Caro Babbo Natale,
ti scrivo oggi perché domani tornano le mie amiche e voglio ubriacarmi come una pigna, visto che non siamo tutte insieme da agosto.
Caro Babbo, l'anno scorso, più o meno di questi tempi, ti avevo chiesto di far bruciare tutti i miei ex in un grande rogo nel mio giardino. Non è successo. A quel folto gruppo, guarda un po', se n'è aggiunto un altro. Che, diciamocelo, potevi anche risparmiarmi. Ma chissà come, caro Babbo malefico, mi sono ripresa anche questo Natale. A parte l'ansia per i regali, ché io sono sicura anche quando penso di aver trovato un regalo fighissimo. Ma torniamo a noi. Oggi mi hanno detto che sono troppo polemica, io direi che ho uno spiccato senso critico: è ben diverso. Dunque non ti farò richieste che implichino dolore fisico ad altri.
Caro Babbo, io vorrei un lavoro vero. Uno stipendio quantomeno decente, ferie, diritti. E per favore, dì agli amici che si lamentano che almeno loro hanno avuto una tredicesima. A me pagano a 30 giorni, una miseria, e si lavora fino al 23 e il 26 si ricomincia. Ma secondo te questi lamentosi lo capiscono? Sai già la risposta.
Poi, Babbo, fammi venire una colica, una gastrite, un virus intestinale. Sto diventando un bidone e se continuo così non avrò più il coraggio di spogliarmi davanti a un uomo.
Proprio a questo proposito, c'è un tizio, forse te ne avrò parlato, di cui mi piace tanto l'odore. Ma proprio tanto tanto. Ecco, diciamo che vorrei che un giorno mi chiamasse, mi scrivesse, mi mandasse un segnale di fumo. Così, giusto per farmi felice in quel momento. Poi basta che mi porti davanti lui e una bottiglia di vino e faccio tutto da sola, lo giuro.
Last, but not least. In questo periodo sono circondata da mentecatti, rompicoglioni raccomandati che si credono fighi soltanto perché qualcuno li ha piazzati a lavorare lì, con uno stipendio vero, mooooolto lontano dal mio. Gente che parla solo di calcio e di iPhone, per dire. Gente che a malapena s'è presa un diploma perché non ce la faceva. Ecco, Babbo, quando questi coglioni mi si piazzano davanti, e mi parlano, e mi salutano, fulminali. Una bella scossetta elettrica, una paresi facciale, un'afonia momentanea.
Quanto al resto, Babbo, lascia tutto così. La mia famiglia, i miei amici bellissimi, la mia musica. Non mi deludere, ci conto.
Una strafiga nascosta in una quasi-46, in una mente (a volte) pensante. Molte cose da scrivere, spesso confuse.
giovedì 22 dicembre 2011
lunedì 19 dicembre 2011
News
Non ho grandi notizie, in realtà. Di nuovo c'è che ho tagliato i capelli cortissimi, che sono ingrassata (odio già il Natale, mi ritroverò obesa il 6 gennaio) e mi detesto per questo. E sì, mi piace uno. Uno che mi vergogno a guardare negli occhi e a cui rivolgo pochissimo la parola. Io che mi vergogno: è praticamente un ossimoro. Uno non usato, non pazzo, non drogato, non poligamo, non maleducato, non puzzolente. Uno laureato, profumatissimo, simpatico, capace di scrivere/parlare in italiano corretto, timido. Se me lo descrivessero stenterei a credere nella sua esistenza, eppure l'ho avuto davanti agli occhi per tutta la sera, lo giuro. Cena di gruppo e poi cinema in quattro, ché nessuno voleva vedere quel film. Seduti lui, io, amica e amico che si frequenta/sta insieme ad amica (non s'è ancora ben capito). Loro si sbaciucchiavano e noi commentavamo il film. E io potevo sentire il suo odore e desideravo tanto sfiorargli un braccio, ad un certo punto ho pensato quasi di farmi coraggio e fare qualche gesto plateale. Ma poi mi sono ricordata che proprio oggi ho letto di uno condannato per aver palpeggiato una donna in un cinema e non vorrei fare quella fine.
E insomma sì, mi piace uno. Con un nome e un lavoro normali. E per un attimo ho avuto la malsana idea che mi piacerebbe conoscerlo, uscirci a cena senza ubriacarci, non andarci subito a letto, ma aspettare persino a dargli un bacio. Guardare un film, scoprire qual è il suo libro preferito e farmi raccontare la sua vita. Poi l'idea malsana m'è passata, soprattutto considerando che lui dei miei folli progetti non sa nulla. E a dire il vero non ho mica capito se io gli piaccio almeno un po'. Sembro una 14enne, lo so.
Ma la verità è che sono immensamente felice perché il peso sullo stomaco che avevo da mesi scompare a poco a poco. Perché per quanto non mi piaccia il Natale quest'anno provo meno fastidio del solito. Perché sembra che io sia riuscita a cancellare dal mio cervello qualcuno che non vuole far più parte della mia vita. E finalmente mi sono convinta che è lui che ci perde. E per una volta lo dico senza mentire a me stessa.
E insomma sembra che io, il tizio (nuovo), i miei amici e i suoi amici rischiamo seriamente di trascorrere insieme il Capodanno. E io lo so come ci riduciamo a Capodanno. E lo so che potrei dare il peggio di me. Ma, dicono, anche lui potrebbe non essere del tutto sobrio. Vorrei evitare di fare i soliti casini alcolici, ma tanto so che ogni volta me ne convinco, me lo ripeto anche mentre sono ubriaca, ma poi finisce sempre così.
Adesso però chiudo questo post delirante da letterina di Cioè, ché è il caso di dormire. Ma dato che le letterine si concludevano sempre con una domanda, voi che dite, come faccio a far capire al tizio molto timido di cui sopra che mi interessa?
Confusa1985
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lunedì 5 dicembre 2011
Dicembre
Dalle mie parti la temperatura è insolitamente alta per essere dicembre e devo ammettere che non mi dispiace neanche un po'. Non ho mai amato il freddo eccessivo, che unito alle feste comandate mina il mio equilibrio a livelli letali. Fino ad un anno fa Natale significava tornare a casa, passare un po' di tempo con gli amici di sempre, riscoprire luoghi e sapori che potevi godere solo in quelle due settimane di vacanza. Ora è un po' diverso, sono in qualche modo tornata all'ovile, ho un lavoro molto precario che non mi consente di vivere da sola, non ho un uomo per le mani e sono convinta che passerò la sera della viglia a invidiare bonariamente gli amici che vivono fuori, sperando di seguirli presto.
