quasi 22enne sotto tesi non si perdeva una serata universitaria insieme a fidate coinquiline. Inizio a puntare un tizio amico di amici, lo chiameremo Dimitri (il suo nome è ovviamente russo e assurdo, ma non è proprio questo). Una sera, chissà come, finisco a chiacchierarci, scappa un bacio e lui mi chiede il numero. Fin qua tutto bene. Qualche giorno dopo provo a farmi sentire (sbagliato, lo so, ma era una prova!), ma il suo telefono è spento. Morto. Penso che sia emigrato e mi levo il pensiero. Nel frattempo mi laureo e combino altri svariati danni. 

Natale 2007: ero a casa di cugini, avevo voglia di salutarli nonostante il mio noto odio per le feste comandate e le rimpatriate familiari. In più, particolare non irrilevante, dovevano darmi il regalo di laurea. All'improvviso mi arriva un sms. Mittente: Dimitri. Penso agli auguri di Natale, alle scuse per essere sparito, ad un invito. Invece mi chiede solo chi sono, perché ha quel numero registrato sul telefono col mio nome, ma proprio non ricorda. Decido di fare la gnorri, gli dico che non so dove ci siamo conosciuti, ma io non ho il suo numero (donna spavalda io!). All'improvviso gli torna la memoria, mi chiede se sono l'amica di tizio che ha conosciuto nel determinato locale quella precisa sera. Idiota. Quando confermo mi scrive "allora auguri di buon Natale". Non capisco, ma sopravvivo.

fine gennaio 2008: da un mesetto circa frequento un dj un po' sfigato (un soggetto che meriterebbe libri e libri di psicoanalisi). Una sera sono a prendere una birra con amici e Dimitri mi scrive chiedendomi se frequento qualcuno. Gli dico di sì e attacca una pippa del tipo "è solo colpa mia, mi sarebbe piaciuto uscire con te, ma ho sprecato un'occasione, forse poteva nascere qualcosa di importante, ma non lo saprò mai". Non ricordo cosa gli ho risposto, ma era certamente qualcosa di molto sarcastico. 

Passano anni. Vengo tradita dal dj, mi faccio altre storie, mi fidanzo per un anno e mezzo, vado in Spagna, mi sfidanzo, mi faccio altre storie, mi ri-laureo, mi rifidanzo, mi si spezza il cuore, mi faccio altre storie, finisco tutti i miei studi, oggi.

Oggi, fine settembre 2011 (avevo scritto 2006, certamente il mio inconscio vorrebbe essere più giovane...), un numero che non ho in rubrica mi fa uno squilletto. Impazzisco a pensare chi possa essere, cerco nella rubrica cartacea, magari è qualcuno che mi cerca per lavoro (se vabbè ti piacerebbe). 
Ma dopo qualche minuto mi arriva un sms: "Ciao scusa, ho trovato il tuo numero su un vecchio cell come Iris, ma non so chi sei. Io mi chiamo Dimitri, ci conosciamo?". Ho inoltrato il messaggio a coinquilina. Sta ancora ridendo. 

Ora ditemi: uno così, che senso di esistere ha? Dove sei stato negli ultimi quattro anni? Come sei messo male che recuperi numeri femminili da vecchi cellulari per provarci così a caso? Io l'ho visto l'ultima volta la sera in cui ci siamo baciati perché ha lasciato l'università e anche se abita in una città poco lontana dalla mia, non credo di averlo mai più incrociato. Ha senso tanta disperazione? Dico, iscriviti a facebook, che almeno vedi le foto e magari ti stimolano la memoria! Io ci rinuncio a capire i maschi, lo giuro.

domenica 25 settembre 2011

Diventare grandi

Vi è mai capitato di rendervi conto che qualcosa in voi è cambiato radicalmente, da qualche tempo, ma di prenderne coscienza solo in quel preciso istante? Cambi di gusti, atteggiamenti, valori, idee, comportamenti. Mi è capitato quando ho smesso di mangiare il gelato alla nocciola, quando ho iniziato a nutrirmi di zucchine, quando ho iniziato a fumare mentre dicevo che non sarebbe mai successo. Quando ho compreso che anche il sesso senza amore aveva un suo perché, quando ho deciso che non avrei più tollerati i comportamenti di alcune persone intorno a me. 
Ultimamente, all'improvviso, qualcosa è cambiato. Perché potrai anche prendere due lauree, riuscire a sopravvivere senza essere fagocitata dal disordine, imparare a preparare qualche pietanza per non morire di fame. Ma non potrai mai dire di essere diventata grande fino a che non riuscirai, da sola, a prendere le cimici (rigorosamente con strati di fazzoletti o carta igienica) per buttarle nel wc. Ecco, negli ultimi tempi ho preso consapevolezza di me e mi sono fatta coraggio. Ho smesso di piangere, tremare e provare disgusto (quello non passa mai, ma almeno cerco di camuffarlo). Ora sono davvero pronta per affrontare il mondo da sola!

