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lunedì 19 dicembre 2011

News

Non ho grandi notizie, in realtà. Di nuovo c'è che ho tagliato i capelli cortissimi, che sono ingrassata (odio già il Natale, mi ritroverò obesa il 6 gennaio) e mi detesto per questo. E sì, mi piace uno. Uno che mi vergogno a guardare negli occhi e a cui rivolgo pochissimo la parola. Io che mi vergogno: è praticamente un ossimoro. Uno non usato, non pazzo, non drogato, non poligamo, non maleducato, non puzzolente. Uno laureato, profumatissimo, simpatico, capace di scrivere/parlare in italiano corretto, timido. Se me lo descrivessero stenterei a credere nella sua esistenza, eppure l'ho avuto davanti agli occhi per tutta la sera, lo giuro. Cena di gruppo e poi cinema in quattro, ché nessuno voleva vedere quel film. Seduti lui, io, amica e amico che si frequenta/sta insieme ad amica (non s'è ancora ben capito). Loro si sbaciucchiavano e noi commentavamo il film. E io potevo sentire il suo odore e desideravo tanto sfiorargli un braccio, ad un certo punto ho pensato quasi di farmi coraggio e fare qualche gesto plateale. Ma poi mi sono ricordata che proprio oggi ho letto di uno condannato per aver palpeggiato una donna in un cinema e non vorrei fare quella fine.
E insomma sì, mi piace uno. Con un nome e un lavoro normali. E per un attimo ho avuto la malsana idea che mi piacerebbe conoscerlo, uscirci a cena senza ubriacarci, non andarci subito a letto, ma aspettare persino a dargli un bacio. Guardare un film, scoprire qual è il suo libro preferito e farmi raccontare la sua vita. Poi l'idea malsana m'è passata, soprattutto considerando che lui dei miei folli progetti non sa nulla. E a dire il vero non ho mica capito se io gli piaccio almeno un po'. Sembro una 14enne, lo so.
Ma la verità è che sono immensamente felice perché il peso sullo stomaco che avevo da mesi scompare a poco a poco. Perché per quanto non mi piaccia il Natale quest'anno provo meno fastidio del solito. Perché sembra che io sia riuscita a cancellare dal mio cervello qualcuno che non vuole far più parte della mia vita. E finalmente mi sono convinta che è lui che ci perde. E per una volta lo dico senza mentire a me stessa.
E insomma sembra che io, il tizio (nuovo), i miei amici e i suoi amici rischiamo seriamente di trascorrere insieme il Capodanno. E io lo so come ci riduciamo a Capodanno. E lo so che potrei dare il peggio di me. Ma, dicono, anche lui potrebbe non essere del tutto sobrio. Vorrei evitare di fare i soliti casini alcolici, ma tanto so che ogni volta me ne convinco, me lo ripeto anche mentre sono ubriaca, ma poi finisce sempre così.
Adesso però chiudo questo post delirante da letterina di Cioè, ché è il caso di dormire. Ma dato che le letterine si concludevano sempre con una domanda, voi che dite, come faccio a far capire al tizio molto timido di cui sopra che mi interessa?
Confusa1985

lunedì 28 novembre 2011

Che amica sei*

Sono reduce da un weekend con due delle amiche più preziose che la vita mi abbia regalato. Un weekend fatto di molto sushi e molti dolci, tantissimo alcol, confessioni, risate e la consapevolezza che certi legami non si spezzano neppure dopo anni, si può stare lontane per mesi, ma sembra di non essersi mai lasciate. 
Quando stai così bene, quando ti circondano persone così belle, il resto non conta. Trovi il coraggio di tagliare i rami secchi, ti godi il sole primaverile della capitale, non ti preoccupi dei chili di troppo che ti stai regalando. Da domani si torna a regime, si smette di festeggiare e si ricomincia la vita vera. Ma voglio essere ottimista, voglio pensare che presto, nei primi mesi del nuovo anno al massimo, raggiungerò tutti i miei obiettivi. E' questa la potenza delle amiche.


sabato 19 novembre 2011

Motori di ricerca

Una comparsata veloce per dirvi che qualcuno è arrivato al mio blog googlando "muore 26 anni mononucleosi". Ora, mio caro visitatore, la mononucleosi sarà anche fastidiosa, ma ti assicuro che non si muore. Io sono (quasi) sopravvissuta! Un giorno dedicherò un post alle vie strane che portano i visitatori sul mio blog, tipo "come fanno sesso i truzzi" (in modo diverso da noi non truzzi?) o "pubblicità burger king" (come siano approdati qui è un mistero!)
Come trascorrerete questo sabato? Io birra tranquilla con amici, ché fa troppo freddo e siamo tutti molto stressati e stanchi. Buon weekend!

venerdì 18 novembre 2011

26

Qualche giorno fa ho compiuto gli anni. Ventisei. E comincio a realizzare solo ora che sono assai lontana dai miei 20 anni ubriachi e spensierati e mi sto velocemente avvicinando ai 30. Trenta. La generazione che mi sembrava così lontana giusto dieci anni fa, quando in quel cinema di una località di mare ho visto "L'ultimo bacio" e ho pensato "chissà dove sarò io a quasi 30 anni?". 

Ecco, a quasi30anni-anzi26, non sono esattamente dovrei avrei sperato. Ho un paio di lauree e un master per decorare il muro con pergamene decorate. Ho qualche storia sbagliata dietro le spalle, una più sbagliata delle altre. Ho moltissimi conoscenti e pochi amici veri, ma mi ritengo immensamente fortunata. Ho due lavoretti molto precari, che non mi permettono di lasciare casa di mamma e papà. Ho un ex fidanzato che nella giornata del mio compleanno mi ha mandato due sms e mi ha chiamato appena uscito dall'ufficio, fermandosi in macchina nel parcheggio, hai visto mai che io scappassi. Un ex fidanzato che dice che no, non possiamo stare insieme, ma poi ricorda tutte le mie scadenze importanti e quando ho l'influenza mi scrive per sapere se sono guarita. Un ex fidanzato con cui si finisce inevitabilmente a parlare di sesso, di quanto fossimo belli noi due insieme. Un ex fidanzato che mi chiede se dall'ultima volta che abbiamo parlato sono stata a letto con qualcuno, e si rallegra per il mio no. 

Ecco, se dieci anni fa mi avessero chiesto dove sarei stata a 26 anni, non mi sarei di certo vista qui. A combattere con il mio misero stipendio, a chiedermi perché una persona può essere tanto limpida e complicata insieme, a desiderare fortissimo di essere altrove, di resettarmi il cervello. Avrei risposto che sì, mi sarei vista laureata, con un fidanzato mediamente attraente e molto intelligente, di certo non nella mia ridente cittadina natale a correre da una parte all'altra come una pazza. 

C'è qualcosa di molto ingiusto in tutto questo, è ingiusto nei miei confronti e nei confronti delle molte, troppe persone che si sono impegnate per dare il massimo. La maturità con un voto buono, la triennale nei tempi, la specialistica prestissimo, che ho fretta di finire. Due anni di master, ché questa società bisogna affrontarla con la giusta preparazione e con tutti questi titoli "tu precaria non finirai mai, sei troppo sveglia, meriti il successo". 
Decisamente, dieci anni dopo sono dalla parte opposta rispetto a dove mi sarei immaginata la sera della mia sedicesima festa di compleanno (era un sabato, compito di storia dell'arte al mattino e festa a sorpresa degli amici la sera: sì, lo ricordo perfettamente perché è stato uno dei compleanni più belli e sì, ho molta memoria per le cose inutili). Quella sera ho bevuto uno dei miei primi amari Montenegro e mi sono sentita, finalmente, "grande". Pensavo che finalmente mi avrebbero preso sul serio, che forse i miei genitori avrebbero allungato il coprifuoco, che potevo iniziare a dire/fare/pensare, perché a 16 anni non sei più come a 15, ancora troppo vicina ai 14. A 16 anni cominci a guardare ai 18, alla patente, al libretto delle giustificazioni, al diploma e all'università. A 16 anni non ci pensi che 365 giorni passano in un attimo e scorrono dieci volte senza che tu riesca ad accorgertene. 