Detesto l'ansia natalizia, il caos delle musiche sparate nelle strade, la frenesia dei regali. Non mi piace essere obbligata a festeggiare o a comprare, preferisco farlo quando un amico non se lo aspetta, eppure so che come sempre mi piegherò anche quest'anno alle convenzioni sociali. In tutto questo c'è il fatto che sto mangiando e ingrassando a dismisura, che sono insoddisfatta perché vorrei cambiare molte cose della mia vita. Ma si sa, il momento è quello che è, lacrime e sangue, dobbiamo fare tutti dei sacrifici. Io però mi sono affacciata alla vita "reale" da pochissimo e sono già stanca di non sapere come andrà domani, di dover sempre in qualche modo dipendere da altri. A che serve allora aver studiato e faticato tanto per raggiungere un risultato?
In questo panorama c'è anche un'altra piccola macchia nera. Devo ammettere che credevo avrebbe fatto più male. Ma forse era quello che mi ci voleva. Mi ci volevano gli insulti e i pianti per chiudere definitivamente. Mi ci voleva sapere che lui sta uscendo con un'altra, che non sa se è felice, ma per ora sta bene. Mi ci voleva sentirmi dire che io tiro fuori il peggio da lui. E sì, mi ci voleva anche che tentasse di psicanalizzarmi, cosa che odio, come se poi lui potesse permettersi di giudicare qualcuno. Ha fatto male, non lo nego. Ma dal giorno dopo ho sentito una consapevolezza nuova, per la prima volta ho avuto davvero voglia di rinnovamento senza più nessuna intenzione di guardarmi indietro. E allora ho cancellato tutte le tracce: sms, mail, messaggi di vario genere. Una soluzione drastica, ma sembra che il taglio netto funzioni. Per la prima volta in nove mesi ho realmente voglia di aria nuova. Il pensiero ogni tanto torna ancora lì, è inevitabile, non ci si cancella qualcuno dalla pelle così in fretta. Ma ho davvero voglia di sostituire quell'odore con un altro e finora non era mai successo.
martedì 29 novembre 2011
Tu che conosci il cielo
Ho dei problemi con la religione, lo sai, e non so se esiste una vita dall'altra parte. Ma questa sera, per la prima volta nella vita, credo di averla percepita. Mentre piagnucolavo fumando alla finestra mi è sembrato di sentirti. Ho sorriso, con gli occhi ancora pesti dal pianto. Proprio mentre pensavo che non valesse più la pena andare avanti, sembri essere arrivato a strattonarmi forte, a ricordarmi che sono pensieri stupidi.
E mi sono ricordata di te, che eri vicino anche se stavi così lontano. Del latte bianco freddo con lo zucchero e tu che non capivi come si potessero avere le idee così chiare a 3 anni. Pensa che oggi lo prendo ancora così, solo che è quello senza lattosio e in mezzo c'è un'intera macchinetta di caffè. Mi sono ricordata dei tuoi racconti, di te che mi ricordavi "quanto siamo intelligenti", sicuro che avrei fatto strada. Oggi vorrei dirti che quel risultato l'ho raggiunto, che sono fiera di me e so che lo saresti anche tu. Ma il mondo è strano e nessuno sembra ricevere ciò che merita. Però stasera mi hai sussurrato che ci sono un milione di cose per cui sorridere. Perché sto bene, e ho persone meravigliose accanto. Perché basta il sorriso dei miei nipoti per farmi pensare che la vita è bella. Perché quando guardo il sole o chiacchiero con le mie amiche mi convinco di essere molto fortunata. Perché in fondo ho solo 26 anni e c'è ancora tanto tempo. Perché anche se negli ultimi tempi mi sono sentita sola e ho temuto di non saper gestire tanti cambiamenti nella mia vita, basta un attimo per tornare quella che ero. E allora tutto riacquista più senso. Grazie, per quello che hai fatto stasera. Sono certa che in fondo non ti ho deluso, pensi ancora che io sia molto intelligente. Ho ripensato alle parole che ho scritto quando ti abbiamo salutato, e proprio non riuscivo a capire quando fosse il mio turno per leggere, e sono riuscita a fare casini anche quel giorno. So che le hai sentite e so che ti sono piaciute, non mi avresti regalato tanta calma per leggerle altrimenti.
Lo so, oggi non sono in grande forma, sento addosso tutta la stanchezza degli ultimi mesi e mi sembra di aver ricevuto una pugnalata da una delle persone a cui tenevo di più al mondo. Comincio ad aprire gli occhi, forse ho imparato qualche lezione. Tu però torna a scuotermi ogni volta che ce ne sarà bisogno.
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lunedì 28 novembre 2011
Che amica sei*
Sono reduce da un weekend con due delle amiche più preziose che la vita mi abbia regalato. Un weekend fatto di molto sushi e molti dolci, tantissimo alcol, confessioni, risate e la consapevolezza che certi legami non si spezzano neppure dopo anni, si può stare lontane per mesi, ma sembra di non essersi mai lasciate.
Quando stai così bene, quando ti circondano persone così belle, il resto non conta. Trovi il coraggio di tagliare i rami secchi, ti godi il sole primaverile della capitale, non ti preoccupi dei chili di troppo che ti stai regalando. Da domani si torna a regime, si smette di festeggiare e si ricomincia la vita vera. Ma voglio essere ottimista, voglio pensare che presto, nei primi mesi del nuovo anno al massimo, raggiungerò tutti i miei obiettivi. E' questa la potenza delle amiche.
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mercoledì 23 novembre 2011
E allora io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te
Ogni tanto torna la voglia di prendere il treno e venirti a dire in faccia quello che sento. Che non può andare così, non è giusto, non era quello che mi avevi promesso. Succede sempre quando non sto bene, quando sono stanca o stressata e avrei bisogno del tuo ottimismo e di un abbraccio fortissimo. Succede quando mi sbucano le foto dei tuoi viaggi e mi vedo camminarti accanto in città sconosciute. Succede quando qualcuno parla di te, casualmente, senza nemmeno accorgersi che ogni volta è una fitta al cuore. La verità me l'ha sbattuta in faccia una delle mie migliori amiche stasera: "non dire cazzate, non ti è passata per niente". Eppure credevo di essere impassibile. Credevo che bastasse non vederti e non parlarti per dimenticare. Non è così, se dopo quasi 9 mesi sono ancora in queste condizioni. E dire che ho fatto di tutto per cancellarti. Io ci ho provato a distrarmi, lo sai anche tu. Me l'hai detto tu che "sono sempre la solita", che appena mi hai mollato sono tornata la solita pazza che si annoia dei maschi a scadenza più o meno regolare. Si dà il caso che nessuno sia come te. Nessuno ha la tua sensibilità e intelligenza. Nessuno mi tiene la mano quando ho paura, nessuno mi rassicura che andrà tutto bene anche questa volta. Con nessuno fare l'amore è così speciale, con nessuno riesco a dormire perfettamente incastrata come due pezzi di un puzzle. Nessuno mi diverte quanto te. Poi stasera un'amica mi ha parlato di quel libro, quello che ci ha legati casualmente fin dall'inizio, quello che ho finito di leggere un giorno d'inverno dopo averti salutato. Era l'ultima volta che facevo quel viaggio, ma ancora non lo sapevo. Ho letto l'ultima pagina con una grande malinconia addosso, ti ho mandato un messaggino, ma ancora non lo sapevo. Che dopo pochi giorni sarebbe tutto finito, che dopo molti mesi avrei ricordato ogni momento di quella giornata, persino gli orecchini che indossavo, persino che tu ti ricordassi che la sera prima te ne avevo fatto scegliere un altro paio, che però non stava bene col colore della maglia. Ho questo vizio io, di ricordarmi i particolari inutili. Eppure sono proprio quelli che fanno più male. Perché adesso che mi sento sola, adesso che avrei bisogno della tua carica, io non riesco a smettere di pensarci. E vorrei solo stare tra le tue braccia, ascoltando De André con una sigaretta in mano. E ti direi "vorrei che mi guardassi sempre come in questo momento". E tu mi risponderesti "cerca di essere sempre come sei in questo momento". Bene, sai una cosa? Io lo sono, sono ancora come ero allora. Rifarei tutto dall'inizio, ti lascerei entrare nella mia vita ancora un milione di volte. Ma tu non ci sei più. So esattamente il momento in cui ti ho perso, l'ho letto sulla tua faccia. Ora però mi sembra di non aver bisogno di altro, che di te. Fa male, non immagini quanto, sapere che non si torna indietro. E tu guarda se per colpa tua devo rovinarmi uno dei momenti più importanti della mia vita.
