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giovedì 20 ottobre 2011

Fenomenologia della Parrucchiera

Ieri ho potato notevolmente la cofana di capelli che avevo in testa, ormai più simile ad un panettone che al bel taglio estivo che il mio parrucchiere di fiducia mi aveva fatto a luglio. Per una serie di motivazioni che vanno da un trasferimento al mio culo pesante, mi sono affidata alle sapienti mani da parrucchiera di una mia ex compagna di classe delle scuole medie, che chiameremo Parrucchiera. 
A 12 anni eravamo amiche del cuore, di quelle che passano tutti i pomeriggi insieme ad ascoltare i Backstreet boys (abbiate pietà, sul finire degli anni Novanta eravamo tutte così trash!) e a fare i compiti. Peccato che Parrucchiera distinguesse a malapena la a preposizione dall'ha verbo. Io tentavo di spiegarle la differenza, lei fingeva di aver capito, ma poi prendeva sempre i suoi "non sufficiente" (ah, questo sistema di valutazione delle medie, che sapore di antico!). Tanto, diceva, "io voglio fare la parrucchiera, a che mi serve studiare?". Così io mi sono iscritta al liceo, lei a qualche istituto tecnico che ha finito con fatica. E mentre io continuavo a brillare con i miei mega voti dalle superiori all'università, lei si faceva la sua bella gavetta fino a comprarsi un negozio e aprire un salone tutto suo. 
E ora, più di dieci anni dopo, io che all'epoca ero promettente e brillante sono precaria e ancora mezza mantenuta. Mentre lei, che non sa(peva) infilare due congiuntivi uno dietro l'altro, fa con successo il lavoro che le piace, si mantiene da sola, paga le bollette e il mutuo, s'è comprata la macchina nuova, ha un fidanzato da cui vuole un figlio ed è felice così. E io le raccontavo della mia misera paga, della mia voglia di fuggire e del desiderio di avere finalmente un lavoro vero. Inizio a pensare di essere stata troppo stronza e spocchiosa a 12 anni e ora il karma me la sta facendo pagare!
Peccato che assegnata al lavaggio fosse una delle assistenti di Parrucchiera con le unghie lunghissime che m'ha praticamente perforato il cuoio capelluto, bagnato la faccia e la borsa e fatto bloccare il collo. Tutto questo mentre la tv sparava il programma della D'Urso dove un certo Remo (che non ho capito se è "famoso" o no) ha avuto un bambino da una tizia di cui ignoro il nome, che però aveva mollato, anche se ieri mentre aspettavano il parto si sono baciati. Poi hanno anche mostrato la povera creatura in tv tra i gridolini odiosi della D'Urso e quelli di Parrucchiera e delle assistenti. Per un attimo ho temuto mi tagliasse un orecchio mentre guardava in alto per ammirare la tv. Ma ne sono uscita indenne, lo giuro. Un po' depressa perché ho desiderato fortissimamente di aver imparato a fare la parrucchiera anch'io. Per fortuna il mio taglio è bellissimo, così ho evitato di tagliarmi le vene. La prossima volta, però, vado con le cuffie, così non devo ascoltare chiacchiere inutili.