Ma io per ora non ci voglio pensare. Voglio continuare, ancora per qualche giorno, a respirare la felicità della sera dei miei 16 anni. Il profumo nuovo, il Montenegro, gli amici, il "chissà come saremo fra dieci anni". Anche se uso lo stesso profumo di Calvin Klein da quattro anni, anche se ho bevuto migliaia di amari (e molto altro), anche se alcuni degli amici dell'epoca sono stati allontanati dalla vita (ma qualcuno, per fortuna, è rimasto vicinissimo a me). Voglio ancora sorridere, godermi i regali e la cena, pensare che ho ancora molto, moltissimo tempo per dire/fare/pensare/decidere. In fondo l'aspettativa di vita è sempre più lunga e io sono praticamente una teenager, no? 

venerdì 11 novembre 2011

Libido e altre storie

A me mica l'aveva detto, il medico, che la mononucleosi porta anche un incredibile calo della libido. Che poi in fondo è meglio così, che di uomini appetibili all'orizzonte ce ne sono pochi. A parte lo sgrammaticato, che sabato sera mi si è dichiarato sul divanetto di una discoteca semivuota tentando di ottenere qualcosa facendomi bere. E niente, non la smetteva, nonostante io stessi chiacchierando con la mia amica e gli abbia spiegato chiaramente che no, non ce n'è, in questo periodo non ho proprio voglia di sentire nessuno. Ah, poi c'è il mio ex ragazzo che mi manda messaggi a doppio senso e insiste che devo andare a prendermi il mio regalo. Ma mica ho ben capito se mi prende in giro o fa sul serio. La teoria più accreditata è che, dato che sta perdendo capelli, ha bisogno di sicurezza. E ad ogni centimetro di stempiatura corrisponde l'aumento dell'aria da uomo che non deve chiedere mai. Le persone cambiano. Ma io preferisco non pensarci, perché mi sale il sangue al cervello. 
Nel frattempo l'Italia sta per cadere a rotoli, ma almeno ci stiamo per liberare di Berlusconi, che io odio e ho sempre odiato. In fondo, però, mi fa pena. E' pur sempre un uomo anziano che credeva di essere invincibile e sta perdendo tutto. Un po' come i matti dei film che credono di essere Napoleone. In fondo ho un cuore anch'io, basta solo saperlo scoprire.

giovedì 3 novembre 2011

Uomini assurdi volume V: la ventosa

Lo so, negli ultimi tempi sono stata lamentosa e triste. Ma per fortuna pochi giorni fa ho ripescato nella memoria un episodio per il quale le amiche ancora mi deridono. Ecco allora che torna la rubrica di successo "gli uomini assurdi della mia vita", con la quinta puntata: l'uomo ventosa.

Era l'estate del 2008, io ero una studentessa 22enne al primo anno di specialistica alle prese con l'ultimo esame della sessione estiva. Dei 4 libri da studiare non mi entrava in testa nulla, la tesina che dovevo presentare era una vera schifezza, così colsi al volo l'invito per quel sabato di luglio. Era la festa di laurea di 4 amici più grandi di me di qualche anno che adoravo, perché con loro avevo trascorso le serate più divertenti e alcoliche di quell'anno. La serata era a base di molto cibo e ancora più alcol. Io avevo un nuovo taglio di capelli ed ero magrissima (e fighissima). In più indossavo un top rosso molto scollato e avevo osato persino mettere i tacchi (perché la mia memoria prediliga certi particolari rimarrà sempre un mistero). Non ci volle molto per essere tanto ubriaca da capire ben poco. Eppure cercavo di continuare a darmi un tono. Mi ero messa a parlare con un rasta (che stranamente non mi piaceva) e con un ragazzo romano molto carino, che faceva un lavoro interessante, parlava 3 lingue e sembrava starci. Ma, chissà come, finii a chiacchierare con un bancario, noioso e vestito male. Aveva una camicia viola a maniche corte, una cravatta larga in tinta, jeans tagliati a pinocchietto e ciabatte da vecchio tedesco. Io cercavo di seminarlo andando in bagno, ma lui mi seguiva. Risultato: ci prova proprio lì, tra il lavandino e il cestino della carta. Questa è una cosa che ho sempre odiato, che dimostra che sei veramente messo male: capisco che sono ubriaca, ma seguirmi in bagno per limonarmi è davvero squallido! Purtroppo io ero davvero molto ubriaca, così non solo ci sono stata, ma mi sono fatta anche prendere dall'entusiasmo
Durante il taglio della torta, però, uno dei festeggiati si è stappato una bottiglia di spumante magnum nell'occhio, una cosa non proprio piacevole. Così, mentre si decide se portarlo o meno in ospedale (e mentre il bancario non mi si stacca più di dosso), il festeggiato accecato mi si avvicina e, ancora più sbronzo di me, sorretto dalla ragazza, mi fa: "Certo che in questi mesi ti ho visto andare con tutti, ma con me non ci hai mai voluto fare niente!". Inutile dire che volevo scomparire, soprattutto perché ho notato la furia omicida della fidanzata verso di me (anche se in realtà avrebbe dovuto apprezzare che non avevo mai osato toccare il suo uomo!). Alla fine il gruppo si divide: alcuni accompagnano il malcapitato al pronto soccorso, gli altri vanno al mare per fare il bagno di notte (quando si dice l'equità...). Io rientro nel corteo diretto all'ospedale, ma il bancario decide di restare in macchina per continuare a "farci le coccole". Non so quanto tempo sia passato, ma alla fine il festeggiato accecato viene dimesso con una benda. Andiamo tutti a casa sua e il bancario (che non abitava nella nostra città, ma era venuto solo per la festa) decide di prendere la valigia e dormire da me, perché lì c'erano già troppi ospiti. 
Fin qui va bene. Ma io, sarò naif, metto subito le cose in chiaro: se vieni a dormire da me, ma non ho nessuna intenzione di concedermi, io te lo dico da subito. Tieni le mani a posto, perché si dorme. E a lui avevo detto la stessa cosa. Arrivati a casa mia già non ne potevo più, tanto era insopportabile nel parlare e appiccicoso. Io mi piallo sul letto vestita, ormai palesemente annoiata e inacidita. Ma lui, poco acuto, non si rassegna. Infila le mani ovunque, mi alza la gonna, cerca in tutti modi, con una certa disperazione, di portarmi a letto (nel senso biblico del termine, a letto in effetti ci eravamo già). Alla fine, stremato, dice persino "tanto a te cosa cambia, devi solo toglierti i vestiti!". Certo, perché io sono una bambola gonfiabile e hai un rapporto con me mentre dormi. Io non cedo, la sbronza sta passando e lo detesto sempre di più. Mi metto a ronfare, fino a che ad un'ora indefinita suona la sveglia del suo telefono. Lui comincia ad accarezzarmi e a baciarmi, cosa che detesto. Non solo perché chi mi conosce sa che appena sveglia deve lasciarmi in pace, a malapena può dire "buongiorno", ma perché se non c'è una certa confidenza e sintonia - sesso a parte - non tollero certi gesti affettuosi. Sì, è cinismo e forse è anche un controsenso, ma sono fatta così. C'è stato solo un uomo a cui al mattino abbia permesso di parlarmi e strapazzarmi e credo che quella sia la forma più alta di amore di cui io sia capace. 
Tornando al bancario, mentre mi accarezza tenta di dirmi chissà quali parole dolci, a cui io rispondevo con uno dei miei tipici grugniti da prima mattina. Ricordo solo che mi diceva "ora vado a fare colazione, che dici, me la merito una buona colazione?". Il mio pensiero è stato: "sti cazzi, chi ti conosce, ti sei autoinvitato a dormire da me e ora rompi pure le palle?". Credo di averglielo anche detto grugnendo. Ad ogni modo lui insiste perché lo accompagni alla porta, ma io gli dico "scusa, sono stanca e ieri ho bevuto troppo, non riesco ad alzarmi". Così un perfetto sconosciuto esce da casa mia con il trolley e la coda tra le banche. 
Pensavo di essermene liberata, e invece no. Nei giorni successivi mi chiama, raccontandomi che tornato a casa dell'amico (il festeggiato accecato) nessuno gli aveva aperto, così si era messo a dormire in macchina, a luglio, col motore acceso per poter tenere l'aria condizionata e non morire liquefatto. Ammetto che per un nanosecondo mi sono sentita in colpa. 
Qualche giorno dopo incontro il festeggiato accecato e mi dice che ha una cosa per me. Era un biglietto di auguri per una laurea, di quelli pseudoscherzosi (e odiosi) con i pupazzetti. Me lo aveva comprato il bancario, devo ancora averlo da qualche parte, mi fece ridere moltissimo. E speravo fosse finita lì. Invece il sabato successivo c'era un'altra festa di laurea, a cui chissà come era riuscito a farsi invitare. E il pomeriggio mi manda un sms: "Allora ci vediamo stasera e festeggiamo insieme?". Presa dal panico chiamo coinquilina che tentava di studiare nella sua stanza e le chiedo cosa fare. Lei è tassativa: non rispondere, se è necessario spegni il telefono. Ora, a me non piace essere scortese, rispondo a tutti anche a chi non mi interessa, anche a chi è sgrammaticato e non se lo meriterebbe. Ma il bancario mi faceva persino paura. Così ho seguito il consiglio della mia amica, pensando che la sera, quando me lo sarei ritrovato faccia a faccia, avrei improvvisato. Arrivate alla festa veniamo subito travolte da un vortice di chiacchiere e bicchieri. Lo vedo da lontano, ma ancora oggi non so dire se sia stata solo una mia allucinazione. Perché lui non m'è venuto a salutare, io mi sono persa nella confusione alcolica. E intorno all'una mi è venuto a rapire un tizio che avevo iniziato a sentire da qualche giorno e che si sarebbe rivelato il più grande errore della mia vita. Ma questa è un'altra storia.