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domenica 20 novembre 2011
Il 7 links project
Finalmente trovo un po' di tempo (e di cervello lucido) per prendere la palla che mi ha passato Ladybug, di La libertà non ha prezzo! Ecco un gioco divertente per rispulciare i propri vecchi post: il 7 links project!
Sette categorie per mettere in evidenza sette post del blog. Una volta fatto, si passa la palla ad altri sette blog. Non è stato facile, un po' perché non credo di aver scritto post estremamente significativi o memorabili, un po' perché il mio spazio è nato da pochi mesi, ma dopo lunghe riflessioni ecco le mie scelte!
1) Il post il cui successo mi ha stupito
Credo che sia Friend with benefits. L'ho scritto più come una sorta di promemoria per me stessa, per ricordarmi che potevo stare benissimo così, da sola, senza voltarmi indietro a cercare persone che avevano scelto di andarsene. E invece a quanto parte il tema del trombamico incuriosisce un bel po'!
2) Il mio post più popolare
Si tratta di Sciatteria femminina, che ha scatenato un dibattito interessante, segno che per qua sono passate e passano delle menti niente male.
3) Il mio post più controverso
Certamente è Una paura talmente folle, non solo per il titolo inquietante. Non mi sarei mai aspettata di ruscire a scrivere, seppur protetta da uno schermo e da uno pseudonimo, cose che mi hanno fatto tanto male e che ancora oggi si fanno sentire. Sembrano appartenere ad un passato lontano, ma ogni tanto riemergono. Confessarle "al mondo" e ricevere la solidarietà di chi mi ha letto è stato di grande aiuto
4) Il mio post più utile
In Gli esami non finiscono mai c'è una piccola guida per cercare di superare indenni ed esteticamente accettabili il periodo di esami, di qualunque tipo. Non ho buona manualità né senso pratico, qui è impossibile trovare consigli di cucina/bricolage/trucco!
5) Il post che secondo me non ha avuto l'attenzione che meritava
Uomini assurdi volume V: la ventosa non merita di essere snobbato così! Sarà che il tizio di cui parlo era davvero assurdo o perché le mie amiche mi prendono in giro ancora a tre anni di distanza, ma mi aspettavo di provocare qualche risata e commento al vetriolo in più!
6) Il mio post più bello
Non ci ho messo molto a scegliere, è di certo Buon compleanno. Per il periodo particolare in cui l'ho scritto e per l'affetto immenso che provo nei confronti dell'amica a cui era dedicato. Perché abbiamo festeggiato il suo 27esimo compleanno a dovere e ci siamo unite, se possibile, ancora di più. Perché le amiche come lei sono quanto di meglio si possa avere e riuscire a dimostrarlo, anche su un blog, è una soddisfazione.
7) Il post di cui vado più fiera
Credo sia Analfabetismo sessuale e uomini assurdi (volume I), perché in quel periodo mi sono trovata in situazioni esilaranti che mi hanno spinta a regalare alla blogosfera alcuni dei miei più disastrosi (e divertenti) scontri con l'altro sesso.
Ecco dunque i sette blog a cui passo la palla:
1) MichiVolo di Come prendere un caffè
2) Alice di Sgangherata ma solida
3) Micol di Di tutto un po'
4) Pamela di Life is better blonde
5) Emy di So' problemy
6) Isabel di Fai sorridere anche il tuo fegato
7) Davenne di Os sofrimentos do Velho Davenne
sabato 19 novembre 2011
Motori di ricerca
Una comparsata veloce per dirvi che qualcuno è arrivato al mio blog googlando "muore 26 anni mononucleosi". Ora, mio caro visitatore, la mononucleosi sarà anche fastidiosa, ma ti assicuro che non si muore. Io sono (quasi) sopravvissuta! Un giorno dedicherò un post alle vie strane che portano i visitatori sul mio blog, tipo "come fanno sesso i truzzi" (in modo diverso da noi non truzzi?) o "pubblicità burger king" (come siano approdati qui è un mistero!)
Come trascorrerete questo sabato? Io birra tranquilla con amici, ché fa troppo freddo e siamo tutti molto stressati e stanchi. Buon weekend!
Come trascorrerete questo sabato? Io birra tranquilla con amici, ché fa troppo freddo e siamo tutti molto stressati e stanchi. Buon weekend!
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venerdì 18 novembre 2011
26
Qualche giorno fa ho compiuto gli anni. Ventisei. E comincio a realizzare solo ora che sono assai lontana dai miei 20 anni ubriachi e spensierati e mi sto velocemente avvicinando ai 30. Trenta. La generazione che mi sembrava così lontana giusto dieci anni fa, quando in quel cinema di una località di mare ho visto "L'ultimo bacio" e ho pensato "chissà dove sarò io a quasi 30 anni?".
Ecco, a quasi30anni-anzi26, non sono esattamente dovrei avrei sperato. Ho un paio di lauree e un master per decorare il muro con pergamene decorate. Ho qualche storia sbagliata dietro le spalle, una più sbagliata delle altre. Ho moltissimi conoscenti e pochi amici veri, ma mi ritengo immensamente fortunata. Ho due lavoretti molto precari, che non mi permettono di lasciare casa di mamma e papà. Ho un ex fidanzato che nella giornata del mio compleanno mi ha mandato due sms e mi ha chiamato appena uscito dall'ufficio, fermandosi in macchina nel parcheggio, hai visto mai che io scappassi. Un ex fidanzato che dice che no, non possiamo stare insieme, ma poi ricorda tutte le mie scadenze importanti e quando ho l'influenza mi scrive per sapere se sono guarita. Un ex fidanzato con cui si finisce inevitabilmente a parlare di sesso, di quanto fossimo belli noi due insieme. Un ex fidanzato che mi chiede se dall'ultima volta che abbiamo parlato sono stata a letto con qualcuno, e si rallegra per il mio no.
