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giovedì 3 novembre 2011

Uomini assurdi volume V: la ventosa

Lo so, negli ultimi tempi sono stata lamentosa e triste. Ma per fortuna pochi giorni fa ho ripescato nella memoria un episodio per il quale le amiche ancora mi deridono. Ecco allora che torna la rubrica di successo "gli uomini assurdi della mia vita", con la quinta puntata: l'uomo ventosa.

Era l'estate del 2008, io ero una studentessa 22enne al primo anno di specialistica alle prese con l'ultimo esame della sessione estiva. Dei 4 libri da studiare non mi entrava in testa nulla, la tesina che dovevo presentare era una vera schifezza, così colsi al volo l'invito per quel sabato di luglio. Era la festa di laurea di 4 amici più grandi di me di qualche anno che adoravo, perché con loro avevo trascorso le serate più divertenti e alcoliche di quell'anno. La serata era a base di molto cibo e ancora più alcol. Io avevo un nuovo taglio di capelli ed ero magrissima (e fighissima). In più indossavo un top rosso molto scollato e avevo osato persino mettere i tacchi (perché la mia memoria prediliga certi particolari rimarrà sempre un mistero). Non ci volle molto per essere tanto ubriaca da capire ben poco. Eppure cercavo di continuare a darmi un tono. Mi ero messa a parlare con un rasta (che stranamente non mi piaceva) e con un ragazzo romano molto carino, che faceva un lavoro interessante, parlava 3 lingue e sembrava starci. Ma, chissà come, finii a chiacchierare con un bancario, noioso e vestito male. Aveva una camicia viola a maniche corte, una cravatta larga in tinta, jeans tagliati a pinocchietto e ciabatte da vecchio tedesco. Io cercavo di seminarlo andando in bagno, ma lui mi seguiva. Risultato: ci prova proprio lì, tra il lavandino e il cestino della carta. Questa è una cosa che ho sempre odiato, che dimostra che sei veramente messo male: capisco che sono ubriaca, ma seguirmi in bagno per limonarmi è davvero squallido! Purtroppo io ero davvero molto ubriaca, così non solo ci sono stata, ma mi sono fatta anche prendere dall'entusiasmo
Durante il taglio della torta, però, uno dei festeggiati si è stappato una bottiglia di spumante magnum nell'occhio, una cosa non proprio piacevole. Così, mentre si decide se portarlo o meno in ospedale (e mentre il bancario non mi si stacca più di dosso), il festeggiato accecato mi si avvicina e, ancora più sbronzo di me, sorretto dalla ragazza, mi fa: "Certo che in questi mesi ti ho visto andare con tutti, ma con me non ci hai mai voluto fare niente!". Inutile dire che volevo scomparire, soprattutto perché ho notato la furia omicida della fidanzata verso di me (anche se in realtà avrebbe dovuto apprezzare che non avevo mai osato toccare il suo uomo!). Alla fine il gruppo si divide: alcuni accompagnano il malcapitato al pronto soccorso, gli altri vanno al mare per fare il bagno di notte (quando si dice l'equità...). Io rientro nel corteo diretto all'ospedale, ma il bancario decide di restare in macchina per continuare a "farci le coccole". Non so quanto tempo sia passato, ma alla fine il festeggiato accecato viene dimesso con una benda. Andiamo tutti a casa sua e il bancario (che non abitava nella nostra città, ma era venuto solo per la festa) decide di prendere la valigia e dormire da me, perché lì c'erano già troppi ospiti. 
Fin qui va bene. Ma io, sarò naif, metto subito le cose in chiaro: se vieni a dormire da me, ma non ho nessuna intenzione di concedermi, io te lo dico da subito. Tieni le mani a posto, perché si dorme. E a lui avevo detto la stessa cosa. Arrivati a casa mia già non ne potevo più, tanto era insopportabile nel parlare e appiccicoso. Io mi piallo sul letto vestita, ormai palesemente annoiata e inacidita. Ma lui, poco acuto, non si rassegna. Infila le mani ovunque, mi alza la gonna, cerca in tutti modi, con una certa disperazione, di portarmi a letto (nel senso biblico del termine, a letto in effetti ci eravamo già). Alla fine, stremato, dice persino "tanto a te cosa cambia, devi solo toglierti i vestiti!". Certo, perché io sono una bambola gonfiabile e hai un rapporto con me mentre dormi. Io non cedo, la sbronza sta passando e lo detesto sempre di più. Mi metto a ronfare, fino a che ad un'ora indefinita suona la sveglia del suo telefono. Lui comincia ad accarezzarmi e a baciarmi, cosa che detesto. Non solo perché chi mi conosce sa che appena sveglia deve lasciarmi in pace, a malapena può dire "buongiorno", ma perché se non c'è una certa confidenza e sintonia - sesso a parte - non tollero certi gesti affettuosi. Sì, è cinismo e forse è anche un controsenso, ma sono fatta così. C'è stato solo un uomo a cui al mattino abbia permesso di parlarmi e strapazzarmi e credo che quella sia la forma più alta di amore di cui io sia capace. 
Tornando al bancario, mentre mi accarezza tenta di dirmi chissà quali parole dolci, a cui io rispondevo con uno dei miei tipici grugniti da prima mattina. Ricordo solo che mi diceva "ora vado a fare colazione, che dici, me la merito una buona colazione?". Il mio pensiero è stato: "sti cazzi, chi ti conosce, ti sei autoinvitato a dormire da me e ora rompi pure le palle?". Credo di averglielo anche detto grugnendo. Ad ogni modo lui insiste perché lo accompagni alla porta, ma io gli dico "scusa, sono stanca e ieri ho bevuto troppo, non riesco ad alzarmi". Così un perfetto sconosciuto esce da casa mia con il trolley e la coda tra le banche. 
Pensavo di essermene liberata, e invece no. Nei giorni successivi mi chiama, raccontandomi che tornato a casa dell'amico (il festeggiato accecato) nessuno gli aveva aperto, così si era messo a dormire in macchina, a luglio, col motore acceso per poter tenere l'aria condizionata e non morire liquefatto. Ammetto che per un nanosecondo mi sono sentita in colpa. 
Qualche giorno dopo incontro il festeggiato accecato e mi dice che ha una cosa per me. Era un biglietto di auguri per una laurea, di quelli pseudoscherzosi (e odiosi) con i pupazzetti. Me lo aveva comprato il bancario, devo ancora averlo da qualche parte, mi fece ridere moltissimo. E speravo fosse finita lì. Invece il sabato successivo c'era un'altra festa di laurea, a cui chissà come era riuscito a farsi invitare. E il pomeriggio mi manda un sms: "Allora ci vediamo stasera e festeggiamo insieme?". Presa dal panico chiamo coinquilina che tentava di studiare nella sua stanza e le chiedo cosa fare. Lei è tassativa: non rispondere, se è necessario spegni il telefono. Ora, a me non piace essere scortese, rispondo a tutti anche a chi non mi interessa, anche a chi è sgrammaticato e non se lo meriterebbe. Ma il bancario mi faceva persino paura. Così ho seguito il consiglio della mia amica, pensando che la sera, quando me lo sarei ritrovato faccia a faccia, avrei improvvisato. Arrivate alla festa veniamo subito travolte da un vortice di chiacchiere e bicchieri. Lo vedo da lontano, ma ancora oggi non so dire se sia stata solo una mia allucinazione. Perché lui non m'è venuto a salutare, io mi sono persa nella confusione alcolica. E intorno all'una mi è venuto a rapire un tizio che avevo iniziato a sentire da qualche giorno e che si sarebbe rivelato il più grande errore della mia vita. Ma questa è un'altra storia.

