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lunedì 19 dicembre 2011

News

Non ho grandi notizie, in realtà. Di nuovo c'è che ho tagliato i capelli cortissimi, che sono ingrassata (odio già il Natale, mi ritroverò obesa il 6 gennaio) e mi detesto per questo. E sì, mi piace uno. Uno che mi vergogno a guardare negli occhi e a cui rivolgo pochissimo la parola. Io che mi vergogno: è praticamente un ossimoro. Uno non usato, non pazzo, non drogato, non poligamo, non maleducato, non puzzolente. Uno laureato, profumatissimo, simpatico, capace di scrivere/parlare in italiano corretto, timido. Se me lo descrivessero stenterei a credere nella sua esistenza, eppure l'ho avuto davanti agli occhi per tutta la sera, lo giuro. Cena di gruppo e poi cinema in quattro, ché nessuno voleva vedere quel film. Seduti lui, io, amica e amico che si frequenta/sta insieme ad amica (non s'è ancora ben capito). Loro si sbaciucchiavano e noi commentavamo il film. E io potevo sentire il suo odore e desideravo tanto sfiorargli un braccio, ad un certo punto ho pensato quasi di farmi coraggio e fare qualche gesto plateale. Ma poi mi sono ricordata che proprio oggi ho letto di uno condannato per aver palpeggiato una donna in un cinema e non vorrei fare quella fine.
E insomma sì, mi piace uno. Con un nome e un lavoro normali. E per un attimo ho avuto la malsana idea che mi piacerebbe conoscerlo, uscirci a cena senza ubriacarci, non andarci subito a letto, ma aspettare persino a dargli un bacio. Guardare un film, scoprire qual è il suo libro preferito e farmi raccontare la sua vita. Poi l'idea malsana m'è passata, soprattutto considerando che lui dei miei folli progetti non sa nulla. E a dire il vero non ho mica capito se io gli piaccio almeno un po'. Sembro una 14enne, lo so.
Ma la verità è che sono immensamente felice perché il peso sullo stomaco che avevo da mesi scompare a poco a poco. Perché per quanto non mi piaccia il Natale quest'anno provo meno fastidio del solito. Perché sembra che io sia riuscita a cancellare dal mio cervello qualcuno che non vuole far più parte della mia vita. E finalmente mi sono convinta che è lui che ci perde. E per una volta lo dico senza mentire a me stessa.
E insomma sembra che io, il tizio (nuovo), i miei amici e i suoi amici rischiamo seriamente di trascorrere insieme il Capodanno. E io lo so come ci riduciamo a Capodanno. E lo so che potrei dare il peggio di me. Ma, dicono, anche lui potrebbe non essere del tutto sobrio. Vorrei evitare di fare i soliti casini alcolici, ma tanto so che ogni volta me ne convinco, me lo ripeto anche mentre sono ubriaca, ma poi finisce sempre così.
Adesso però chiudo questo post delirante da letterina di Cioè, ché è il caso di dormire. Ma dato che le letterine si concludevano sempre con una domanda, voi che dite, come faccio a far capire al tizio molto timido di cui sopra che mi interessa?
Confusa1985

lunedì 28 novembre 2011

Che amica sei*

Sono reduce da un weekend con due delle amiche più preziose che la vita mi abbia regalato. Un weekend fatto di molto sushi e molti dolci, tantissimo alcol, confessioni, risate e la consapevolezza che certi legami non si spezzano neppure dopo anni, si può stare lontane per mesi, ma sembra di non essersi mai lasciate. 
Quando stai così bene, quando ti circondano persone così belle, il resto non conta. Trovi il coraggio di tagliare i rami secchi, ti godi il sole primaverile della capitale, non ti preoccupi dei chili di troppo che ti stai regalando. Da domani si torna a regime, si smette di festeggiare e si ricomincia la vita vera. Ma voglio essere ottimista, voglio pensare che presto, nei primi mesi del nuovo anno al massimo, raggiungerò tutti i miei obiettivi. E' questa la potenza delle amiche.


domenica 6 novembre 2011

Ode to my family



Non ho più molte parole. Per la mia salute zoppicante, per i miei sentimenti non corrisposti, per l'assoluta precarietà del mio lavoro e la miseria della mia paga.
Per questa Italia, governata da una classe politica indegna, dove si muore per una perturbazione atmosferica e i più si indignano per il rinvio di una partita di calcio. 