domenica 16 ottobre 2011

Lei, lui e i nazisti grammaticali

Lei aveva quasi 26 anni, leggeva da quando ne aveva 4, scriveva senza errori dalla quarta elementare, era precaria. Negli ultimi 10 mesi era stata mollata dal fidanzato migliore che potesse trovare, aveva avuto una serie di storie per tamponare il dolore, aveva fatto un esame importante, aveva preso - dulcis in fundo - la mononucleosi. E chissà dove, poi, visto che l'unico con cui aveva contatti ravvicinati godeva, in apparenza, di ottima salute, e lei pensava di essere scampata al pericolo dopo i 18 anni. Lei non voleva rapporti seri, se non con il fidanzato di cui sopra, e soprattutto non voleva dare spiegazioni a nessuno sulla sua vita.
Lui di anni ne aveva 30. Aveva un lavoro vero, stabile, per cui non servivano qualifiche particolari, ma ogni mese riceveva una stipendio vero. Lui la riempiva di sms e attenzioni, l'aveva invitata a cena, tormentava una delle migliori amiche di lei per averne notizie. Lui era lanciatissimo, credeva che tra loro "ci fosse qualcosa" e glielo scriveva, nonostante il proverbiale distacco di lei. Lui diceva di non capire e lei aveva tentato di rendere chiara la cosa: ok, ceniamo insieme, beviamoci, divertiamoci. Ma non verrò a letto con te, non è sicuro che succederà qualcosa, quella serata potrebbe rimanere isolata e concludersi con un bacio sulla guancia e buonanotte. E non solo per la mononucleosi, lei lo giurava, che forse avvicinandosi ai 30 anni aveva capito che è meglio non infilarsi in situazioni pesanti. 
Lui, comunque, stava già peggiorando la sua situazione con la pesantezza e l'insistenza. Fino a che, un giorno, aveva scritto la parola propio in un sms. Proprio così. E un errore ci può stare, che con questi touch screen ogni tanto ti scappano le lettere, e lo sapeva bene lei, che non riusciva ad arrendersi all'iPhone per colpa delle sue dita tozze. Poi, però, era arrivato un altro sms. Ancora propio. E lei non sapeva mica se a quel punto poteva perdonarlo, lei che dell'italiano corretto aveva fatto una crociata, lei avida lettrice e scrittrice, lei che aveva sempre giurato a se stessa di non uscire mai - mai - con uno che sbagliasse i congiuntivi. Questo non era previsto, tutte gli imperativi morali vacillavano, questo era persino peggio dei congiuntivi, cavolo, non li leggi i giornali (no), non ascolti le telecronache delle partite, non ti accorgi dell'avvolgente suono della R?
E lei a questo punto era sempre più perplessa. Perché va bene che stare da sola a volte è pesante, che la domenica pomeriggio, con questo freddo, era abituata a stare con lui o ad accompagnarlo in stazione. Ma dare spazio ad uno sgrammaticato non sarebbe come violare il proprio codice etico? Sono dilemmi seri, soprattutto per una in preda alla mononucleosi e alla pressione bassa, che aveva abbandonato una festa a base di vino con gli amici dell'università per farsi riportare a casa, debole e stanca.  

sabato 8 ottobre 2011

Sciatteria femminina

Ieri per lavoro sono stata in una scuola di danza. C'erano delle foto da fare, tutte le allieve erano pronte con il body e i collant rosa, le scarpette e lo chignon. Io, alla loro età, ero una di quelle bambine con il culo pesante che cadeva ogni cinque passi e strappava le calze colorate appena indossate. Cos'è cambiato? In realtà molto poco, solo che ora ho la scusa di essere sbronza e le calze non le strappo più (non sempre almeno). 

Tornando al punto, ad accompagnare le bambine c'era una marea di madri. Alcune giovani, altre meno, alcune curate, altre palesemente esaurite. Una m'ha colpito in maniera particolare. Una donna che non avrà avuto più di 40 anni, portati malissimo, con una tinta malmessa, i capelli sporchi raccolti in una pinza tipo quelle da parrucchiere e le ciabatte ai piedi. Non ciabattine normali, carine da vedere. Quelle da casa, pelose con la zeppa, che lasciano le dita di fuori. Sotto, ovviamente, non mancavano i gambaletti color carne antisesso. Devo aver fatto una faccia oscena perché la maestra di danza s'è quasi scusata spiegando che "la signora abita qui di fronte". 

Io non sono mai stata quella che si trucca anche per andare a comprare il pane, anzi. Più di una volta sono scesa a prendere le sigarette con il pigiama e il giaccone sopra (cosa dovessi fare con le sigarette ancora prima di riuscirmi a vestire è un mistero). Capisco la comodità, i ritmi frenetici, il sentirsi di casa. Ma, cielo, non puoi diventare così sciatta soltanto perché abiti qui di fronte. Non puoi uscire in ciabatte, attraversare la strada in quello stato e farti vedere da tutte le amichette di tua figlia così. Non puoi ridurti ad essere semplicemente il contenitore che sforna figli e addio femminilità. 