domenica 16 ottobre 2011

Lei, lui e i nazisti grammaticali

Lei aveva quasi 26 anni, leggeva da quando ne aveva 4, scriveva senza errori dalla quarta elementare, era precaria. Negli ultimi 10 mesi era stata mollata dal fidanzato migliore che potesse trovare, aveva avuto una serie di storie per tamponare il dolore, aveva fatto un esame importante, aveva preso - dulcis in fundo - la mononucleosi. E chissà dove, poi, visto che l'unico con cui aveva contatti ravvicinati godeva, in apparenza, di ottima salute, e lei pensava di essere scampata al pericolo dopo i 18 anni. Lei non voleva rapporti seri, se non con il fidanzato di cui sopra, e soprattutto non voleva dare spiegazioni a nessuno sulla sua vita.
Lui di anni ne aveva 30. Aveva un lavoro vero, stabile, per cui non servivano qualifiche particolari, ma ogni mese riceveva una stipendio vero. Lui la riempiva di sms e attenzioni, l'aveva invitata a cena, tormentava una delle migliori amiche di lei per averne notizie. Lui era lanciatissimo, credeva che tra loro "ci fosse qualcosa" e glielo scriveva, nonostante il proverbiale distacco di lei. Lui diceva di non capire e lei aveva tentato di rendere chiara la cosa: ok, ceniamo insieme, beviamoci, divertiamoci. Ma non verrò a letto con te, non è sicuro che succederà qualcosa, quella serata potrebbe rimanere isolata e concludersi con un bacio sulla guancia e buonanotte. E non solo per la mononucleosi, lei lo giurava, che forse avvicinandosi ai 30 anni aveva capito che è meglio non infilarsi in situazioni pesanti. 
Lui, comunque, stava già peggiorando la sua situazione con la pesantezza e l'insistenza. Fino a che, un giorno, aveva scritto la parola propio in un sms. Proprio così. E un errore ci può stare, che con questi touch screen ogni tanto ti scappano le lettere, e lo sapeva bene lei, che non riusciva ad arrendersi all'iPhone per colpa delle sue dita tozze. Poi, però, era arrivato un altro sms. Ancora propio. E lei non sapeva mica se a quel punto poteva perdonarlo, lei che dell'italiano corretto aveva fatto una crociata, lei avida lettrice e scrittrice, lei che aveva sempre giurato a se stessa di non uscire mai - mai - con uno che sbagliasse i congiuntivi. Questo non era previsto, tutte gli imperativi morali vacillavano, questo era persino peggio dei congiuntivi, cavolo, non li leggi i giornali (no), non ascolti le telecronache delle partite, non ti accorgi dell'avvolgente suono della R?
E lei a questo punto era sempre più perplessa. Perché va bene che stare da sola a volte è pesante, che la domenica pomeriggio, con questo freddo, era abituata a stare con lui o ad accompagnarlo in stazione. Ma dare spazio ad uno sgrammaticato non sarebbe come violare il proprio codice etico? Sono dilemmi seri, soprattutto per una in preda alla mononucleosi e alla pressione bassa, che aveva abbandonato una festa a base di vino con gli amici dell'università per farsi riportare a casa, debole e stanca.  

venerdì 30 settembre 2011

Gli esami non finiscono mai

Non sono mai stata molto brava a dare consigli e non affiderei alle mie cure neppure un criceto, figuriamoci un bambino/ragazzino. Ma qualcosa di buono l'ho fatto: sono sopravvissuta indenne (questo è opinabile, diciamo che non mi sono ancora tagliata le vene...) a 8 anni di scuola dell'obbligo, 5 di liceo, 5 di università, 2 di master. E ora, a poco più di una settimana dall'esame più importante della vita (perché lo diceva quello che gli esami non finiscono mai), ho quasi imparato a gestire l'ansia e lo stress.
E' vero, certe emozioni non ti abbandonano mai, neppure al quasi-cinquantesimo esame universitario, quando per l'ennesima volta ti siedi in una posizione scomoda davanti al prof di turno e alla fine dell'esame firmi svogliatamente il verbale. Ma ci sono alcune, semplici regole, che possono davvero salvare la vita ed evitare di ridursi a larve prima di veder sfiorita la giovinezza.