Poi però ho parlato con un'amica. Una di quelle perle che capitano nella tua vita per caso e tu ti senti, nonostante tutto, fortunatissima. Le ho detto che mi piace il ragazzo che sta frequentando. E' carino, educato, simpatico, intelligente e rispettoso. E lei mi ha detto che potrebbero anche sposarsi, e che il mio posto da testimone è assicurato. Ho sorriso e mi sono commossa. 

Perché nonostante la vita sia spesso complicata e difficile, per fortuna esistono persone che ti stanno vicino. A prescindere dalle cavolate che fai, dallo stato in cui sei, dalle lacrime che versi. Loro si mettono lì, ti stringono la mano, ti offrono un aperitivo, ti lasciano parlare, ti fanno i capelli e ti truccano per farti sentire meglio. Sono queste persone che ti fanno pensare che la vita, nonostante tutto, è piena di cose belle degne di essere godute fino in fondo. 

E spesso mi scordo che di amiche - e di un amico - così ne ho più di quante potessi sperare. E' che ho una rumorosa famiglia allargata, due sorelle un po' fuori di testa, due genitori che mi hanno regalato un'educazione di cui vado fiera, due nipoti bellissimi, due cognati pazienti e disponibili. Quando penso che mi manca qualcosa di grande che non ho più, dovrei ricordarmi un po' più spesso del tesoro prezioso che ho. E che rimane nonostante i difetti, gli sbalzi d'umore e l'insoddisfazione.


lunedì 24 ottobre 2011

Ciao Sic

Avrei voluto scrivere un post divertente e brillante. Sul fatto che un'ora prima di salire sull'aereo, venerdì, ho saputo di aver passato l'esame con un ottimo voto. Sul mio bellissimo weekend con le amiche del cuore. Sui bei locali milanesi e sull'inutilità delle fighe di legno che vanno alle serate a base di rock per restare impalate con i loro golfini di alta moda. 
Ma questa mattina mi sono svegliata con una notizia orrenda. Marco Simoncelli è morto in gara, mentre faceva ciò che amava. E questi giorni stupendi si sono ricoperti di un'ombra amara. 
Ho iniziato a seguire il motociclismo contagiata da mia sorella. Non sono fanatica, non mi sveglio di notte per guardare le gare, ma ne so qualcosina e se capita mi guardo volentieri le corse. 
Il Sic mi era particolarmente simpatico. Aveva 24 anni, un paio in meno di me, e un viso buffo e simpatico. Mi piacevano i suoi ricci prepotenti, ho sempre desiderato toccarli. Adoravo il suo accento romagnolo marcato. Lo prendevo un po' in giro quando cadeva, ma mi dispiaceva, perché in fondo fai sempre il tifo per quelli in cui ti rivedi un po', quelli testardi e appassionati che non mollano mai
La sua morte mi ha colpito profondamente. L'uomo di cui ero innamorata è un appassionato motociclista e credo di aver capito qualcosa di quel mondo solo quando lo sentivo raccontare dei suoi viaggi in moto, della bellezza delle due ruote, della sensazione di libertà. Credo che noi "profani" non possiamo capire. 
Ho letto e sentito molte banalità, frasi intrise di bieco cinismo, cattiverie gratuite. Io penso che nessuno dovrebbe morire a 24 anni. Nessuno dovrebbe morire mentre segue una passione, che sia pericolosa come la moto Gp o sedentaria come l'uncinetto. 
Ho un bruttissimo rapporto con la morte, è una cosa che non riesco ad accettare. E io voglio pensare che domenica prossima accenderò la tv ad ora di pranzo e sentirò Guido Meda dire che il Sic è caduto ed è incazzato per non aver potuto finire la gara. E dopo arriverà una delle innumerevoli pubblicità di cui è protagonista e come al solito esclamerò: "Ma Simoncelli quest'anno pubblicizza proprio tutto?". Io certe cose non vorrei vederle, mai. 
Ciao Marco.

domenica 25 settembre 2011

Diventare grandi

Vi è mai capitato di rendervi conto che qualcosa in voi è cambiato radicalmente, da qualche tempo, ma di prenderne coscienza solo in quel preciso istante? Cambi di gusti, atteggiamenti, valori, idee, comportamenti. Mi è capitato quando ho smesso di mangiare il gelato alla nocciola, quando ho iniziato a nutrirmi di zucchine, quando ho iniziato a fumare mentre dicevo che non sarebbe mai successo. Quando ho compreso che anche il sesso senza amore aveva un suo perché, quando ho deciso che non avrei più tollerati i comportamenti di alcune persone intorno a me. 
Ultimamente, all'improvviso, qualcosa è cambiato. Perché potrai anche prendere due lauree, riuscire a sopravvivere senza essere fagocitata dal disordine, imparare a preparare qualche pietanza per non morire di fame. Ma non potrai mai dire di essere diventata grande fino a che non riuscirai, da sola, a prendere le cimici (rigorosamente con strati di fazzoletti o carta igienica) per buttarle nel wc. Ecco, negli ultimi tempi ho preso consapevolezza di me e mi sono fatta coraggio. Ho smesso di piangere, tremare e provare disgusto (quello non passa mai, ma almeno cerco di camuffarlo). Ora sono davvero pronta per affrontare il mondo da sola!