Forse parlo così perché sono ancora giovane (?) e non ho nessuna intenzione, per ora almeno, di sacrificare la mia vita per qualche pupo. Ma poi ci credo che i mariti cercano altrove il sesso e le attenzioni. Questa non è affatto una legittimazione a tradire e sono del tutto contraria all'idea della donna come geisha accondiscendente e sempre perfetta, non sarei mai in grado di farlo. Ma non si può sposare una pantera del ribaltabile e ritrovarsi in pochi anni con una chioccia sovrappeso. Prima che madre sei pur sempre una donna, cerca almeno di conservare quel minimo di cura che devi a te stessa. 

venerdì 30 settembre 2011

Gli esami non finiscono mai

Non sono mai stata molto brava a dare consigli e non affiderei alle mie cure neppure un criceto, figuriamoci un bambino/ragazzino. Ma qualcosa di buono l'ho fatto: sono sopravvissuta indenne (questo è opinabile, diciamo che non mi sono ancora tagliata le vene...) a 8 anni di scuola dell'obbligo, 5 di liceo, 5 di università, 2 di master. E ora, a poco più di una settimana dall'esame più importante della vita (perché lo diceva quello che gli esami non finiscono mai), ho quasi imparato a gestire l'ansia e lo stress.
E' vero, certe emozioni non ti abbandonano mai, neppure al quasi-cinquantesimo esame universitario, quando per l'ennesima volta ti siedi in una posizione scomoda davanti al prof di turno e alla fine dell'esame firmi svogliatamente il verbale. Ma ci sono alcune, semplici regole, che possono davvero salvare la vita ed evitare di ridursi a larve prima di veder sfiorita la giovinezza.

No al pelo selvaggio
Non abbandonate cerette o rasoi: non sapete mai cosa può succedere. Non voglio certo lanciare vagonate di malizia, ma piuttosto raccontarvi che pochi giorni fa stavo per essere presa in pieno ad un incrocio da un furgone. E, come la mamma insegna, se non mi fossi fatta la ceretta alle gambe, cosa avrebbero pensato di me gli operatori del 118? Per fortuna sono riuscita a sterzare e a buttarmi sull'altra corsia evitando frontali. Macchina salva e ceretta inutile

No alle maratone
Non serve a nulla passare nottate intere con il libro tra le mani, né tanto meno trascorrere ore ed ore chiusi in una stanza col rischio che l'ossigeno smetta di alimentare il vostro cervello e iniziate a vedere mostri di vario genere. Lasciate spazio, nei limiti, alle uscite, alla palestra, ai trombamici/fidanzati di vario genere, ai telefilm, al cazzeggio puro e duro. Aiuta, tanto.

No alla reclusione
Vale più o meno quanto appena scritto: rinchiudersi in casa senza vedere nessuno non aiuta, anzi. A me non ha mai aiutato neppure studiare in gruppo (perché la gente sa come metterti ansia se non ce l'hai, altroché se lo sa!), ma confrontarmi o uscire con qualcuno che non dovesse sostenere il mio esame, quello sì, è un toccasana.

Sì al weekend
Va bene, io sono un caso particolare. Ci sono persone che ancora ricordano il mio esame di spagnolo, ancora borracha dalla sera prima (potevo perdermi una serata universitaria?! no!) o lo scritto di Sociologiadichissàcosa, il giorno dopo la vittoria ai Mondiali del 2006. Magari non ubriacatevi come pigne per evitare di perdere un'intera giornata in preda alla resaca, ma sfogatevi, bevete, andate a ballare. Un giorno di relax non ha mai fatto male a nessuno.