p.s.: Questo post è frutto dell'inutilità della mia vita negli ultimi giorni: chiusa in casa da venerdì per una fastidiosa influenza, avrei solo voglia di uscire a farmi una birra, ma sono costretta a letto con lancinanti dolori allo stomaco, decimi di febbre e una narcolessia che non avrò nemmeno a 90 anni. 

venerdì 23 settembre 2011

Radio Maria



A volte mi faccio molto male. Sigarette, alcolici, untissimi menu di Burger King, posizioni assurde nello stare al pc (dovreste vedermi adesso, per esempio, che poi mi lamento pure che "ho mal di collo e nessuno mi fa massaggi"). Qualche giorno fa ho deciso di provare qualcosa di diverso. Stufa della mia radio probabilmente risalente a prima che esistesse Radio Dee-Jay (e che per questo continuava a perdere il segnale), ho pensato "ora giro un po' e mi fermo sulla prima stazione che si senta decentemente". Tutti sanno qual è l'unica radio che si sente sempre, comunque, dovunque, in qualunque condizione climatica. No, non è Isoradio. Ovviamente Radio Maria! La speaker aveva la stessa voce che avrei io dopo essermi fumata due cannoni (ehm... non l'ho mai fatto giuro.......), ma il suo ruolo era quello di moderare le telefonate da casa. La prima signora richiedeva una canzone, "Madonna negra" o qualcosa del genere, per suo figlio a cui andava male tutto. L'altra era felicemente colpita dall'intercessione della Madonna per averle fatto incontrare, dal medico che si occupa del figlio sordomuto, genitori colpiti dallo stesso problema. Era tutto un "grazie Maria", è bello vedere come intervieni nelle nostre vite. Ora io dico: se non incontri genitori di sordomuti nella sala d'aspetto del medico che cura i sordomuti, dove pensi di incontrarli, in discoteca? Poi si sono messi a fare tutti insieme il rosario, nella sala d'aspetto. Non ho resistito oltre e mentre continuavo a ridere ho cambiato stazione. Lo so, sono cinica e blasfema, queste persone hanno problemi reali e di certo un grande bisogno di appigliarsi all'idea di una forza sovrannaturale che possa migliorare la loro vita. Ma le richieste di dediche alla Madonna no, quello è troppo anche per il mio stomaco forte.

(Colonna sonora, ca va sans dire, Judas)

post scriptum (presa da un rimorso di coscienza): sarà stata l'intercessione mariana, ma sembra che io abbia un lavoro. Non un lavoro vero, una collaborazione saltuaria. Ma alla fine di una settimana di autostima sotto i piedi e fastidiosi malanni da femmina media, mi sembra la notizia più bella del mondo!

    lunedì 5 settembre 2011

    Storia d'amore di un'altra vita

    Non avremmo mai potuto trascorrere la vita insieme. Mi avresti portato ogni estate in montagna, a camminare e sudare. Io che sono pigra fino all'inverosimile e adoro il mare, il sole, la salsedine sulla pelle. Mi avresti obbligato ad andare a correre alle 19, l'ora dello spritz, delle patatine e delle chiacchiere libere e un po' brille. Avresti insistito per insegnarmi a sciare, e io no, che ho le ginocchia storte e sono freddolosa e ho paura di farmi male. 
    La domenica mattina mi avresti svegliato prima delle 10, che dopo non sta bene, e magari mi avresti preparato anche la colazione. Succo d'arancia e Nutella, per farmi ingrassare ancora di più. Mi avresti fatto raffiche di domande prima che io bevessi la mia dose formato famiglia di caffè. E ti ci vedo, a fare la spesa alla Coop. "Ho dimenticato il caffè, ma ho trovato la Nutella da 3 kg". Ti saresti dimenticato che non posso mangiare il formaggio e la panna e ne avresti acquistati in quantità esagerate. 
    Avresti certamente preso in giro le mie lacrime di fronte a Roberto Saviano e la mia passione per il rosa e i miei bagagli esagerati. Mi avresti detto che sono un'alcolizzata, che ogni mio aneddoto divertente inizia con "Ero ubriaca". Avresti bruciato tutti i miei dischi preferiti "che a me questi gruppetti italiani non piacciono" e la t-shirt degli Afterhours. 
    Sì, va bé, insieme avremmo cantato De André e letto Internazionale e girato per il mondo con la macchina fotografica e l'iPod ballando ska stando attenti a non rimanere mai senza sigarette. Ma io quella tua amica lamentosa e il tuo berretto di lana, in tutta sincerità, non li avrei tollerati per la vita. 
    "Mi piaci, mi piaci davvero. E' il momento sbagliato". Sì, in un'altra vita, magari.