p.s.: Questo post è frutto dell'inutilità della mia vita negli ultimi giorni: chiusa in casa da venerdì per una fastidiosa influenza, avrei solo voglia di uscire a farmi una birra, ma sono costretta a letto con lancinanti dolori allo stomaco, decimi di febbre e una narcolessia che non avrò nemmeno a 90 anni. 

lunedì 5 settembre 2011

Storia d'amore di un'altra vita

Non avremmo mai potuto trascorrere la vita insieme. Mi avresti portato ogni estate in montagna, a camminare e sudare. Io che sono pigra fino all'inverosimile e adoro il mare, il sole, la salsedine sulla pelle. Mi avresti obbligato ad andare a correre alle 19, l'ora dello spritz, delle patatine e delle chiacchiere libere e un po' brille. Avresti insistito per insegnarmi a sciare, e io no, che ho le ginocchia storte e sono freddolosa e ho paura di farmi male. 
La domenica mattina mi avresti svegliato prima delle 10, che dopo non sta bene, e magari mi avresti preparato anche la colazione. Succo d'arancia e Nutella, per farmi ingrassare ancora di più. Mi avresti fatto raffiche di domande prima che io bevessi la mia dose formato famiglia di caffè. E ti ci vedo, a fare la spesa alla Coop. "Ho dimenticato il caffè, ma ho trovato la Nutella da 3 kg". Ti saresti dimenticato che non posso mangiare il formaggio e la panna e ne avresti acquistati in quantità esagerate. 
Avresti certamente preso in giro le mie lacrime di fronte a Roberto Saviano e la mia passione per il rosa e i miei bagagli esagerati. Mi avresti detto che sono un'alcolizzata, che ogni mio aneddoto divertente inizia con "Ero ubriaca". Avresti bruciato tutti i miei dischi preferiti "che a me questi gruppetti italiani non piacciono" e la t-shirt degli Afterhours. 
Sì, va bé, insieme avremmo cantato De André e letto Internazionale e girato per il mondo con la macchina fotografica e l'iPod ballando ska stando attenti a non rimanere mai senza sigarette. Ma io quella tua amica lamentosa e il tuo berretto di lana, in tutta sincerità, non li avrei tollerati per la vita. 
"Mi piaci, mi piaci davvero. E' il momento sbagliato". Sì, in un'altra vita, magari.

lunedì 13 giugno 2011

Sindrome della domenica sera

Il 41,1% degli italiani aventi diritto è andato a votare per il referendum. E fra questi ci sei anche tu, che sei tornato nel paesello sui monti perché sei un bravo cittadino di sinistra. E questa notte mi hai scritto la mail più sincera e piena di te che abbia mai letto. E non so quando riuscirò a guarire da te, devi avermi stretto così forte quella mattina in cui ti piacevo con la coda di cavallo, da non riuscire ad uscire più. E io ti ho risposto con la mail più sincera e piena di me che sia mai stata in grado di scrivere. Perché non ha senso fingere che tu non ci sia ancora, in molti dei miei pensieri. Aspetto un cenno che potrebbe non arrivare mai. E pensare che il nostro ultimo incontro debba restare di fronte ad una grande stazione del nord Italia, con il traffico delle 8 del mattino, mentre il cielo "grigio come un blocco di ghisa" ci ghignava che dovevi muoverti per andare al lavoro, non è allettante. E vorrei dirti che non fumo da almeno quattro giorni, ma domani mattina la prima cosa che farò appena uscita di casa sarà rifugiarmi dal tabaccaio. E vorrei dirti un milione di cose, ma è già lunedì, fra pochissime ore la mia sveglia suonerà e mi pentirò persino di averle pensate. E mi sentirò ridicola, quindi passerò il giorno nell'attesa del lunghissimo aperitivo che mi regalerò domani. E penserò a quando ti ho portato per la prima volta nella mia enoteca preferita, che tu hai preso una cedrata perché il vino non ti piace. E ordinerò un altro bicchiere di vino, anche per te. Che magari in un'altra vita ci incontriamo e tu hai imparato a bere e a brindare guardandosi negli occhi.