lunedì 26 settembre 2011

Uomini assurdi volume IV: a volte ritornano

E' lunedì. Ho passato il weekend tra febbre, mal di stomaco e dolori di vario genere. Ho firmato il mio pre-contrattino. Che mi sa tanto di inculata, ma in fondo devo ringraziare questi malcapitati che hanno fiducia in me e hanno apprezzato il mio essere st(r)agista sempre pronta a fare fotocopie e portare fogli ad omaccioni incazzati. Avevo già in mente un post brillante che salutasse questa nuova settimana. Poi così, dal nulla, mi arriva uno squillo. Uno squilletto, quello che a 15 anni era così carino perché significava "ti penso", "tvb", "ti vorrei limonare". Ma che già dopo i 16 è diventato roba da sfigati. E chissà, forse è da sfigati anche per i 15enni di oggi. E lo squilletto mi permette di introdurre la rubrica "Uomini assurdi", quarta puntata. Per la comprensione della storia - e del soggetto - è importante capire i tempi.

ottobre 2007: una me quasi 22enne sotto tesi non si perdeva una serata universitaria insieme a fidate coinquiline. Inizio a puntare un tizio amico di amici, lo chiameremo Dimitri (il suo nome è ovviamente russo e assurdo, ma non è proprio questo). Una sera, chissà come, finisco a chiacchierarci, scappa un bacio e lui mi chiede il numero. Fin qua tutto bene. Qualche giorno dopo provo a farmi sentire (sbagliato, lo so, ma era una prova!), ma il suo telefono è spento. Morto. Penso che sia emigrato e mi levo il pensiero. Nel frattempo mi laureo e combino altri svariati danni. 