Ecco, se dieci anni fa mi avessero chiesto dove sarei stata a 26 anni, non mi sarei di certo vista qui. A combattere con il mio misero stipendio, a chiedermi perché una persona può essere tanto limpida e complicata insieme, a desiderare fortissimo di essere altrove, di resettarmi il cervello. Avrei risposto che sì, mi sarei vista laureata, con un fidanzato mediamente attraente e molto intelligente, di certo non nella mia ridente cittadina natale a correre da una parte all'altra come una pazza.
C'è qualcosa di molto ingiusto in tutto questo, è ingiusto nei miei confronti e nei confronti delle molte, troppe persone che si sono impegnate per dare il massimo. La maturità con un voto buono, la triennale nei tempi, la specialistica prestissimo, che ho fretta di finire. Due anni di master, ché questa società bisogna affrontarla con la giusta preparazione e con tutti questi titoli "tu precaria non finirai mai, sei troppo sveglia, meriti il successo".
Decisamente, dieci anni dopo sono dalla parte opposta rispetto a dove mi sarei immaginata la sera della mia sedicesima festa di compleanno (era un sabato, compito di storia dell'arte al mattino e festa a sorpresa degli amici la sera: sì, lo ricordo perfettamente perché è stato uno dei compleanni più belli e sì, ho molta memoria per le cose inutili). Quella sera ho bevuto uno dei miei primi amari Montenegro e mi sono sentita, finalmente, "grande". Pensavo che finalmente mi avrebbero preso sul serio, che forse i miei genitori avrebbero allungato il coprifuoco, che potevo iniziare a dire/fare/pensare, perché a 16 anni non sei più come a 15, ancora troppo vicina ai 14. A 16 anni cominci a guardare ai 18, alla patente, al libretto delle giustificazioni, al diploma e all'università. A 16 anni non ci pensi che 365 giorni passano in un attimo e scorrono dieci volte senza che tu riesca ad accorgertene.
Ma io per ora non ci voglio pensare. Voglio continuare, ancora per qualche giorno, a respirare la felicità della sera dei miei 16 anni. Il profumo nuovo, il Montenegro, gli amici, il "chissà come saremo fra dieci anni". Anche se uso lo stesso profumo di Calvin Klein da quattro anni, anche se ho bevuto migliaia di amari (e molto altro), anche se alcuni degli amici dell'epoca sono stati allontanati dalla vita (ma qualcuno, per fortuna, è rimasto vicinissimo a me). Voglio ancora sorridere, godermi i regali e la cena, pensare che ho ancora molto, moltissimo tempo per dire/fare/pensare/decidere. In fondo l'aspettativa di vita è sempre più lunga e io sono praticamente una teenager, no?
venerdì 11 novembre 2011
Libido e altre storie
A me mica l'aveva detto, il medico, che la mononucleosi porta anche un incredibile calo della libido. Che poi in fondo è meglio così, che di uomini appetibili all'orizzonte ce ne sono pochi. A parte lo sgrammaticato, che sabato sera mi si è dichiarato sul divanetto di una discoteca semivuota tentando di ottenere qualcosa facendomi bere. E niente, non la smetteva, nonostante io stessi chiacchierando con la mia amica e gli abbia spiegato chiaramente che no, non ce n'è, in questo periodo non ho proprio voglia di sentire nessuno. Ah, poi c'è il mio ex ragazzo che mi manda messaggi a doppio senso e insiste che devo andare a prendermi il mio regalo. Ma mica ho ben capito se mi prende in giro o fa sul serio. La teoria più accreditata è che, dato che sta perdendo capelli, ha bisogno di sicurezza. E ad ogni centimetro di stempiatura corrisponde l'aumento dell'aria da uomo che non deve chiedere mai. Le persone cambiano. Ma io preferisco non pensarci, perché mi sale il sangue al cervello.
Nel frattempo l'Italia sta per cadere a rotoli, ma almeno ci stiamo per liberare di Berlusconi, che io odio e ho sempre odiato. In fondo, però, mi fa pena. E' pur sempre un uomo anziano che credeva di essere invincibile e sta perdendo tutto. Un po' come i matti dei film che credono di essere Napoleone. In fondo ho un cuore anch'io, basta solo saperlo scoprire.
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domenica 6 novembre 2011
Ode to my family
Non ho più molte parole. Per la mia salute zoppicante, per i miei sentimenti non corrisposti, per l'assoluta precarietà del mio lavoro e la miseria della mia paga.
Per questa Italia, governata da una classe politica indegna, dove si muore per una perturbazione atmosferica e i più si indignano per il rinvio di una partita di calcio.
Poi però ho parlato con un'amica. Una di quelle perle che capitano nella tua vita per caso e tu ti senti, nonostante tutto, fortunatissima. Le ho detto che mi piace il ragazzo che sta frequentando. E' carino, educato, simpatico, intelligente e rispettoso. E lei mi ha detto che potrebbero anche sposarsi, e che il mio posto da testimone è assicurato. Ho sorriso e mi sono commossa.
Perché nonostante la vita sia spesso complicata e difficile, per fortuna esistono persone che ti stanno vicino. A prescindere dalle cavolate che fai, dallo stato in cui sei, dalle lacrime che versi. Loro si mettono lì, ti stringono la mano, ti offrono un aperitivo, ti lasciano parlare, ti fanno i capelli e ti truccano per farti sentire meglio. Sono queste persone che ti fanno pensare che la vita, nonostante tutto, è piena di cose belle degne di essere godute fino in fondo.
E spesso mi scordo che di amiche - e di un amico - così ne ho più di quante potessi sperare. E' che ho una rumorosa famiglia allargata, due sorelle un po' fuori di testa, due genitori che mi hanno regalato un'educazione di cui vado fiera, due nipoti bellissimi, due cognati pazienti e disponibili. Quando penso che mi manca qualcosa di grande che non ho più, dovrei ricordarmi un po' più spesso del tesoro prezioso che ho. E che rimane nonostante i difetti, gli sbalzi d'umore e l'insoddisfazione.
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giovedì 3 novembre 2011
Uomini assurdi volume V: la ventosa
Lo so, negli ultimi tempi sono stata lamentosa e triste. Ma per fortuna pochi giorni fa ho ripescato nella memoria un episodio per il quale le amiche ancora mi deridono. Ecco allora che torna la rubrica di successo "gli uomini assurdi della mia vita", con la quinta puntata: l'uomo ventosa.