No al pelo selvaggio
Non abbandonate cerette o rasoi: non sapete mai cosa può succedere. Non voglio certo lanciare vagonate di malizia, ma piuttosto raccontarvi che pochi giorni fa stavo per essere presa in pieno ad un incrocio da un furgone. E, come la mamma insegna, se non mi fossi fatta la ceretta alle gambe, cosa avrebbero pensato di me gli operatori del 118? Per fortuna sono riuscita a sterzare e a buttarmi sull'altra corsia evitando frontali. Macchina salva e ceretta inutile

No alle maratone
Non serve a nulla passare nottate intere con il libro tra le mani, né tanto meno trascorrere ore ed ore chiusi in una stanza col rischio che l'ossigeno smetta di alimentare il vostro cervello e iniziate a vedere mostri di vario genere. Lasciate spazio, nei limiti, alle uscite, alla palestra, ai trombamici/fidanzati di vario genere, ai telefilm, al cazzeggio puro e duro. Aiuta, tanto.

No alla reclusione
Vale più o meno quanto appena scritto: rinchiudersi in casa senza vedere nessuno non aiuta, anzi. A me non ha mai aiutato neppure studiare in gruppo (perché la gente sa come metterti ansia se non ce l'hai, altroché se lo sa!), ma confrontarmi o uscire con qualcuno che non dovesse sostenere il mio esame, quello sì, è un toccasana.

Sì al weekend
Va bene, io sono un caso particolare. Ci sono persone che ancora ricordano il mio esame di spagnolo, ancora borracha dalla sera prima (potevo perdermi una serata universitaria?! no!) o lo scritto di Sociologiadichissàcosa, il giorno dopo la vittoria ai Mondiali del 2006. Magari non ubriacatevi come pigne per evitare di perdere un'intera giornata in preda alla resaca, ma sfogatevi, bevete, andate a ballare. Un giorno di relax non ha mai fatto male a nessuno.

Per il resto, cercate di continuare la vostra vita più o meno come scorre sempre. Non siete gli unici al mondo a dover sostenere esami, e anche se in quel momento vi sentite gli esseri più piccoli del mondo e vorreste solo scomparire, tanto vale andare a sedervi davanti a quel professore e dimostrare ciò che sapete. E' questione di studio. Ma molto spesso anche di culo. Quindi non date mai retta alle voci di corridoio, provate anche se sapete tre quarti del programma (avete visto mai che vi chiedano proprio quello che sapete? A me la campagna elettorale di Vendola alle Regionali del 2005 salvò clamorosamente il culo). 

p.s.: Tutta questa tiritera da maestrina per dire che l'oroscopo di Capitani ha detto che questo weekend merito una gran dose di relax (attività sudombelicale anzi, diceva proprio così). Per questo mando all'aria i fioretti, metto i libri a riposo per almeno un giorno, mi do una ripulita e mi dedico al mio sport preferito. Aperitivo, cena, dopocena e forse a ballare per festeggiare il compleanno di una di quelle amiche che sanno sempre come farti sentire migliore. Sulla quantità alcolica non mi pronuncio, mi conosco fin troppo bene...

domenica 11 settembre 2011

Friend with benefits*

Ispirata da questo post di Polly e da alcune mie vicende personali, ho iniziato a riflettere sulla figura del trombamico. Il mio, al momento, è ottimo sulla carta, ma ha una serie di particolarità che proprio non mi vanno giù e sono per questo certa che non potrei mai, e dico mai, innamorarmene. Ma dato che la frase che mi sono sentita ripetere più spesso negli ultimi mesi è "mai dire mai", preferisco pensare di aver imparato qualche lezione e di essere, finalmente, diventata grande. 
Il segreto sta, come già ampiamente documentato da Polly, nello scegliersi un trombamico con un difetto evidente. Naturalmente una discreta abilità amatoria è la prima qualità, altrimenti che trombamico sarebbe? Il mio, poi, è carino il giusto, divertente, gentile. Fa un bel lavoro, offre spesso e volentieri (soprattutto alcolici), mi insegna un sacco di cose sul mare. La nostra attività preferita, oltre a quella da cui la definizione di trombamico, è commentare l'abbigliamento tamarro di certe persone e minacciarci l'un l'altra "ora te lo/la presento e dico che ti piace". 
Ovviamente c'è un ma, altrimenti me lo sarei già accaparrato come fidanzato. Spesso il suo sarcasmo è fin troppo pesante, o meglio io sono assonnata e/o ubriaca e mi offendo per battute che non capisco. Inoltre il tipo in questione è dedito a vizi non del tutto legali, che alla lunga mi mettono a disagio. Una di quelle cose che ti fa pensare "non lo presenterei mai a mia madre, non potrebbe mai essere il padre dei miei figli". Non che io abbia un desiderio di maternità o di monogamia, sia chiaro. Last, but not least, il mio trombamico sparisce per giorni e settimane intere. Non ci ho mai dato grande peso, anche se ammetto di essermi chiesta il perché di un atteggiamento tanto sfuggente. Ieri, complice qualche mojito di troppo, ho avuto la risposta. Io gli piaccio, tanto. Altrimenti, dice, non mi avrebbe presentato i suoi amici, né mi lascerebbe dormire a casa sua, né mi bacerebbe davanti ad altre persone (ma questo, sia chiaro, non è un tratto comune da trombamico). Per questo si forza per vedermi saltuariamente e far durare la nostra "amicizia con benefici" il più a lungo possibile. Perché stiamo bene insieme, ma pensa che potrebbe iniziare a provare qualcosa per me. Così preferisce tenersi un po' disparte per non rovinarmi la vita, perché sa che me la renderebbe impossibile come ipotetico fidanzato. 
Dopo queste parole mi sono quasi commossa. Ho trovato la ricetta perfetta. Un trombamico che ride a questa definizione e accetta di stabilire dei confini e delle regole. Un uomo con cui mi diverto, a cui non devo nessuna spiegazione, che mi va a comprare persino le sigarette se glielo chiedo. Uno che nella sua follia è così razionale da dimostrare di tenere al mio benessere molto più di quanto ci abbiano tenuto ex fidanzati di vario genere. Forse non durerà, forse è troppo bello per essere vero. Forse con il tempo non tollererò i suoi difetti nemmeno in questo particolare tipo di rapporto così distaccato. Ma per ora mi va bene così.
Non so se la ricetta sia proprio questa, se funziona sempre così. So che per me, che tendo a partire in quarta e a farmi trascinare dalle emozioni, è la ricetta giusta. Nel resto dei casi, credo sia necessario saper dosare tutti gli ingredienti. Ma a mio parere mai, e dico mai, è lecito andare a letto con un berlusconiano. C'è un limite a tutto.