    giovedì 1 settembre 2011

    Settembre

    Se dovessi dare un odore all'ultimo mese, sarebbe quello della pelle bagnata dall'acqua di mare, su cui ancora resiste il profumo della crema solare.

    Se dovessi scegliere un sapore, sarebbe quello delle linguine allo scoglio e della birra ghiacciata.

    Se dovessi mettere da parte un'immagine, sarebbe quella della mia pelle abbronzatissima, dei sorrisi sinceri delle mie amiche, che ogni stagione sono sempre le stesse, da anni.

    Se dovessi conservare un suono, sarebbero le nostre risate, le canzoni che abbiamo ballato, quelle che abbiamo stonato e tutti i pettegolezzi che ci hanno accompagnato.

    Voglio che questi ricordi mi accompagnino fino a giugno prossimo. Voglio poterli recuperare ogni volta che ne avrò bisogno, ogni mattina in cui il cielo sarà troppo grigio e la mia pelle troppo spenta. Voglio potermici curare ogni ferita e ogni lacrima. Voglio usarli come talismano per i prossimi mesi, che potrebbero cambiare la mia vita o farmi restare incatenata qui per sempre. Voglio avere un promemoria efficace che mi rammenti che nessuna sconfitta riuscirà mai a togliermi tutto questo. L'amore della famiglia, i pranzi della domenica ancora rintronata dagli eccessi del sabato sera e "prendi che si fredda" e "zia vieni a giocare con me" e "dai stasera andiamo a ballare e guido io così tu puoi bere" e "amiche meno male che ci siete voi".

    Poi vabbè, ci sono un trombamico niente male, le sagre, i concerti, il cibo, le sbronze, le chiacchiere fino a tardi, i danni, le ferite di guerra. E tutto il resto sembra perdere senso. Non può esserci più spazio per chi tiene a me solo a parole. Sono i fatti a costruire i rapporti e adesso so di averne bisogno più che mai. Settembre è arrivato, e adesso comincia il bello.


    E no, chiamarmi mentre paghi alla cassa automatica della Coop perché avevi voglia di salutarmi, caro mio, non è per niente sintomo di affetto. Quindi puoi beatamente andare a farti fottere: tu, la Coop, il salame e i tuoi messaggi finto-simpatici dei miei stivali. 


    (il post era troppo delicato per non essere sporcato dalla mia solita vena camionistica)

    lunedì 29 agosto 2011

    L'estate sta finendo (e invece no)

    Mai come questa estate mi sono goduta le bellezze della mia terra. Il mare, la montagna, gli scorci più belli che la maggior parte delle volte sottovalutiamo. Sarà che la voglia di fuggire è tanta, ma mi sento innamorata di questi posti come poche volte nella vita mi era successo. Anche se ho le gambe piene di graffi causati da una combinazione di costa rocciosa + alto tasso alcolico nel sangue. Anche se ho preso qualche chilo, che per ora l'abbronzatura perfetta riesce ancora a camuffare, e non la finisco più di organizzare aperitivi, cene, spuntini e merende. 

    Mai come questa estate mi sono accorta di quanto sia piacevole essere single in certi momenti. Indossare maglie scollate o la t-shirt del tuo gruppo preferito senza nessuno che storca il naso. Mangiare e bere a volontà, senza doversi necessariamente contenere. Decidere di uscire senza trucco o di restare tutto il giorno a casa a dormire. Non doversi giustificare delle proprie azioni stupide. Indicare alle amiche tipi carini. Andare a ballare, poi cambiare posto e magari ritrovarsi a chiacchierare davanti ad una birra e tante patatine, togliendosi i sandali col tacco che proprio stonano. Mi dicono che sono così spensierata perché non ho ancora trovato nessuno con cui valga la pena stare. Probabile. Di certo so che al momento c'è solo una persona a cui vorrei essere legata, ma in fondo neanche troppo. E mi godo la mia libertà e la mia estate che non è ancora finita.