Era l'estate del 2008, io ero una studentessa 22enne al primo anno di specialistica alle prese con l'ultimo esame della sessione estiva. Dei 4 libri da studiare non mi entrava in testa nulla, la tesina che dovevo presentare era una vera schifezza, così colsi al volo l'invito per quel sabato di luglio. Era la festa di laurea di 4 amici più grandi di me di qualche anno che adoravo, perché con loro avevo trascorso le serate più divertenti e alcoliche di quell'anno. La serata era a base di molto cibo e ancora più alcol. Io avevo un nuovo taglio di capelli ed ero magrissima (e fighissima). In più indossavo un top rosso molto scollato e avevo osato persino mettere i tacchi (perché la mia memoria prediliga certi particolari rimarrà sempre un mistero). Non ci volle molto per essere tanto ubriaca da capire ben poco. Eppure cercavo di continuare a darmi un tono. Mi ero messa a parlare con un rasta (che stranamente non mi piaceva) e con un ragazzo romano molto carino, che faceva un lavoro interessante, parlava 3 lingue e sembrava starci. Ma, chissà come, finii a chiacchierare con un bancario, noioso e vestito male. Aveva una camicia viola a maniche corte, una cravatta larga in tinta, jeans tagliati a pinocchietto e ciabatte da vecchio tedesco. Io cercavo di seminarlo andando in bagno, ma lui mi seguiva. Risultato: ci prova proprio lì, tra il lavandino e il cestino della carta. Questa è una cosa che ho sempre odiato, che dimostra che sei veramente messo male: capisco che sono ubriaca, ma seguirmi in bagno per limonarmi è davvero squallido! Purtroppo io ero davvero molto ubriaca, così non solo ci sono stata, ma mi sono fatta anche prendere dall'entusiasmo
Durante il taglio della torta, però, uno dei festeggiati si è stappato una bottiglia di spumante magnum nell'occhio, una cosa non proprio piacevole. Così, mentre si decide se portarlo o meno in ospedale (e mentre il bancario non mi si stacca più di dosso), il festeggiato accecato mi si avvicina e, ancora più sbronzo di me, sorretto dalla ragazza, mi fa: "Certo che in questi mesi ti ho visto andare con tutti, ma con me non ci hai mai voluto fare niente!". Inutile dire che volevo scomparire, soprattutto perché ho notato la furia omicida della fidanzata verso di me (anche se in realtà avrebbe dovuto apprezzare che non avevo mai osato toccare il suo uomo!). Alla fine il gruppo si divide: alcuni accompagnano il malcapitato al pronto soccorso, gli altri vanno al mare per fare il bagno di notte (quando si dice l'equità...). Io rientro nel corteo diretto all'ospedale, ma il bancario decide di restare in macchina per continuare a "farci le coccole". Non so quanto tempo sia passato, ma alla fine il festeggiato accecato viene dimesso con una benda. Andiamo tutti a casa sua e il bancario (che non abitava nella nostra città, ma era venuto solo per la festa) decide di prendere la valigia e dormire da me, perché lì c'erano già troppi ospiti.
Fin qui va bene. Ma io, sarò naif, metto subito le cose in chiaro: se vieni a dormire da me, ma non ho nessuna intenzione di concedermi, io te lo dico da subito. Tieni le mani a posto, perché si dorme. E a lui avevo detto la stessa cosa. Arrivati a casa mia già non ne potevo più, tanto era insopportabile nel parlare e appiccicoso. Io mi piallo sul letto vestita, ormai palesemente annoiata e inacidita. Ma lui, poco acuto, non si rassegna. Infila le mani ovunque, mi alza la gonna, cerca in tutti modi, con una certa disperazione, di portarmi a letto (nel senso biblico del termine, a letto in effetti ci eravamo già). Alla fine, stremato, dice persino "tanto a te cosa cambia, devi solo toglierti i vestiti!". Certo, perché io sono una bambola gonfiabile e hai un rapporto con me mentre dormi. Io non cedo, la sbronza sta passando e lo detesto sempre di più. Mi metto a ronfare, fino a che ad un'ora indefinita suona la sveglia del suo telefono. Lui comincia ad accarezzarmi e a baciarmi, cosa che detesto. Non solo perché chi mi conosce sa che appena sveglia deve lasciarmi in pace, a malapena può dire "buongiorno", ma perché se non c'è una certa confidenza e sintonia - sesso a parte - non tollero certi gesti affettuosi. Sì, è cinismo e forse è anche un controsenso, ma sono fatta così. C'è stato solo un uomo a cui al mattino abbia permesso di parlarmi e strapazzarmi e credo che quella sia la forma più alta di amore di cui io sia capace.
Tornando al bancario, mentre mi accarezza tenta di dirmi chissà quali parole dolci, a cui io rispondevo con uno dei miei tipici grugniti da prima mattina. Ricordo solo che mi diceva "ora vado a fare colazione, che dici, me la merito una buona colazione?". Il mio pensiero è stato: "sti cazzi, chi ti conosce, ti sei autoinvitato a dormire da me e ora rompi pure le palle?". Credo di averglielo anche detto grugnendo. Ad ogni modo lui insiste perché lo accompagni alla porta, ma io gli dico "scusa, sono stanca e ieri ho bevuto troppo, non riesco ad alzarmi". Così un perfetto sconosciuto esce da casa mia con il trolley e la coda tra le banche.
Pensavo di essermene liberata, e invece no. Nei giorni successivi mi chiama, raccontandomi che tornato a casa dell'amico (il festeggiato accecato) nessuno gli aveva aperto, così si era messo a dormire in macchina, a luglio, col motore acceso per poter tenere l'aria condizionata e non morire liquefatto. Ammetto che per un nanosecondo mi sono sentita in colpa.
Qualche giorno dopo incontro il festeggiato accecato e mi dice che ha una cosa per me. Era un biglietto di auguri per una laurea, di quelli pseudoscherzosi (e odiosi) con i pupazzetti. Me lo aveva comprato il bancario, devo ancora averlo da qualche parte, mi fece ridere moltissimo. E speravo fosse finita lì. Invece il sabato successivo c'era un'altra festa di laurea, a cui chissà come era riuscito a farsi invitare. E il pomeriggio mi manda un sms: "Allora ci vediamo stasera e festeggiamo insieme?". Presa dal panico chiamo coinquilina che tentava di studiare nella sua stanza e le chiedo cosa fare. Lei è tassativa: non rispondere, se è necessario spegni il telefono. Ora, a me non piace essere scortese, rispondo a tutti anche a chi non mi interessa, anche a chi è sgrammaticato e non se lo meriterebbe. Ma il bancario mi faceva persino paura. Così ho seguito il consiglio della mia amica, pensando che la sera, quando me lo sarei ritrovato faccia a faccia, avrei improvvisato. Arrivate alla festa veniamo subito travolte da un vortice di chiacchiere e bicchieri. Lo vedo da lontano, ma ancora oggi non so dire se sia stata solo una mia allucinazione. Perché lui non m'è venuto a salutare, io mi sono persa nella confusione alcolica. E intorno all'una mi è venuto a rapire un tizio che avevo iniziato a sentire da qualche giorno e che si sarebbe rivelato il più grande errore della mia vita. Ma questa è un'altra storia.