Natale 2007: ero a casa di cugini, avevo voglia di salutarli nonostante il mio noto odio per le feste comandate e le rimpatriate familiari. In più, particolare non irrilevante, dovevano darmi il regalo di laurea. All'improvviso mi arriva un sms. Mittente: Dimitri. Penso agli auguri di Natale, alle scuse per essere sparito, ad un invito. Invece mi chiede solo chi sono, perché ha quel numero registrato sul telefono col mio nome, ma proprio non ricorda. Decido di fare la gnorri, gli dico che non so dove ci siamo conosciuti, ma io non ho il suo numero (donna spavalda io!). All'improvviso gli torna la memoria, mi chiede se sono l'amica di tizio che ha conosciuto nel determinato locale quella precisa sera. Idiota. Quando confermo mi scrive "allora auguri di buon Natale". Non capisco, ma sopravvivo.

fine gennaio 2008: da un mesetto circa frequento un dj un po' sfigato (un soggetto che meriterebbe libri e libri di psicoanalisi). Una sera sono a prendere una birra con amici e Dimitri mi scrive chiedendomi se frequento qualcuno. Gli dico di sì e attacca una pippa del tipo "è solo colpa mia, mi sarebbe piaciuto uscire con te, ma ho sprecato un'occasione, forse poteva nascere qualcosa di importante, ma non lo saprò mai". Non ricordo cosa gli ho risposto, ma era certamente qualcosa di molto sarcastico. 

Passano anni. Vengo tradita dal dj, mi faccio altre storie, mi fidanzo per un anno e mezzo, vado in Spagna, mi sfidanzo, mi faccio altre storie, mi ri-laureo, mi rifidanzo, mi si spezza il cuore, mi faccio altre storie, finisco tutti i miei studi, oggi.

Oggi, fine settembre 2011 (avevo scritto 2006, certamente il mio inconscio vorrebbe essere più giovane...), un numero che non ho in rubrica mi fa uno squilletto. Impazzisco a pensare chi possa essere, cerco nella rubrica cartacea, magari è qualcuno che mi cerca per lavoro (se vabbè ti piacerebbe). 
Ma dopo qualche minuto mi arriva un sms: "Ciao scusa, ho trovato il tuo numero su un vecchio cell come Iris, ma non so chi sei. Io mi chiamo Dimitri, ci conosciamo?". Ho inoltrato il messaggio a coinquilina. Sta ancora ridendo. 

Ora ditemi: uno così, che senso di esistere ha? Dove sei stato negli ultimi quattro anni? Come sei messo male che recuperi numeri femminili da vecchi cellulari per provarci così a caso? Io l'ho visto l'ultima volta la sera in cui ci siamo baciati perché ha lasciato l'università e anche se abita in una città poco lontana dalla mia, non credo di averlo mai più incrociato. Ha senso tanta disperazione? Dico, iscriviti a facebook, che almeno vedi le foto e magari ti stimolano la memoria! Io ci rinuncio a capire i maschi, lo giuro.