Per il resto, cercate di continuare la vostra vita più o meno come scorre sempre. Non siete gli unici al mondo a dover sostenere esami, e anche se in quel momento vi sentite gli esseri più piccoli del mondo e vorreste solo scomparire, tanto vale andare a sedervi davanti a quel professore e dimostrare ciò che sapete. E' questione di studio. Ma molto spesso anche di culo. Quindi non date mai retta alle voci di corridoio, provate anche se sapete tre quarti del programma (avete visto mai che vi chiedano proprio quello che sapete? A me la campagna elettorale di Vendola alle Regionali del 2005 salvò clamorosamente il culo). 

p.s.: Tutta questa tiritera da maestrina per dire che l'oroscopo di Capitani ha detto che questo weekend merito una gran dose di relax (attività sudombelicale anzi, diceva proprio così). Per questo mando all'aria i fioretti, metto i libri a riposo per almeno un giorno, mi do una ripulita e mi dedico al mio sport preferito. Aperitivo, cena, dopocena e forse a ballare per festeggiare il compleanno di una di quelle amiche che sanno sempre come farti sentire migliore. Sulla quantità alcolica non mi pronuncio, mi conosco fin troppo bene...

martedì 27 settembre 2011

"No al partito dell'ansia. Sì alla Nutella"*

La citazione è di un amico/collega particolarmente sensibile e geniale. 
C'è che mancano un paio di settimane. E più studio, meno mi sembra di sapere. E mi sento ignorante. E rimpiango di essere stata così calma finora, perché come al solito l'ansia mi frega sullo sprint finale. E odio le persone che mi mettono ansia, che vogliono farmi domande su Skype, che mi scrivono solo per buttarmi addosso la loro merda. E odio chi non capisce e "che sarà mai, vieni a fare l'aperitivo ad 80 km". 
Ma penso che sono al punto in cui desidero essere da una vita. E che domani è il compleanno di un grande pezzo di cuore che mi sta vicino da quasi dieci anni. Che sabato lo festeggeremo nel miglior modo possibile. E che qualunque cosa accada per queste persone io sarò sempre la migliore (anche se in questi giorni mi sento inutile, ignorante e ben poco appetibile). E soprattutto penso che, per fortuna, le sindromi premestruali ogni tanto passano.

* Il senso di questo sproloquio è che chi tenta di contagiarmi con la sua ansia o vuole sfoggiare la sua presunta superiorità può andarsene beatamente a fare in culo. Senza censure.

mercoledì 21 settembre 2011

Effetti collaterali

Non sono una ragazza comune, l'ho sempre saputo. E non perché mi ritenga troppo figa, ma perché spesso i discorsi o le attività da "femmina" mi annoiano (e qui ci sarebbe da aprire un intero capitolo sul mio femminismo in realtà maschilista, ma evito). Il punto è che io non posso avere reazioni come le persone normali. Sto preparando un esam(on)e in cui ho investito tutta la mia formazione e la mia vita (nonché una discreta quantità di soldi), vedo il mio futuro nebulosissimo, l'estate è finita. Eppure io non sono agitata, non ho paura, non ho le tipiche crisi di nervi che vedo in alcuni colleghi (e molte colleghe). Io no, io sono tranquilla. Fumo tanto, è vero, mangio qualche schifezza (non più del solito), a volte faccio fuori un pacchetto di gomme in un paio d'ore. Ma sono tranquilla. Per questo somatizzo. Perché lo stress, da qualche parte dovrà pur uscire. Così ho sviluppato una serie di poco simpatici malanni ed effetti collaterali non gravi ma molto fastidiosi. Poi c'è il fatto che qualche sera fa ho abbracciato il mio cantante preferito, l'ho ringraziato, ho sentito il suo ottimo odore e ho quasi pianto come una 15enne. Questo mi ha creato uno stato di benessere totale, che spero durerà fino alla data x. Temevo fosse cinico e maleducato, invece è molto meglio di come lo avevo sempre immaginato e di ciò che dicono i suoi testi. E no, lo giuro, non è Tiziano Ferro.

martedì 2 agosto 2011

Changes (turn and face the stranger)