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mercoledì 2 novembre 2011
Anniversari
Sono passati due anni esatti da quando ho mollato l'uomo più spregevole che abbia mai incontrato.
E proprio oggi ho venduto su eBay il suo ultimo regalo, un iPod (usato) che aveva già riempito di canzoni sostenendo che dopo quello non potevo non rimettermi con lui. Ricordo perfettamente quella sera del 2 novembre. Ricordo dov'ero seduta mentre gli parlavo, le sue lacrime, i suoi tentativi di riattaccare qualcosa che era da buttare da mesi. E ricordo che appena se n'è andato sbattendo la porta sono andata in cucina, ho acceso la televisione e ho finito la serata a ridere guardando la Gialappa's. Mi sentivo leggera e serena, come se mi fossi liberata di un peso soffocante. Non sono mai stata tanto tranquilla in vita mia. Ero di nuovo libera, con una vita da scrivere davanti. Per la prima volta ero realmente convinta di poter stare meglio senza di lui. E infatti nelle settimane successive mi sono goduta la ritrovata libertà dandomi agli eccessi. Nonostante fossi sotto tesi sono uscita e ho bevuto troppo per una settimana di fila. Mi sono goduta le amiche, andare a ballare senza pensieri, fare la stupida e baciare qualche ragazzo.
Non è stato facile, ci sono stati strascichi conditi da scenate, insulti, minacce. Ogni volta che mi sapeva in giro mi mandava sms per tentare di farmi sentire in colpa, ha fatto follie di ogni genere. Non perché gli importasse davvero di me, ma perché non sopportava di essere stato mollato, di non potermi più manipolare. Io non mi sono mai pentita. Neppure per un attimo m'è passato per la mente di tornare indietro. Una volta trovata la forza sono riuscita ad uscirne, col terrore folle di incontrare un altro uguale o peggio di lui. Poi ho conosciuto una delle persone migliori del mondo e ci sono caduta con tutte le scarpe. Peccato che stavolta sia stato lui a troncare. Forse è vero che non sono adatta alle storie semplici e normali, che troppa felicità mi dà alla testa e non riesco a gestirla. E anche se ho perso quello che volevo (e voglio), pensare di essermi liberata di un peso tanto grande è una gioia impagabile.
E adesso voglio ricominciare da questi ricordi. Dal giorno in cui mi sono sentita forte come poche altre volte. Ho di nuovo un gran bisogno di andare avanti, di ricordarmi quanto possa essere grande e di non dimenticare che, anche quando credevo che tutto fosse finito, anche quando temevo di non meritare più nulla, la vita mi ha riservato cose meravigliose. Allora avevo toccato il fondo e sono stata in grado di risollevarmi. Ora mi basta solo convincermi che io sono meravigliosa, se voglio.
martedì 1 novembre 2011
need a life
Credo di aver ampiamente parlato di che razza di catorcio mi senta in questo periodo. Per fortuna ci sono lo smalto rosso, le serate rigeneranti con gli amici e sms carini di qualcuno che non ha capito che se non vuole che pensi a lui come al mio "fidanzato perduto che un giorno tornerà" deve smetterla di comunicare con me.
A parte questo, ho capito di avere urgente bisogno di una vita. Non solo perché so tutto di Sos Tata, Case da incubo, Cambio moglie e altri allegri programmi di Real Time, mentre le mie amiche a malapena ne conoscono uno. Ma soprattutto perché faccio sogni assurdi al limite della decenza. La scorsa notte, per esempio, ho sognato un ragazzo (lo chiameremo D.) che ho visto due volte nella vita, coinquilino di un mio amico. E' vero che m'era piaciuto un bel po'. E' vero che sono mesi che manco ad ogni serata in cui è presente e non riesco mai a rivederlo. Ma sognare di trascorrere una serata a baciarlo mi sembra un po' eccessivo. Quindi ben vengano diversivi che non siano lavori precari, famiglia, abbuffate ed ex fidanzati. Ma mica solo ex miei, anche ex delle altre. Che poi le ex sono ingombranti, io divento violenta e gelosa e il mio idillio si incrina.
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domenica 30 ottobre 2011
Io e te*
"Non posso negare che tra noi ci sia una grande intesa, non solo fisica. Spesso ho pensato di chiamarti, di invitarti da me per il weekend. Se ti vedessi sarebbe difficile non saltarti addosso. Ma sarebbe solo quello. Finita la passione ti manderei via. Non voglio che ricominci tutto, con te stavo benissimo, ma ora ricordo solo i momenti belli. Ho dimenticato anche quando mi sentivo soffocare, quando rabbrividivo a leggere il tuo nome sul telefono. Mi piacevi molto, mi piaci ancora. Sono andato solo con una dopo di te, ma non è la stessa cosa. Sai che non mi piace fare paragoni, ma con te era tutto diverso. Il sesso con te mi dava sensazioni mai provate. E dopo il sesso parlavamo di tutto, per ore, e io stavo bene. Ti voglio bene, ti ricordo sempre con piacere. Ma non ricomincerà, mai. Non ci credo che non troverai mai uno come me. Vorrei davvero venire a letto con te, ci ho pensato molto. Ma per te non sarebbe la cosa giusta. Te l'ho già detto, sembra che tu non voglia capire. Io non torno indietro, quello che è chiuso è chiuso. L'ho fatto solo una volta e ho sbagliato. Forse è vero che in qualche modo sconti gli errori di un'altra. Abbiamo una grande intesa, ma non c'è più niente"
Sembra tutto finito. Non c'è molto più chiaro di così. Eppure a me sembra non filare. Non sono davvero così disperata. Solo è difficile rinunciare a qualcosa che sai che potrebbe renderti felice come poco altro al mondo. E no, di persone come te ne esistono poche. Mi manchi, non riesco a negarlo più nemmeno a me stessa.
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sabato 29 ottobre 2011
Progetti di vita. In teoria.
Non è che capisca molto in questo periodo, ma gli oroscopi consultati (Brezsny e Paolo Fox, ché non è vero, ma non si sa mai) dicono che a novembre andrà meglio.
Lavoro più del solito, dormo poco, sono ancora un po' malaticcia. Ho deciso di chiudere con gli uomini e sto battendo il mio personale record di disinteresse nei confronti del mondo maschile. A parte il solito tarlo che mi rode in testa, che sono sempre più convinta essere l'uomo della mia vita, l'unico possibile padre di miei eventuali figli, l'unico con cui mi sveglierei ogni mattina di buonumore, non fosse altro perché mi riempirebbe di spremute d'arancia e fette biscottate di Nutella spalmata di suo pugno. Lui non sa di questi miei progetti, lui pensa che tra noi non ci sarà più niente, ma sono convinta che un giorno aprirà gli occhi. Non so come, non so quando, ma sono certa che succederà.