mercoledì 31 agosto 2011

Uomini assurdi volume III: il piagnone

Torna a grande richiesta (ma anche no) la rubrica degli uomini assurdi che ho incontrato nella mia ancora giovane vita.
Era il lontano 2006, avevo appena 20 anni e ammetto che ricordo a fatica alcuni particolari. Ma i punti salienti di questa frequentazione - ahimè - sono ancora tutti nella memoria. Ho conosciuto Ivan, lo chiameremo così, ad un'affollata cena pre-pasquale. Lo aveva portato lì qualche conoscente e lui immediatamente ha colto il mio tallone d'Achille: il vino. Così tra una tagliatella e un arrosto iniziamo a chiacchierare mentre lui si cura di non lasciare mai vuoto il mio bicchiere. E inizia a corteggiarmi in maniera velata ma non troppo. Non sono certa che il bacio sia scattato proprio quella sera o in una delle successive serate alcoliche. Fatto sta che non succede nulla di più di qualche bacio. Eppure lui parte in quarta. E fin qui poteva anche starmi bene. Il piccolo particolare che Ivan s'è curato di svelare solo dopo, era il fatto che fosse fidanzato da 4 anni, con tanto di frequentazione ufficiale della famiglia della ragazza, una moretta carina, ma con l'espressione arcigna e la simpatia di un coccodrillo affamato. Fin qui poteva ancora starmi bene. Ero ancora infantile e avevo voglia di spensieratezza (cosa è cambiato, direte voi, ma non è questo il punto!) e soprattutto volevo concentrarmi sugli esami (mi si prospettava una sessione molto dura e non vedevo l'ora di finire il secondo anno). Ivan, però, ha iniziato a trattarmi come se fossi la sua ragazza, nonostante ne avesse già una gelosissima e che non vedeva l'ora di accalappiarselo. Ho iniziato a ricevere regalini, telefonate, messaggini, attenzioni. Andavamo a cena e ordinava quello che sapeva mi sarebbe piaciuto. Mi chiamava il giorno prima dell'esame, al punto che un giorno, in piena crisi da "non ricordo niente non mi siederò mai" l'ho trattato in malo modo. Mi telefonava persino durante il lavoro, parlando sottovoce in bagno per non farsi scoprire. Il solito cappio al mio collo è comparso subito. S'è stretto irrimediabilmente una sera in cui, dopo avermi riportata a casa, nel salutarmi mi dice "allora tesoro quando arrivo ti faccio uno squillo". Io devo aver fatto una faccia schifata ed emesso qualche grugnito perché lui, imbarazzato, mi ha spiegato che con la sua ragazza lo faceva sempre. Io, con il tatto di un vietcong, gli ho detto a chiare lettere che proprio perché aveva già la fidanzatina ufficiale, non c'era bisogno di snocciolare quel repertorio anche con me. E' finita che in poco tempo il poverino, a cui tra l'altro non mi sono neppure concessa, è stato elegantemente mandato a quel paese. Non mi piaceva, lo avevo baciato per alto tasso alcolico e per noia e, anche se non è una buona giustificazione, presumevo che un 24enne già fidanzato capisse e mi lasciasse in pace. E invece no, ha continuato ad insistere fino a che non gli ho detto che ero irrimediabilmente persa di un rastone fidanzato (vero) e che nonostante questo ci provasse con me non mi sarei concessa finché non avesse lasciato la sua ragazza per me (cosa che ovviamente non hai mai fatto e naturalmente mi sono mangiata le mani per aver osato agire in preda a principi etici).
Il povero Ivan maltrattato è tornato a fare il fidanzatino modello e a concentrare tutte le sue attenzioni sulla ragazza ufficiale. Fino a che, pochissimo tempo dopo, lei s'è stufata del suo sfarfallare di fiore in fiore e lo ha mollato. Di colpo, senza preavviso e soprattutto senza possibilità di redenzione. Il povero Ivan, sempre più in balia delle sue emozioni (o dei suoi ormoni) mi ha eletta a sua confidente. Si può immaginare con quale scarsa pazienza io accogliessi i suoi messaggi disperati in msn o le sue chiamate per dirmi che lei era uscita con un altro o che aveva rifiutato i suoi regali. Fino a che un pomeriggio di inizio inverno mi ha telefonato in lacrime. Piangeva come un vitello e m'ha chiesto di passare a casa. Naturalmente l'ho fatto venire, preoccupata che fosse successo qualcosa di grave. E invece il povero innamorato redento aveva visto un mazzo di fiori nella macchina della ex. E subito dopo lei mano nella mano con un altro. Non so quantificare le ore che ho trascorso a tentare di consolarlo e a fargli capire che sì, lui soffriva, ma in fondo l'aveva cornificata in lungo e in largo ed era giusto che anche lei si facesse una vita. Alla fine, stremata, ho tagliato corto e gli ho fatto capire che aveva decisamente stufato. E il povero povero povero Ivan deve essersi sentito così in colpa che ha caricato me e coinquiline in macchina e ci ha offerto aperitivo, cena e drink dopo cena. Da allora ha pensato bene di scegliersi confidenti migliori, che almeno non danneggiassero tanto il suo portafogli. Per mesi ha girato in lungo e in largo la città per tentare di vederla e ha passato serate intere a piangere. Non so cosa lo abbia guarito, ma so per certo che ogni volta che mi raccontavano uno di questi episodi tiravo un grande e liberatorio sospiro di sollievo per essermene liberata. Cattiva, forse, ma non mi sono mai piaciute le lacrime di coccodrillo.