Qualche anno fa David Bowie balbettava di cambiamenti ed esortava a girarsi per affrontare lo straniero. 
E' un po' così che mi sento, in queste settimane. Ad una decina di giorni di distanza sto metabolizzando quanto sarà diversa la mia vita nei prossimi mesi. Sono tornata all'ovile, dai miei genitori, riuscendo a sistemare chissà come tutta la mia roba. Pensavo che l'impatto sarebbe stato peggiore, ma devo aver imparato a difendermi molto bene dalla malinconia. Di certo l'estate mi sta dando una mano. La parte difficile arriverà a settembre. Ma sto pensando di iscrivermi in palestra. Io. In palestra. Sento il bisogno di depurarmi e ricominciare da qualcosa che rompa completamente con la mia vita di prima. Ci penserò, ma conoscendomi cambierò idea non appena pagato un costosissimo abbonamento semestrale. In mezzo ci sarà un esame, un esamone anzi. E forse un tesserino. E la ricerca spasmodica di un posto anche per me. E io non vedo l'ora di iniziare a prendere il ritmo, di trasferirmi magari, ma di trovare finalmente il mio posto nel mondo.
A parte questo, mi sento bene come non mi sentivo da mesi. E questo potrebbe senza dubbio essere segno di una tragedia imminente. Ma mi godo il meritato benessere senza ansie. E' stata una primavera dura, spesso mi sono chiesta quale fosse la mia strada e ho desiderato un reset cerebrale come in Eternal sunshine of the spotless mind. Eppure sembra tutto passato. Credo di essere sulla via della guarigione, forse sono ancora convalescente, ma il peggio è passato. Chissà come ho smesso di pensare a lui. E lui è risbucato, chissà da dove, per chiedermi di vederci. Nella mia zona, dove verrà in vacanza fra qualche giorno. Gli ho detto che si può fare, ma in realtà non sono ancora convinta di voler andare a quell'appuntamento. Come se mi avesse letto nel pensiero, ieri è tornato, una serie di sms amichevoli e simpatici. Non so cosa voglia, ma il bello è che non me lo sono chiesta. Penso che dovrebbe decidere cosa vuole. Penso che se mi chiedesse di tornare da lui, anche se non lo ammetterò mai con nessuno, io lo farei con poche esitazioni. Ma penso che non gli permetterò più di distruggermi un'altra volta. Sono riuscita faticosamente a tornare quella che ero, non gli è concesso farmi cadere ancora.
(l'introspezione è finita, la rubrica degli uomini assurdi sta per tornare, è una promessa!)

lunedì 11 luglio 2011

Le grandi verità rivelate: abbigliamento truzzo e sesso

A volte ritorno, anche se spesso le sinapsi che dovrebbe avere una qualunque quasi 26enne normale non mi appartengono. Ho un nuovo smalto rosso, un'abbronzatura invidiabile, un milione di cose da fare, ma nessuna voglia di impegnarmici. Un nuovo taglio di capelli, un paio di chili in meno, un nuovo abbronzatissimo trombamico (che se non la smette di fare il grande uomo farà presto la fine del mio ex nuovo trombamico). Il solito tarlo che mi rode, ovvero l'uomo che m'ha spezzato il cuore. Ma è estate, la stagione del mojito, della leggerezza, delle canzoni truzze, del sesso casualemanontroppo, delle vacanze. E mentre aspetto con ansia la fine di luglio e progetto le mie fughe di agosto, ho deciso che scriverò una guida per quando i miei nipoti cresceranno. Perché non è facile essere adolescenti. Ancora meno diventarlo con mamme e zie come me e le mie sorelle. Quindi, cari pupetti, ricordate che le t-shirt truzze non sono in nessun caso ammesse, quindi spendete i vostri soldi in alcolici, in sigarette, in concerti, in dischi, in libri, in droghe leggere. Ma mai mai mai per magliette di Baci&Abbracci o frizzi e lazzi simili. E ricordatevi, pupetti miei: non c'è niente niente niente meglio del sesso. Nessun cioccolato né alcuna alterazione della realtà vi regalerà il piacere che una sana scopata consenziente sa darvi. Parola della zia, quella innamorata di uno che non la vuole più, che cerca di inebriarsi il cervello con altri chiodi niente male.