* Intitolare un post "trombamico" non mi sembrava carino, così ho deciso di usare il corrispettivo anglofono

lunedì 5 settembre 2011

Storia d'amore di un'altra vita

Non avremmo mai potuto trascorrere la vita insieme. Mi avresti portato ogni estate in montagna, a camminare e sudare. Io che sono pigra fino all'inverosimile e adoro il mare, il sole, la salsedine sulla pelle. Mi avresti obbligato ad andare a correre alle 19, l'ora dello spritz, delle patatine e delle chiacchiere libere e un po' brille. Avresti insistito per insegnarmi a sciare, e io no, che ho le ginocchia storte e sono freddolosa e ho paura di farmi male. 
La domenica mattina mi avresti svegliato prima delle 10, che dopo non sta bene, e magari mi avresti preparato anche la colazione. Succo d'arancia e Nutella, per farmi ingrassare ancora di più. Mi avresti fatto raffiche di domande prima che io bevessi la mia dose formato famiglia di caffè. E ti ci vedo, a fare la spesa alla Coop. "Ho dimenticato il caffè, ma ho trovato la Nutella da 3 kg". Ti saresti dimenticato che non posso mangiare il formaggio e la panna e ne avresti acquistati in quantità esagerate. 
Avresti certamente preso in giro le mie lacrime di fronte a Roberto Saviano e la mia passione per il rosa e i miei bagagli esagerati. Mi avresti detto che sono un'alcolizzata, che ogni mio aneddoto divertente inizia con "Ero ubriaca". Avresti bruciato tutti i miei dischi preferiti "che a me questi gruppetti italiani non piacciono" e la t-shirt degli Afterhours. 
Sì, va bé, insieme avremmo cantato De André e letto Internazionale e girato per il mondo con la macchina fotografica e l'iPod ballando ska stando attenti a non rimanere mai senza sigarette. Ma io quella tua amica lamentosa e il tuo berretto di lana, in tutta sincerità, non li avrei tollerati per la vita. 
"Mi piaci, mi piaci davvero. E' il momento sbagliato". Sì, in un'altra vita, magari.

giovedì 1 settembre 2011

Settembre

Se dovessi dare un odore all'ultimo mese, sarebbe quello della pelle bagnata dall'acqua di mare, su cui ancora resiste il profumo della crema solare.

Se dovessi scegliere un sapore, sarebbe quello delle linguine allo scoglio e della birra ghiacciata.

Se dovessi mettere da parte un'immagine, sarebbe quella della mia pelle abbronzatissima, dei sorrisi sinceri delle mie amiche, che ogni stagione sono sempre le stesse, da anni.

Se dovessi conservare un suono, sarebbero le nostre risate, le canzoni che abbiamo ballato, quelle che abbiamo stonato e tutti i pettegolezzi che ci hanno accompagnato.

Voglio che questi ricordi mi accompagnino fino a giugno prossimo. Voglio poterli recuperare ogni volta che ne avrò bisogno, ogni mattina in cui il cielo sarà troppo grigio e la mia pelle troppo spenta. Voglio potermici curare ogni ferita e ogni lacrima. Voglio usarli come talismano per i prossimi mesi, che potrebbero cambiare la mia vita o farmi restare incatenata qui per sempre. Voglio avere un promemoria efficace che mi rammenti che nessuna sconfitta riuscirà mai a togliermi tutto questo. L'amore della famiglia, i pranzi della domenica ancora rintronata dagli eccessi del sabato sera e "prendi che si fredda" e "zia vieni a giocare con me" e "dai stasera andiamo a ballare e guido io così tu puoi bere" e "amiche meno male che ci siete voi".

Poi vabbè, ci sono un trombamico niente male, le sagre, i concerti, il cibo, le sbronze, le chiacchiere fino a tardi, i danni, le ferite di guerra. E tutto il resto sembra perdere senso. Non può esserci più spazio per chi tiene a me solo a parole. Sono i fatti a costruire i rapporti e adesso so di averne bisogno più che mai. Settembre è arrivato, e adesso comincia il bello.


E no, chiamarmi mentre paghi alla cassa automatica della Coop perché avevi voglia di salutarmi, caro mio, non è per niente sintomo di affetto. Quindi puoi beatamente andare a farti fottere: tu, la Coop, il salame e i tuoi messaggi finto-simpatici dei miei stivali. 


(il post era troppo delicato per non essere sporcato dalla mia solita vena camionistica)

mercoledì 31 agosto 2011

Uomini assurdi volume III: il piagnone

Torna a grande richiesta (ma anche no) la rubrica degli uomini assurdi che ho incontrato nella mia ancora giovane vita.
Era il lontano 2006, avevo appena 20 anni e ammetto che ricordo a fatica alcuni particolari. Ma i punti salienti di questa frequentazione - ahimè - sono ancora tutti nella memoria. Ho conosciuto Ivan, lo chiameremo così, ad un'affollata cena pre-pasquale. Lo aveva portato lì qualche conoscente e lui immediatamente ha colto il mio tallone d'Achille: il vino. Così tra una tagliatella e un arrosto iniziamo a chiacchierare mentre lui si cura di non lasciare mai vuoto il mio bicchiere. E inizia a corteggiarmi in maniera velata ma non troppo. Non sono certa che il bacio sia scattato proprio quella sera o in una delle successive serate alcoliche. Fatto sta che non succede nulla di più di qualche bacio. Eppure lui parte in quarta. E fin qui poteva anche starmi bene. Il piccolo particolare che Ivan s'è curato di svelare solo dopo, era il fatto che fosse fidanzato da 4 anni, con tanto di frequentazione ufficiale della famiglia della ragazza, una moretta carina, ma con l'espressione arcigna e la simpatia di un coccodrillo affamato. Fin qui poteva ancora starmi bene. Ero ancora infantile e avevo voglia di spensieratezza (cosa è cambiato, direte voi, ma non è questo il punto!) e soprattutto volevo concentrarmi sugli esami (mi si prospettava una sessione molto dura e non vedevo l'ora di finire il secondo anno). Ivan, però, ha iniziato a trattarmi come se fossi la sua ragazza, nonostante ne avesse già una gelosissima e che non vedeva l'ora di accalappiarselo. Ho iniziato a ricevere regalini, telefonate, messaggini, attenzioni. Andavamo a cena e ordinava quello che sapeva mi sarebbe piaciuto. Mi chiamava il giorno prima dell'esame, al punto che un giorno, in piena crisi da "non ricordo niente non mi siederò mai" l'ho trattato in malo modo. Mi telefonava persino durante il lavoro, parlando sottovoce in bagno per non farsi scoprire. Il solito cappio al mio collo è comparso subito. S'è stretto irrimediabilmente una sera in cui, dopo avermi riportata a casa, nel salutarmi mi dice "allora tesoro quando arrivo ti faccio uno squillo". Io devo aver fatto una faccia schifata ed emesso qualche grugnito perché lui, imbarazzato, mi ha spiegato che con la sua ragazza lo faceva sempre. Io, con il tatto di un vietcong, gli ho detto a chiare lettere che proprio perché aveva già la fidanzatina ufficiale, non c'era bisogno di snocciolare quel repertorio anche con me. E' finita che in poco tempo il poverino, a cui tra l'altro non mi sono neppure concessa, è stato elegantemente mandato a quel paese. Non mi piaceva, lo avevo baciato per alto tasso alcolico e per noia e, anche se non è una buona giustificazione, presumevo che un 24enne già fidanzato capisse e mi lasciasse in pace. E invece no, ha continuato ad insistere fino a che non gli ho detto che ero irrimediabilmente persa di un rastone fidanzato (vero) e che nonostante questo ci provasse con me non mi sarei concessa finché non avesse lasciato la sua ragazza per me (cosa che ovviamente non hai mai fatto e naturalmente mi sono mangiata le mani per aver osato agire in preda a principi etici).
Il povero Ivan maltrattato è tornato a fare il fidanzatino modello e a concentrare tutte le sue attenzioni sulla ragazza ufficiale. Fino a che, pochissimo tempo dopo, lei s'è stufata del suo sfarfallare di fiore in fiore e lo ha mollato. Di colpo, senza preavviso e soprattutto senza possibilità di redenzione. Il povero Ivan, sempre più in balia delle sue emozioni (o dei suoi ormoni) mi ha eletta a sua confidente. Si può immaginare con quale scarsa pazienza io accogliessi i suoi messaggi disperati in msn o le sue chiamate per dirmi che lei era uscita con un altro o che aveva rifiutato i suoi regali. Fino a che un pomeriggio di inizio inverno mi ha telefonato in lacrime. Piangeva come un vitello e m'ha chiesto di passare a casa. Naturalmente l'ho fatto venire, preoccupata che fosse successo qualcosa di grave. E invece il povero innamorato redento aveva visto un mazzo di fiori nella macchina della ex. E subito dopo lei mano nella mano con un altro. Non so quantificare le ore che ho trascorso a tentare di consolarlo e a fargli capire che sì, lui soffriva, ma in fondo l'aveva cornificata in lungo e in largo ed era giusto che anche lei si facesse una vita. Alla fine, stremata, ho tagliato corto e gli ho fatto capire che aveva decisamente stufato. E il povero povero povero Ivan deve essersi sentito così in colpa che ha caricato me e coinquiline in macchina e ci ha offerto aperitivo, cena e drink dopo cena. Da allora ha pensato bene di scegliersi confidenti migliori, che almeno non danneggiassero tanto il suo portafogli. Per mesi ha girato in lungo e in largo la città per tentare di vederla e ha passato serate intere a piangere. Non so cosa lo abbia guarito, ma so per certo che ogni volta che mi raccontavano uno di questi episodi tiravo un grande e liberatorio sospiro di sollievo per essermene liberata. Cattiva, forse, ma non mi sono mai piaciute le lacrime di coccodrillo.