mercoledì 10 agosto 2011

Tintarella e uomini assurdi (volume II)

L'anno scorso, di questi tempi, avevo una tintarella invidiabile. Il merito va al tipo che frequentavo, ai più noto come "quella è una cosa che potevo decisamente risparmiarmi". Ecco dunque che arriva (rullo di tamburi) il secondo episodio degli uomini assurdi della mia vita. Per comodità, da questo momento, lo chiameremo l'Evitabile. 
L'Evitabile ha contribuito in maniera notevole alla mia tintarella grazie alla bellissima casa dei suoi, dotata di Jacuzzi in cui più di una volta mi sono refrigerata nei caldi pomeriggi di agosto. Effetto collaterale del mio refrigerio e della mia tintarella era l'insana ossessione che l'Evitabile aveva per la sottoscritta. Passi che si fosse infatuato di me anni prima, vedendomi all'università, ma senza mai rivolgermi parola. Passi anche che si fosse dichiarato, sempre senza avermi mai parlato, nella casella di posta di Facebook, una sera in cui particolarmente ubriaco e ispirato si era dedicato all'ammirazione delle mie foto. Passi anche che per mesi ci eravamo scritti, senza mai parlarci/salutarci, sempre su Facebook. Quello che proprio potevo evitare era insistere per vederci. Ero consapevole di averglielo chiesto più per noia che per reale curiosità: il periodo era fiacco, ero sotto tesi e presa da mille altre cose, combinavo casini di vario genere e chissà come volevo infilarmi in altri. 
Il giorno in cui dovevamo uscire per l'aperitivo mi è venuta la rosolia. A 24 anni suonati. Immagino che una qualche entità superiore volesse mandarmi un segno, ma io, stolta, mi sono intestardita. Così, poco più di una settimana dopo, passata la febbre e scomparsi i segni della malattia, mi sono fatta offrire questo aperitivo. Tra noi non è partita col piede giusto, in realtà. Lui è arrivato in ritardo. Io, complice il buio, la foschia della sera invernale e la mia leggendaria miopia, non l'ho neppure riconosciuto. Ho solo pensato "chi è questo cretino che mi si avvicina sorridendo?". Mea culpa. Mi sento persino un po' in colpa, per tutto. E soprattutto spero che non legga mai queste righe e soprattutto non si riconosca mai nelle mie parole poco carine. Ma tant'è, la mia testardaggine è continuata. 
Lui era molto gentile e premuroso, io avevo terribilmente bisogno di attenzioni, di farmi viziare e assecondare. E' finita che ho creduto di essere molto presa e, più o meno un paio di mesi dopo, mi sono concessa. Tralasciando i numerosi complessi di Evitabile, che spesso veniva colto da crisi esistenziali dato che non riusciva a dare esami all'università, e la sua  ammirazione incondizionata per qualunque cosa facessi, questa relazione aveva un'altra serie di simpatici effetti collaterali. In tutta sincerità al momento gli unici benefici che riesco a ricordare erano i pomeriggi al sole con Coca Cola Zero ghiacciata accanto e le mille attenzioni. Attenzioni che presto hanno iniziato a soffocarmi. Senza contare che Evitabile parlava (probabilmente lo fa ancora) come un bambino di 5 anni. Un tripudio di diminutivi e nomignoli. Roba che ogni volta che mi diceva "dove hai la macchinina" le mie orecchie iniziavano a fumare e immaginavo di spaccargli la faccia con una mazza da baseball. Ma questo solo perché io sono insofferente e un po' psicotica.
Il punto dolente di Evitabile era proprio la macchina. Lui non aveva la patente. Aveva ritenuto di non averne bisogno o di avere paura di guidare, non ho mai ben capito. Così ogni sera, per tutta l'estate, io, che odio guidare e piuttosto metterei la mia macchina nelle mani del mio nipote 3enne, dovevo andare a prenderlo. 20 minuti per raggiungere casa sua. Poi si decideva dove andare, più o meno sempre nel solito posto. Dove però io, ragazza spugna per eccellenza, non potevo mai bere nulla di più alcolico di una birra, perché dovevo guidare. E ancora dovevo riportarlo a casa. E finalmente riuscire a tornare anch'io. Per me uno stress atroce, che non gli ho mai rinfacciato. Mentre il gran signore mesi fa mi ha scritto in un melodrammatico messaggio di "aver sputato sangue per me". Avrò anche il metro di giudizio offuscato, lo ammetto. Ma tutto 'sto sangue dov'era? 