sabato 25 giugno 2011

Sentimenti unisex

Questa sera nella ridente città del centro-sud in cui vivo ho incontrato due uomini mano nella mano. E' una cosa rara in una realtà così provinciale, non credo di averne mai visti qui. A colpirmi non è stato tanto questo, quanto il fatto che i due fossero, almeno all'apparenza, nordafricani, quindi presumibilmente musulmani. Mi è sembrato un ottimo segno di speranza e di integrazione. Così mentre passavo oltre in macchina, complice il libro della Fallaci che sto divorando e la mia precaria situazione sentimentale, ho iniziato a pensare all'amore. Sono anni che m'interrogo su quale sia la forza che spinge a voler bene incondizionatamente a qualcuno, desiderare il meglio per questa persona, esserne attratto fisicamente nonostante i difetti fisici, perdonare tutti gli sbagli. Non credo che riuscirò a darmi una risposta, né tanto meno a spiegarmi le mie cicliche infatuazioni. Il pensiero s'è rivoltato in maniera naturale sull'unico che in questo momento vorrei. Quello che mi farebbe passare la voglia di birra, di festa, di ragazzi carini, di concerti, di estate vera. Tutte cose che al momento mi sto godendo in pieno, fingendo di essere una gran figa che può avere tutti gli uomini che vuole (e volete sapere un segreto? basta far finta di esserne convinte perché se ne persuadano anche gli altri!). Eppure c'è sempre il tarlo per cui rinuncerei a tutto questo. Quello per cui mi trasferirei in una nebbiosa città del nord accettando di fare anche la lavapiatti. Quello a cui perdonerei tutto il male che m'ha fatto e che ancora mi sta facendo. Quello con cui il sesso è sempre stato perfetto e io temo che non sarà mai più così con nessuno. E no, lui non è nemmeno così bello. Ha persino il naso troppo grande e pochi capelli. Ha un odore talmente buono che lo respirerei per ore. E sì, è pieno di difetti, testardo come un mulo e a volte persino un po' semplice. Io però ci andrei mano nella mano in capo al mondo. Come i gay musulmani che ho visto questa sera, che a dirla tutta non erano poi così attraenti. Non sarà davvero un cancro, questo amore, come sostiene la Fallaci? Non sarà una malattia inspiegabile e contro cui non si può lottare? Io in quarto di secolo non l'ho ancora capito, magari tocca restare in questa vita per almeno un altro quarto per riuscire a comprenderlo.

martedì 14 giugno 2011

Dammi questa mano zingara: la cartomante dei miei stivali

Era una giornata troppo bella, quella di ieri, per non uscire a festeggiare. Il quorum raggiunto, la valanga di sì per non privatizzare l'acqua, impedire il nucleare e il legittimo impedimento. L'aria d'estate sembrava avere un odore diverso, ancora più buono del solito. In strada anziani e bambini sorridevano e brindavano sventolando bandiere, ho visto la mia seconda città, governata da un sindaco di centrodestra, piena di vita come non era mai stata, pervasa da un desiderio di cambiamento che non tollera più certi metodi autoritari e la miopia di chi la regge. 
Così, riuniti gli amici quasi al completo, ci siamo piazzati nella nostra enoteca del cuore dalle 19.30 per festeggiare. Abbiamo brindato al quorum, a noi, al Paese, ci siamo riappropriati del "forza Italia", che magari ora la smetterà di evocare loschi figuri di bassa statura, abbiamo intonato Bella Ciao in tutte le varianti possibili. Quando il livello alcolico era già irrimediabilmente alto, l'oste ci ha annunciato che stava per arrivare una cartomante. Un po' per gioco un po' per ubriachezza mi sono fatta leggere queste fantomatiche carte, tra le ansie delle mie amiche che avevano paura di chissà che cosa. Non sono religiosa, ma sono ugualmente molto scettica su queste cose, anche se per gioco leggo gli oroscopi. M'aspettavo una sorta di fattucchiera con la palla di cristallo, il turbante in testa e un abbigliamento stravagante. Mi sono ritrovata seduta di fronte ad una donna sulla quarantina, un po' sovrappeso, vestita male, con i capelli sporchi e la pelle grassa e poco curata. Senza contare la montatura degli occhiali da vista di colore bianco, una delle cose che più feriscono il mio senso estetico. La cartomante mi ha chiesto se sono fidanzata, se lavoro, poi mi ha fatto scegliere un mazzetto fra i quattro in cui aveva diviso le carte. Ha iniziato male, dicendo che avevo chiuso l'ultima storia ma avevo fatto male, che lui prova qualcosa di forte per me, che vorrebbe ricominciare. Sbagliato: è stato lui a chiudere e anche se so che prova qualcosa per me, non vuole ricominciare. L'ho smentita e ha iniziato a correggersi, dicendo cose molto generali, basandosi sulle poche parole che le avevo detto io e arrampicandosi un po' sugli specchi. Per ultima è uscita la carta dell'innamorato, cosa che mi ha fatto sorridere non poco: il caso è davvero ironico, a volte. Lei ha concluso dicendo che lui tornerà se io gliene darò la possibilità, se dimostrerò di essere cambiata, se la smetterò di avere dubbi. Sono tornata a bere con gli amici prendendo in giro queste parole, senza farmi condizionare neanche un po'. Io, però, sono una persona mediamente intelligente e serena, che non ha bisogno di attaccarsi alle parole di certi personaggi per avere sicurezza. Ci sono persone che hanno problemi veri, che si lasciano condizionare da maghi/santoni/chiromanti e simili, finendo spesso sul lastrico e senza aver risolto le loro difficoltà. Mi chiedo con quale coraggio ci si può approfittare di gente che avrebbe bisogno di altri aiuti, ma ho capito che purtroppo esistono persone senza alcuna coscienza. 
A parte la divagazione moralizzatrice, oggi risento tantissimo dei prolungati festeggiamenti di ieri sera che sono consistiti in una quantità innumerevole di bottiglie di vino bianco e due amari alla liquirizia, una passione che non riesco ad abbandonare. Oggi, però, ho la faccia grigia, risento del poco sonno e del troppo alcole mi sento banale ed incapace. Ma il quorum si raggiunge una volta sola, continuo ad avere un grande sorriso. E poi, chissà, magari torna davvero e mi tocca persino ringraziarla, la cartomante con la pelle grassa.