lunedì 29 agosto 2011

L'estate sta finendo (e invece no)

Mai come questa estate mi sono goduta le bellezze della mia terra. Il mare, la montagna, gli scorci più belli che la maggior parte delle volte sottovalutiamo. Sarà che la voglia di fuggire è tanta, ma mi sento innamorata di questi posti come poche volte nella vita mi era successo. Anche se ho le gambe piene di graffi causati da una combinazione di costa rocciosa + alto tasso alcolico nel sangue. Anche se ho preso qualche chilo, che per ora l'abbronzatura perfetta riesce ancora a camuffare, e non la finisco più di organizzare aperitivi, cene, spuntini e merende. 

Mai come questa estate mi sono accorta di quanto sia piacevole essere single in certi momenti. Indossare maglie scollate o la t-shirt del tuo gruppo preferito senza nessuno che storca il naso. Mangiare e bere a volontà, senza doversi necessariamente contenere. Decidere di uscire senza trucco o di restare tutto il giorno a casa a dormire. Non doversi giustificare delle proprie azioni stupide. Indicare alle amiche tipi carini. Andare a ballare, poi cambiare posto e magari ritrovarsi a chiacchierare davanti ad una birra e tante patatine, togliendosi i sandali col tacco che proprio stonano. Mi dicono che sono così spensierata perché non ho ancora trovato nessuno con cui valga la pena stare. Probabile. Di certo so che al momento c'è solo una persona a cui vorrei essere legata, ma in fondo neanche troppo. E mi godo la mia libertà e la mia estate che non è ancora finita.

sabato 13 agosto 2011

Vacanze

Tempo di valigia e vacanze. Metabolizzo incontri, sensazioni e odori. Non so ancora molto, se non che qualche decina di chilometri basta a cancellare una lontananza fisica e mentale di mesi. E la confusione aumenta. Per ora, però, mi godo gli amici, il sole, il mare e l'incredibile quantità di mojito che riuscirò ad ingerire. Buon Ferragosto.

mercoledì 10 agosto 2011

Tintarella e uomini assurdi (volume II)

L'anno scorso, di questi tempi, avevo una tintarella invidiabile. Il merito va al tipo che frequentavo, ai più noto come "quella è una cosa che potevo decisamente risparmiarmi". Ecco dunque che arriva (rullo di tamburi) il secondo episodio degli uomini assurdi della mia vita. Per comodità, da questo momento, lo chiameremo l'Evitabile. 
L'Evitabile ha contribuito in maniera notevole alla mia tintarella grazie alla bellissima casa dei suoi, dotata di Jacuzzi in cui più di una volta mi sono refrigerata nei caldi pomeriggi di agosto. Effetto collaterale del mio refrigerio e della mia tintarella era l'insana ossessione che l'Evitabile aveva per la sottoscritta. Passi che si fosse infatuato di me anni prima, vedendomi all'università, ma senza mai rivolgermi parola. Passi anche che si fosse dichiarato, sempre senza avermi mai parlato, nella casella di posta di Facebook, una sera in cui particolarmente ubriaco e ispirato si era dedicato all'ammirazione delle mie foto. Passi anche che per mesi ci eravamo scritti, senza mai parlarci/salutarci, sempre su Facebook. Quello che proprio potevo evitare era insistere per vederci. Ero consapevole di averglielo chiesto più per noia che per reale curiosità: il periodo era fiacco, ero sotto tesi e presa da mille altre cose, combinavo casini di vario genere e chissà come volevo infilarmi in altri. 
Il giorno in cui dovevamo uscire per l'aperitivo mi è venuta la rosolia. A 24 anni suonati. Immagino che una qualche entità superiore volesse mandarmi un segno, ma io, stolta, mi sono intestardita. Così, poco più di una settimana dopo, passata la febbre e scomparsi i segni della malattia, mi sono fatta offrire questo aperitivo. Tra noi non è partita col piede giusto, in realtà. Lui è arrivato in ritardo. Io, complice il buio, la foschia della sera invernale e la mia leggendaria miopia, non l'ho neppure riconosciuto. Ho solo pensato "chi è questo cretino che mi si avvicina sorridendo?". Mea culpa. Mi sento persino un po' in colpa, per tutto. E soprattutto spero che non legga mai queste righe e soprattutto non si riconosca mai nelle mie parole poco carine. Ma tant'è, la mia testardaggine è continuata. 
Lui era molto gentile e premuroso, io avevo terribilmente bisogno di attenzioni, di farmi viziare e assecondare. E' finita che ho creduto di essere molto presa e, più o meno un paio di mesi dopo, mi sono concessa. Tralasciando i numerosi complessi di Evitabile, che spesso veniva colto da crisi esistenziali dato che non riusciva a dare esami all'università, e la sua  ammirazione incondizionata per qualunque cosa facessi, questa relazione aveva un'altra serie di simpatici effetti collaterali. In tutta sincerità al momento gli unici benefici che riesco a ricordare erano i pomeriggi al sole con Coca Cola Zero ghiacciata accanto e le mille attenzioni. Attenzioni che presto hanno iniziato a soffocarmi. Senza contare che Evitabile parlava (probabilmente lo fa ancora) come un bambino di 5 anni. Un tripudio di diminutivi e nomignoli. Roba che ogni volta che mi diceva "dove hai la macchinina" le mie orecchie iniziavano a fumare e immaginavo di spaccargli la faccia con una mazza da baseball. Ma questo solo perché io sono insofferente e un po' psicotica.
Il punto dolente di Evitabile era proprio la macchina. Lui non aveva la patente. Aveva ritenuto di non averne bisogno o di avere paura di guidare, non ho mai ben capito. Così ogni sera, per tutta l'estate, io, che odio guidare e piuttosto metterei la mia macchina nelle mani del mio nipote 3enne, dovevo andare a prenderlo. 20 minuti per raggiungere casa sua. Poi si decideva dove andare, più o meno sempre nel solito posto. Dove però io, ragazza spugna per eccellenza, non potevo mai bere nulla di più alcolico di una birra, perché dovevo guidare. E ancora dovevo riportarlo a casa. E finalmente riuscire a tornare anch'io. Per me uno stress atroce, che non gli ho mai rinfacciato. Mentre il gran signore mesi fa mi ha scritto in un melodrammatico messaggio di "aver sputato sangue per me". Avrò anche il metro di giudizio offuscato, lo ammetto. Ma tutto 'sto sangue dov'era? 
Come se non bastasse, Evitabile era affetto da un altro simpatico effetto collaterale. Era totalmente asociale con persone al di fuori della sua cerchia ristretta. Io accettavo e assecondavo, in fondo la maggior parte dei suoi pochi amici erano simpatici. A dire tutta la verità, uno di questi mi piaciucchiava anche un po'. Era proprio il mio tipo: carino, simpatico e "rozzo" quanto basta, ironico, intraprendente. Evitabile dev'essersene accorto, perché un giorno mi ha accusata di provarci con l'amico "perché ridevo alle sue battute". Mi sono offesa a morte, soprattutto per la stupida argomentazione della sua accusa. Una sera gli ho chiesto di andare a ballare con i miei amici. Per farlo accettare siamo dovuti andare a cena con i suoi, che hanno iniziato a parlare dei "bei tempi che furono" nella loro costosissima scuola privata gestita dalle suore. Un posto dove non manderei neppure il mio peggior nemico. Arrivati nel locale dov'erano i miei amici lui scompare. Non è che stesse facendo qualcosa di male, no. Lui girava il locale in circolo, ogni tanto ricompariva, sbuffava, mi chiedeva quando saremmo andati via e ripartiva. Un'ora e mezza di supplizio, fino a che, sfinita, ho accettato di andarcene. Ma avevo avuto la brillante idea di non portare la macchina, per poter brindare con i miei amici. Così ho dovuto subire anche il senso di colpa del "ora dobbiamo prendere il taxi". Con che modalità melodrammatiche ve lo risparmio.
Ad ogni modo, in poco tempo ho iniziato a sentire come una corda al collo. Così, arrivato settembre e tornata alle mie solite abitudini, ho iniziato a vedere le cose da una prospettiva diversa. E quando Evitabile mi ha attaccato una pippa ininterrotta di due giorni perché, nell'ordine, avevo commentato un articolo pubblicato da un mio ex trombamico (un pezzo del Fatto Quotidiano di Berlusconi, praticamente per me un invito a nozze) e non lo avevo chiamato per due ore mentre ero all'aperitivo di compleanno di una mia amica stretta, ho tagliato di netto quella farsa. Poi ci sono state tragedie, telefonate anonime, pianti, accuse, promesse, ricatti, minacce di vario genere. Non mi sono pentita neanche per un attimo. La conferma l'ho avuta quando, mesi dopo, mi ha telefonato durante un pomeriggio con l'uomo che m'ha spezzato il cuore per chiedermi indietro un regalo che "serviva ad un suo amico". Praticamente un signore. Come se non bastasse, dopo m'ha inviato una serie di patetiche mail per accusarmi di "non avere un cuore". Probabilmente vero, ma non per ciò che pensa lui. 
Da un po' ha smesso di farsi sentire e di chiamarmi ogni sabato alla stessa ora col numero anonimo. Ho saputo (God bless social networks) che sta con una 20enne. Entrambi, a giudicare da ciò che scrivono, sono poco svegli e hanno una pessima conoscenza della grammatica e della sintassi. Ma mi regalano grasse risate e per questo io nazista della lingua italiana li perdòno. Solo una cosa non mi va a genio. Io sono ancora qui che mi struggo (ma non troppo) per un uomo* che non mi vuole più. Non sarà mica che Evitabile m'ha fatto una macumba e il karma mi punisce così?