A parte questo tiro sole, mangio e festeggio troppo e troppe cose. Ma non credo di aver mai avuto chiaro come in questo periodo quello che voglio. Ho una lucidità che non avevo mai sperimentato, e forse è questo che succede quando stai per compiere 26 anni (ma facciamo 25 + 1) e in fondo dovresti aver raggiunto una qualche maturità. Nella mia testa fila tutto alla perfezione, finalmente so quali sono i miei obiettivi, con chi voglio trascorrere la vita e persino in che città abitare.
Rimane solo qualche piccolo particolare da definire. Un lavoro con uno stipendio vero che mi consenta di trasferirmi dove desidero. E, dettaglio ancora più irrilevante, l'uomo che voglio. Noi siamo anime gemelle, solo che lui ancora non lo sa. Quindi, esiste una ricetta per dare alla mia vita la direzione che voglio? In fondo si sa che gli uomini sono sempre un po' tardi, lui e i responsabili delle aziende a cui spammo i miei curriculum non sono da meno. Avrò la mia rivincita, ne sono certa. Per ora faccio fioretti e pratico l'astinenza, sperando che una qualche divinità mi aiuti. Se poi nel frattempo avete un consiglio per affrettare i tempi, ve ne sarò grata per l'eternità.
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martedì 25 ottobre 2011
L'aria rarefatta non produce odore, non mi cambia più l'umore*
Avrei voluto abbracciarti oggi, stringerti fortissimo, affondare il naso nel tuo collo e nel tuo profumo e lasciarti piangere. Odio questa giornata, odio la mia sindrome premestruale o qualunque cosa sia che oggi ha reso il mio umore nero, nonostante sia reduce da giorni e da notizie positive. Odio non riuscire a trovare un lavoro lontano da qui. Odio che tu mi abbia detto che sono figa con il mio nuovo taglio. Odio che tu mi abbia comprato una t-shirt mentre eri fuori per il weekend e ora debba trovare un modo per darmela. Odio che sia andata così. Odio che siamo ancora qui a dirci che sarebbe bastato incontrarsi in un altro momento o essere più vicini per essere ancora come quella mattina a colazione con la nebbia fuori e la Nutella sulle fette biscottate. E posso mentire a chiunque, ma se ogni tanto mi torni così prepotentemente in mente, non riesco ad andare avanti. Perché nessuno è come te. Nessuno avrebbe tante attenzioni per me, ancora oggi. Nessuno scriverebbe come fai tu. Nessuno ammetterebbe che non vuole stare al lavoro, ma tornare a casa a piangere in pace. Nessuno mi ha mai resa tanto felice e temo di non poterlo essere mai più. Avrei voluto festeggiare anche con te i miei risultati. Sei uno dei pochi che ha capito l'importanza dei miei sogni e la testardaggine con cui sto cercando di realizzarli. Avrei voluto averti accanto ancora a lungo, per riuscire a farmi tornare il sorriso anche in giornate così. E a non farmi pensare di voler cancellare tutto e ricominciare da zero.
Ma forse domani mi passa.
* http://www.youtube.com/watch?v=9sbb74OEVa0
lunedì 24 ottobre 2011
Ciao Sic
Avrei voluto scrivere un post divertente e brillante. Sul fatto che un'ora prima di salire sull'aereo, venerdì, ho saputo di aver passato l'esame con un ottimo voto. Sul mio bellissimo weekend con le amiche del cuore. Sui bei locali milanesi e sull'inutilità delle fighe di legno che vanno alle serate a base di rock per restare impalate con i loro golfini di alta moda.
Ma questa mattina mi sono svegliata con una notizia orrenda. Marco Simoncelli è morto in gara, mentre faceva ciò che amava. E questi giorni stupendi si sono ricoperti di un'ombra amara.
Ho iniziato a seguire il motociclismo contagiata da mia sorella. Non sono fanatica, non mi sveglio di notte per guardare le gare, ma ne so qualcosina e se capita mi guardo volentieri le corse.
Il Sic mi era particolarmente simpatico. Aveva 24 anni, un paio in meno di me, e un viso buffo e simpatico. Mi piacevano i suoi ricci prepotenti, ho sempre desiderato toccarli. Adoravo il suo accento romagnolo marcato. Lo prendevo un po' in giro quando cadeva, ma mi dispiaceva, perché in fondo fai sempre il tifo per quelli in cui ti rivedi un po', quelli testardi e appassionati che non mollano mai
La sua morte mi ha colpito profondamente. L'uomo di cui ero innamorata è un appassionato motociclista e credo di aver capito qualcosa di quel mondo solo quando lo sentivo raccontare dei suoi viaggi in moto, della bellezza delle due ruote, della sensazione di libertà. Credo che noi "profani" non possiamo capire.
Ho letto e sentito molte banalità, frasi intrise di bieco cinismo, cattiverie gratuite. Io penso che nessuno dovrebbe morire a 24 anni. Nessuno dovrebbe morire mentre segue una passione, che sia pericolosa come la moto Gp o sedentaria come l'uncinetto.
Ho un bruttissimo rapporto con la morte, è una cosa che non riesco ad accettare. E io voglio pensare che domenica prossima accenderò la tv ad ora di pranzo e sentirò Guido Meda dire che il Sic è caduto ed è incazzato per non aver potuto finire la gara. E dopo arriverà una delle innumerevoli pubblicità di cui è protagonista e come al solito esclamerò: "Ma Simoncelli quest'anno pubblicizza proprio tutto?". Io certe cose non vorrei vederle, mai.
Ciao Marco.
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giovedì 20 ottobre 2011
Fenomenologia della Parrucchiera
Ieri ho potato notevolmente la cofana di capelli che avevo in testa, ormai più simile ad un panettone che al bel taglio estivo che il mio parrucchiere di fiducia mi aveva fatto a luglio. Per una serie di motivazioni che vanno da un trasferimento al mio culo pesante, mi sono affidata alle sapienti mani da parrucchiera di una mia ex compagna di classe delle scuole medie, che chiameremo Parrucchiera.
A 12 anni eravamo amiche del cuore, di quelle che passano tutti i pomeriggi insieme ad ascoltare i Backstreet boys (abbiate pietà, sul finire degli anni Novanta eravamo tutte così trash!) e a fare i compiti. Peccato che Parrucchiera distinguesse a malapena la a preposizione dall'ha verbo. Io tentavo di spiegarle la differenza, lei fingeva di aver capito, ma poi prendeva sempre i suoi "non sufficiente" (ah, questo sistema di valutazione delle medie, che sapore di antico!). Tanto, diceva, "io voglio fare la parrucchiera, a che mi serve studiare?". Così io mi sono iscritta al liceo, lei a qualche istituto tecnico che ha finito con fatica. E mentre io continuavo a brillare con i miei mega voti dalle superiori all'università, lei si faceva la sua bella gavetta fino a comprarsi un negozio e aprire un salone tutto suo.