sabato 11 giugno 2011

I coinquilini, ovvero la famiglia che ti scegli!

Io e coinquilina#2 abitiamo insieme dal lontano 2006. Io iniziavo il terzo anno di università, lei s'iscriveva al primo. Per giorni io e coinquilina#1 ci chiedevamo con curiosità chi fosse mai questa tizia con la passione per gli animali strani, che veniva in qualche modo a rompere un equilibrio. Coinquilina#2 è arrivata una domenica sera di inizio ottobre, timida, astemia, con i suoi animali esotici, una treccia e le sue mille valigie. Ricordo di aver pensato "è troppo magra e carina, non mi piace!". Sono bastati quattro giorni per farla ubriacare, vomitare, aprire al mondo e renderla una di noi. Da allora s'è formato questo magico trio che nonostante le avversità e le distanze non s'è mai sciolto del tutto. Tra me e lei, in modo particolare, c'è un rapporto che sembra più quello di due fidanzati. Violenti litigi, pianti, scenate. Poi tutto torna come prima e ricominciamo a bere, dire e fare cose molto stupide. Lei di me sa tutto, mi ha visto in condizioni talmente pietose che me ne vergogno da sola. Ci siamo viste senza trucco, ubriache, appena sveglie, vomitanti, in lacrime, mestruate, incazzate, felici, con la ridarella, ballare in modo ridicolo, mangiare e bere come camionisti, arrapate, innamorate, deluse e in qualunque possibile stato psicofisico. Ma tra me e coinquilina#2 ci sono differenze sostanziali. Io sono studiosa e secchiona (non si direbbe!): in cinque anni netti ho preso le mie due lauree e ora sono alla formazione post universitaria. Lei sta finendo la triennale, non le piace particolarmente lo studio, ma non vede l'ora di finire. Io m'innamoro ciclicamente di uomini improbabili tentando di convincere il mondo che sono favolosi. Lei detesta le relazioni serie e tenta di farmi aprire gli occhi invano. Io ho cellulite e inestetismi vari, mangio e bevo come uno scaricatore di porto, salvo rari momenti di lucidità in cui compro solo biscotti integrali e zucchine. Lei è magrissima e un paio di gambe notevoli, che mette in mostra con vestitini inguinali che per lei sono abiti, ma per il resto del mondo sono top. Eppure la sera, mentre io mi strucco e blatero le ultime cavolate della giornata, succede qualcosa di straordinario. Di fronte alla mia cellulite, lei si spalma enormi quantità di costosissima Somatoline. Lamentandosi, perché "da quando è all'università è diventata grassissima". Io sorrido, la lascio sfogare e non provo neppure a dirle "cosa ti lamenti a fare, guarda le mie gambotte". Io la lascio fare, perché, cavolo, siamo donne. E non bisogna mai contraddire una donna che si lamenta del suo aspetto fisico. Il rischio è quello di non uscirne indenni.