*(Questo altro genio mi ha chiesto di vederci nei prossimi giorni, visto che lui è dalle mie parti. Ho una paura folle e ancora non ho ben deciso cosa fare. Sto cercando salvagenti ovunque, ma le risposte più comuni sono "Non ci andare" o "Devi andarci da sola perché dovete parlare". So già che mi ci fionderò come una kamikaze, come mio solito piangendo in macchina al ritorno per non smentire i finali melodrammatici che mi contraddistinguono. Spero di smentirmi, per una volta.)

lunedì 25 luglio 2011

Difetti di fabbricazione

Parlo troppo spesso di uomini, ho frequenti tempeste ormonali, dormo con i capelli bagnati, fumo, bevo quantità esagerate di alcolici, mangio quello che voglio, sono lunatica, a volte odio il genere umano. Ma se tengo ad una persona mi do talmente tanto che non sono così rare le volte in cui sbatto i denti e li scheggio, metaforicamente parlando. Sono giorni di cambiamenti che ho troppo sonno per metabolizzare. Ma ho avuto un'idea per una rubrica fissa: uomini assurdi che ho avuto nella vita. A giudicare dal successo che certi racconti hanno tra i miei amici, non vedo perché non debba diffondere il verbo anche sul web. 

lunedì 11 luglio 2011

Le grandi verità rivelate: abbigliamento truzzo e sesso

A volte ritorno, anche se spesso le sinapsi che dovrebbe avere una qualunque quasi 26enne normale non mi appartengono. Ho un nuovo smalto rosso, un'abbronzatura invidiabile, un milione di cose da fare, ma nessuna voglia di impegnarmici. Un nuovo taglio di capelli, un paio di chili in meno, un nuovo abbronzatissimo trombamico (che se non la smette di fare il grande uomo farà presto la fine del mio ex nuovo trombamico). Il solito tarlo che mi rode, ovvero l'uomo che m'ha spezzato il cuore. Ma è estate, la stagione del mojito, della leggerezza, delle canzoni truzze, del sesso casualemanontroppo, delle vacanze. E mentre aspetto con ansia la fine di luglio e progetto le mie fughe di agosto, ho deciso che scriverò una guida per quando i miei nipoti cresceranno. Perché non è facile essere adolescenti. Ancora meno diventarlo con mamme e zie come me e le mie sorelle. Quindi, cari pupetti, ricordate che le t-shirt truzze non sono in nessun caso ammesse, quindi spendete i vostri soldi in alcolici, in sigarette, in concerti, in dischi, in libri, in droghe leggere. Ma mai mai mai per magliette di Baci&Abbracci o frizzi e lazzi simili. E ricordatevi, pupetti miei: non c'è niente niente niente meglio del sesso. Nessun cioccolato né alcuna alterazione della realtà vi regalerà il piacere che una sana scopata consenziente sa darvi. Parola della zia, quella innamorata di uno che non la vuole più, che cerca di inebriarsi il cervello con altri chiodi niente male.