Come se non bastasse, Evitabile era affetto da un altro simpatico effetto collaterale. Era totalmente asociale con persone al di fuori della sua cerchia ristretta. Io accettavo e assecondavo, in fondo la maggior parte dei suoi pochi amici erano simpatici. A dire tutta la verità, uno di questi mi piaciucchiava anche un po'. Era proprio il mio tipo: carino, simpatico e "rozzo" quanto basta, ironico, intraprendente. Evitabile dev'essersene accorto, perché un giorno mi ha accusata di provarci con l'amico "perché ridevo alle sue battute". Mi sono offesa a morte, soprattutto per la stupida argomentazione della sua accusa. Una sera gli ho chiesto di andare a ballare con i miei amici. Per farlo accettare siamo dovuti andare a cena con i suoi, che hanno iniziato a parlare dei "bei tempi che furono" nella loro costosissima scuola privata gestita dalle suore. Un posto dove non manderei neppure il mio peggior nemico. Arrivati nel locale dov'erano i miei amici lui scompare. Non è che stesse facendo qualcosa di male, no. Lui girava il locale in circolo, ogni tanto ricompariva, sbuffava, mi chiedeva quando saremmo andati via e ripartiva. Un'ora e mezza di supplizio, fino a che, sfinita, ho accettato di andarcene. Ma avevo avuto la brillante idea di non portare la macchina, per poter brindare con i miei amici. Così ho dovuto subire anche il senso di colpa del "ora dobbiamo prendere il taxi". Con che modalità melodrammatiche ve lo risparmio.
Ad ogni modo, in poco tempo ho iniziato a sentire come una corda al collo. Così, arrivato settembre e tornata alle mie solite abitudini, ho iniziato a vedere le cose da una prospettiva diversa. E quando Evitabile mi ha attaccato una pippa ininterrotta di due giorni perché, nell'ordine, avevo commentato un articolo pubblicato da un mio ex trombamico (un pezzo del Fatto Quotidiano di Berlusconi, praticamente per me un invito a nozze) e non lo avevo chiamato per due ore mentre ero all'aperitivo di compleanno di una mia amica stretta, ho tagliato di netto quella farsa. Poi ci sono state tragedie, telefonate anonime, pianti, accuse, promesse, ricatti, minacce di vario genere. Non mi sono pentita neanche per un attimo. La conferma l'ho avuta quando, mesi dopo, mi ha telefonato durante un pomeriggio con l'uomo che m'ha spezzato il cuore per chiedermi indietro un regalo che "serviva ad un suo amico". Praticamente un signore. Come se non bastasse, dopo m'ha inviato una serie di patetiche mail per accusarmi di "non avere un cuore". Probabilmente vero, ma non per ciò che pensa lui. 
Da un po' ha smesso di farsi sentire e di chiamarmi ogni sabato alla stessa ora col numero anonimo. Ho saputo (God bless social networks) che sta con una 20enne. Entrambi, a giudicare da ciò che scrivono, sono poco svegli e hanno una pessima conoscenza della grammatica e della sintassi. Ma mi regalano grasse risate e per questo io nazista della lingua italiana li perdòno. Solo una cosa non mi va a genio. Io sono ancora qui che mi struggo (ma non troppo) per un uomo* che non mi vuole più. Non sarà mica che Evitabile m'ha fatto una macumba e il karma mi punisce così?

*(Questo altro genio mi ha chiesto di vederci nei prossimi giorni, visto che lui è dalle mie parti. Ho una paura folle e ancora non ho ben deciso cosa fare. Sto cercando salvagenti ovunque, ma le risposte più comuni sono "Non ci andare" o "Devi andarci da sola perché dovete parlare". So già che mi ci fionderò come una kamikaze, come mio solito piangendo in macchina al ritorno per non smentire i finali melodrammatici che mi contraddistinguono. Spero di smentirmi, per una volta.)

venerdì 29 luglio 2011

Di uomini assurdi

C'è stato quello che pensava che potessi essere rimasta incinta senza la presenza dello sperma, quello che m'ha venerato come una divinità e diceva di dovermi adorare perché io ero la sua dea, quello che m'ha tallonato per due mesi salvo poi fare cilecca, entrambe le volte in cui gli ho concesso una possibilità. Da allora, però, ho imparato quello che dice la bibbia Sex and the city: "Mi scopi male una volta scemo tu, mi scopi male due scema io". Arriveranno presto, tutti, da queste parti. 
Stay tuned.