domenica 5 giugno 2011

Di tradimenti e dintorni

Immagino esista una teoria specifica, e se non esiste me la creo io. Le sere in cui ti senti gonfia, spenta, stanca, quelle in cui "no io solo un bicchiere e torno a casa ad un orario decente", sono quelle in cui non vorresti mai rientrare nemmeno con la luce del giorno che ormai ti ferisce gli occhi con il trucco colato. E così succede che in una di queste sere, diventata molto alcolica nonostante i buoni proprositi, incontri qualcuno che non vedevi da un po', per il quale hai sempre avuto un debole, non solo dal punto professionale. E complice quei cocktail che proprio potevate evitare, parlate parlate parlate. Del lavoro, delle vostre vite, di sesso, tradimenti, pettegolezzi su conoscenti comuni. Poi lui si fa avanti, confessandoti di aver tradito la donna con cui sta da anni, quella da cui vorrebbe un figlio, perché "si sente pronto, ha quasi 30 anni ed è innamorato". E mentre con la cannuccia colorata giri il tuo ennesimo cocktail, con fare da donna vissuta gli dici che no, lei non avrebbe dovuto perdonarlo, che io non farei mai un figlio con qualcuno che m'ha tradito già una volta. Eppure lui sembra sincero, un uomo atipico, ecco, che afferma senza problemi di amare la sua donna. Un ultimo cocktail, chiacchiere con gli amici, saluti, baci, alla prossima. 


Poi il sole spunta quasi completamente, ti viene voglia di fare colazione, giri per la città che si risveglia vestita ancora come la sera prima, senza troppa voglia di infilarti nel letto, nonostante sia sveglia da ormai 23 ore. Poi il trillo del cellulare ti avvisa un sms ricevuto. Ed è lui. L'uomo irreprensibile, quello che vuole un figlio, che ama la sua donna e non la tradirebbe mai più. E guarda caso vorrebbe tanto venire a casa tua a fare colazione, ma peccato non può muoversi, e io sono troppo lontana, e il destino non ci vuole far incontrare e bla bla bla. 


Io di uomini così ne ho visti un po', con alcuni m'è piaciuto giocare, ché tanto la tua ragazza chi la conosce, non è mica amica mia. Altri li ho subìti, che sparivano per giornate intere con scuse del calibro di "ho tenuto il cellulare silenzioso tutto il giorno e mi sono addormentato come un sasso senza controllarlo". Pietosi. Ma allora, mi chiedo, è così difficile darsi completamente ad una persona? Senza sotterfugi, senza il bisogno di tradirla, senza cercare conferme altrove. Semplicemente con l'onestà di lasciarla quando si sente il bisogno di andare a letto con un'altra - perché può capitare, siamo fatti anche di istinti animali. Io non sono una di quelle che sognano l'abito bianco, il "vissero felici e contenti" o la monogamia per la vita. Mi piace conoscere gente nuova, sperimentare la compagnia di uomini diversi, anche i loro corpi, perché no? 


Ma m'è capitato di provare qualcosa di molto intenso. Non so se potesse definirsi amore, ma era qualcosa che ci si avvicinava molto. E mai ho desiderato assaggiare le labbra di un altro, sentire il suo sapore, avvicinarmici talmente tanto da riuscire ad inspirare l'odore del suo corpo. Non è onesto, non è rispettoso. 




E, soprattutto, uomini, provarci dopo aver raccontato di volere un figlio dalla donna che amate alla follia, non è sintomo di grande classe.