martedì 14 giugno 2011

Dammi questa mano zingara: la cartomante dei miei stivali

Era una giornata troppo bella, quella di ieri, per non uscire a festeggiare. Il quorum raggiunto, la valanga di sì per non privatizzare l'acqua, impedire il nucleare e il legittimo impedimento. L'aria d'estate sembrava avere un odore diverso, ancora più buono del solito. In strada anziani e bambini sorridevano e brindavano sventolando bandiere, ho visto la mia seconda città, governata da un sindaco di centrodestra, piena di vita come non era mai stata, pervasa da un desiderio di cambiamento che non tollera più certi metodi autoritari e la miopia di chi la regge. 
Così, riuniti gli amici quasi al completo, ci siamo piazzati nella nostra enoteca del cuore dalle 19.30 per festeggiare. Abbiamo brindato al quorum, a noi, al Paese, ci siamo riappropriati del "forza Italia", che magari ora la smetterà di evocare loschi figuri di bassa statura, abbiamo intonato Bella Ciao in tutte le varianti possibili. Quando il livello alcolico era già irrimediabilmente alto, l'oste ci ha annunciato che stava per arrivare una cartomante. Un po' per gioco un po' per ubriachezza mi sono fatta leggere queste fantomatiche carte, tra le ansie delle mie amiche che avevano paura di chissà che cosa. Non sono religiosa, ma sono ugualmente molto scettica su queste cose, anche se per gioco leggo gli oroscopi. M'aspettavo una sorta di fattucchiera con la palla di cristallo, il turbante in testa e un abbigliamento stravagante. Mi sono ritrovata seduta di fronte ad una donna sulla quarantina, un po' sovrappeso, vestita male, con i capelli sporchi e la pelle grassa e poco curata. Senza contare la montatura degli occhiali da vista di colore bianco, una delle cose che più feriscono il mio senso estetico. La cartomante mi ha chiesto se sono fidanzata, se lavoro, poi mi ha fatto scegliere un mazzetto fra i quattro in cui aveva diviso le carte. Ha iniziato male, dicendo che avevo chiuso l'ultima storia ma avevo fatto male, che lui prova qualcosa di forte per me, che vorrebbe ricominciare. Sbagliato: è stato lui a chiudere e anche se so che prova qualcosa per me, non vuole ricominciare. L'ho smentita e ha iniziato a correggersi, dicendo cose molto generali, basandosi sulle poche parole che le avevo detto io e arrampicandosi un po' sugli specchi. Per ultima è uscita la carta dell'innamorato, cosa che mi ha fatto sorridere non poco: il caso è davvero ironico, a volte. Lei ha concluso dicendo che lui tornerà se io gliene darò la possibilità, se dimostrerò di essere cambiata, se la smetterò di avere dubbi. Sono tornata a bere con gli amici prendendo in giro queste parole, senza farmi condizionare neanche un po'. Io, però, sono una persona mediamente intelligente e serena, che non ha bisogno di attaccarsi alle parole di certi personaggi per avere sicurezza. Ci sono persone che hanno problemi veri, che si lasciano condizionare da maghi/santoni/chiromanti e simili, finendo spesso sul lastrico e senza aver risolto le loro difficoltà. Mi chiedo con quale coraggio ci si può approfittare di gente che avrebbe bisogno di altri aiuti, ma ho capito che purtroppo esistono persone senza alcuna coscienza. 
A parte la divagazione moralizzatrice, oggi risento tantissimo dei prolungati festeggiamenti di ieri sera che sono consistiti in una quantità innumerevole di bottiglie di vino bianco e due amari alla liquirizia, una passione che non riesco ad abbandonare. Oggi, però, ho la faccia grigia, risento del poco sonno e del troppo alcole mi sento banale ed incapace. Ma il quorum si raggiunge una volta sola, continuo ad avere un grande sorriso. E poi, chissà, magari torna davvero e mi tocca persino ringraziarla, la cartomante con la pelle grassa.

lunedì 13 giugno 2011

Sindrome della domenica sera

Il 41,1% degli italiani aventi diritto è andato a votare per il referendum. E fra questi ci sei anche tu, che sei tornato nel paesello sui monti perché sei un bravo cittadino di sinistra. E questa notte mi hai scritto la mail più sincera e piena di te che abbia mai letto. E non so quando riuscirò a guarire da te, devi avermi stretto così forte quella mattina in cui ti piacevo con la coda di cavallo, da non riuscire ad uscire più. E io ti ho risposto con la mail più sincera e piena di me che sia mai stata in grado di scrivere. Perché non ha senso fingere che tu non ci sia ancora, in molti dei miei pensieri. Aspetto un cenno che potrebbe non arrivare mai. E pensare che il nostro ultimo incontro debba restare di fronte ad una grande stazione del nord Italia, con il traffico delle 8 del mattino, mentre il cielo "grigio come un blocco di ghisa" ci ghignava che dovevi muoverti per andare al lavoro, non è allettante. E vorrei dirti che non fumo da almeno quattro giorni, ma domani mattina la prima cosa che farò appena uscita di casa sarà rifugiarmi dal tabaccaio. E vorrei dirti un milione di cose, ma è già lunedì, fra pochissime ore la mia sveglia suonerà e mi pentirò persino di averle pensate. E mi sentirò ridicola, quindi passerò il giorno nell'attesa del lunghissimo aperitivo che mi regalerò domani. E penserò a quando ti ho portato per la prima volta nella mia enoteca preferita, che tu hai preso una cedrata perché il vino non ti piace. E ordinerò un altro bicchiere di vino, anche per te. Che magari in un'altra vita ci incontriamo e tu hai imparato a bere e a brindare guardandosi negli occhi.

sabato 11 giugno 2011

I coinquilini, ovvero la famiglia che ti scegli!

Io e coinquilina#2 abitiamo insieme dal lontano 2006. Io iniziavo il terzo anno di università, lei s'iscriveva al primo. Per giorni io e coinquilina#1 ci chiedevamo con curiosità chi fosse mai questa tizia con la passione per gli animali strani, che veniva in qualche modo a rompere un equilibrio. Coinquilina#2 è arrivata una domenica sera di inizio ottobre, timida, astemia, con i suoi animali esotici, una treccia e le sue mille valigie. Ricordo di aver pensato "è troppo magra e carina, non mi piace!". Sono bastati quattro giorni per farla ubriacare, vomitare, aprire al mondo e renderla una di noi. Da allora s'è formato questo magico trio che nonostante le avversità e le distanze non s'è mai sciolto del tutto. Tra me e lei, in modo particolare, c'è un rapporto che sembra più quello di due fidanzati. Violenti litigi, pianti, scenate. Poi tutto torna come prima e ricominciamo a bere, dire e fare cose molto stupide. Lei di me sa tutto, mi ha visto in condizioni talmente pietose che me ne vergogno da sola. Ci siamo viste senza trucco, ubriache, appena sveglie, vomitanti, in lacrime, mestruate, incazzate, felici, con la ridarella, ballare in modo ridicolo, mangiare e bere come camionisti, arrapate, innamorate, deluse e in qualunque possibile stato psicofisico. Ma tra me e coinquilina#2 ci sono differenze sostanziali. Io sono studiosa e secchiona (non si direbbe!): in cinque anni netti ho preso le mie due lauree e ora sono alla formazione post universitaria. Lei sta finendo la triennale, non le piace particolarmente lo studio, ma non vede l'ora di finire. Io m'innamoro ciclicamente di uomini improbabili tentando di convincere il mondo che sono favolosi. Lei detesta le relazioni serie e tenta di farmi aprire gli occhi invano. Io ho cellulite e inestetismi vari, mangio e bevo come uno scaricatore di porto, salvo rari momenti di lucidità in cui compro solo biscotti integrali e zucchine. Lei è magrissima e un paio di gambe notevoli, che mette in mostra con vestitini inguinali che per lei sono abiti, ma per il resto del mondo sono top. Eppure la sera, mentre io mi strucco e blatero le ultime cavolate della giornata, succede qualcosa di straordinario. Di fronte alla mia cellulite, lei si spalma enormi quantità di costosissima Somatoline. Lamentandosi, perché "da quando è all'università è diventata grassissima". Io sorrido, la lascio sfogare e non provo neppure a dirle "cosa ti lamenti a fare, guarda le mie gambotte". Io la lascio fare, perché, cavolo, siamo donne. E non bisogna mai contraddire una donna che si lamenta del suo aspetto fisico. Il rischio è quello di non uscirne indenni.