E ora, più di dieci anni dopo, io che all'epoca ero promettente e brillante sono precaria e ancora mezza mantenuta. Mentre lei, che non sa(peva) infilare due congiuntivi uno dietro l'altro, fa con successo il lavoro che le piace, si mantiene da sola, paga le bollette e il mutuo, s'è comprata la macchina nuova, ha un fidanzato da cui vuole un figlio ed è felice così. E io le raccontavo della mia misera paga, della mia voglia di fuggire e del desiderio di avere finalmente un lavoro vero. Inizio a pensare di essere stata troppo stronza e spocchiosa a 12 anni e ora il karma me la sta facendo pagare!
Peccato che assegnata al lavaggio fosse una delle assistenti di Parrucchiera con le unghie lunghissime che m'ha praticamente perforato il cuoio capelluto, bagnato la faccia e la borsa e fatto bloccare il collo. Tutto questo mentre la tv sparava il programma della D'Urso dove un certo Remo (che non ho capito se è "famoso" o no) ha avuto un bambino da una tizia di cui ignoro il nome, che però aveva mollato, anche se ieri mentre aspettavano il parto si sono baciati. Poi hanno anche mostrato la povera creatura in tv tra i gridolini odiosi della D'Urso e quelli di Parrucchiera e delle assistenti. Per un attimo ho temuto mi tagliasse un orecchio mentre guardava in alto per ammirare la tv. Ma ne sono uscita indenne, lo giuro. Un po' depressa perché ho desiderato fortissimamente di aver imparato a fare la parrucchiera anch'io. Per fortuna il mio taglio è bellissimo, così ho evitato di tagliarmi le vene. La prossima volta, però, vado con le cuffie, così non devo ascoltare chiacchiere inutili.
mercoledì 19 ottobre 2011
Cose da fare quando stai male
Quando sei malata, di una malattia ben definita, che però non ti mette la febbre come al 99% delle persone al mondo, e quindi non puoi usare la scusa "ho la febbre resto in pigiama a letto tutto il giorno", devi trovarti piccoli piaceri che ti donino soddisfazione.
Io mi sto impegnando tantissimo per regalarmi un briciolo di felicità. Punto di partenza è sempre lo shopping sfrenato, che mi meritavo dopo questo immenso periodo di stress. Così negli ultimi 7 giorni mi sono regalata gioia sotto forma di tre paia di pantaloni (uno estivo, ma non potevo resistere, era scontatissimo e il colore era troppo bello!), un vestitino di lana, un cappotto, un iPhone 4. Così, una di quelle cose che compri in preda ai raptus. Riesco a gestirlo abbastanza bene, ma a dire la verità sono ancora perplessa dall'app che calcola/regola il ciclo mestruale. Non sono riuscita a scaricarla, per decenza.
Tra le attività che riescono a dare soddisfazione al mio sistema immunitario ormai andato alle ortiche, c'è lo smalto. Cambiare colore delle unghie ogni tre o quattro giorni mi esalta e riuscire a stendere lo smalto in maniera decente mi fa sentire onnipotente. Questo giusto per dire quanto è piena la mia vita in questo periodo eh.
Ci sono poi le maratone di telefilm, in particolare The big bang theory, uno dei pochi che mi fa ridere da sola anche rantolante sotto una coperta in preda ai brividi. E, dulcis in fundo, i dolci. Giusto per aggravare ulteriormente il mio girovita appesantito nell'ultimo mese.
In tutti ciò il tizio sgrammaticato mi manda sms pieni di k per sapere quando ci vedremo e per dirmi che "se voglio posso farmi sentire". Coinquilina dice che continua a perdere punti, temo abbia ragione lei.
In tutto questo, oggi vado a tagliare drasticamente i capelli: magari un nuovo look mi riossigena il cervello, la salute e la vita.
p.s.: Sponsor di questo post la mia amorevole genitrice, che non solo mi propone dolcetti di ogni foggia e dimensione, ma soprattutto si diverte a spifferare a chiunque che ho "la mononucleosi, poverina". Così la gente mi guarda un po' schifata, indietreggia, e hai voglia a spiegare che se non mi limoni non rischi nulla. A tal proposito, stasera ho la festa di compleanno di una delle mie migliori amiche e nel weekend prenderemo un aereo e faremo cose folli. Chi è l'unica sfigata che non potrà non dico rimorchiare, ma a malapena reggersi in piedi, indovinate chi? Giuro che appena guarisco e non mi sento più 100 anni la smetto di lamentarmi!
martedì 18 ottobre 2011
Di malattie infettive e altri lamenti
Avete mai preso la mononucleosi?
No perché "una mia amica" (la chiameremo così) l'ha beccata a quasi 26 anni e vorrebbe passare ogni giornata a letto e dormire in continuazione. Invece non si può, perché la vita deve continuare e considerato che potrebbe durare anche oltre un mese, non è piacevole trascorrere più di 30 giorni di reclusione in preda a sintomi indefiniti che variano tra la stanchezza cronica, il senso di svenimento, i brividi, temperatura corporea e pressione sanguigna vicine a quelle di un cadavere.
Avete mai notato i commenti delle (poche) persone a cui rivelate cosa vi affligge? Non è che una sta male perché è una zoccola e chissà chi s'è pomiciata. Questa "mia amica" non crede neppure di averla presa così (il che fa ancora più sfigata dalle difese immunitarie di un moscerino), ma sospetta di aver bevuto qualche bicchiere di troppo (non solo per il grado alcolico) offerto da altri. E poi perché tutto questo pudore, questo non poter dire che stai male, e ti ritrovi ad una festa che tutti ballano sul tavolo, e tu saresti la prima a saltarci sopra, ma proprio non ce la fai, perché sai che al primo passo cadresti a terra come una pera matura. Mica è una colpa ospitare un virus nel proprio corpo. E se il virus è bastardo e non vuole andarsene, cosa si può fare per tornare a sentirsi quantomeno appetibili, simpatiche, intelligenti, in forma e divertenti? Perché così proprio non si può vivere, c'è molto tempo per essere malati e depressi e questo non è proprio quello giusto!
No perché "una mia amica" (la chiameremo così) l'ha beccata a quasi 26 anni e vorrebbe passare ogni giornata a letto e dormire in continuazione. Invece non si può, perché la vita deve continuare e considerato che potrebbe durare anche oltre un mese, non è piacevole trascorrere più di 30 giorni di reclusione in preda a sintomi indefiniti che variano tra la stanchezza cronica, il senso di svenimento, i brividi, temperatura corporea e pressione sanguigna vicine a quelle di un cadavere.
Avete mai notato i commenti delle (poche) persone a cui rivelate cosa vi affligge? Non è che una sta male perché è una zoccola e chissà chi s'è pomiciata. Questa "mia amica" non crede neppure di averla presa così (il che fa ancora più sfigata dalle difese immunitarie di un moscerino), ma sospetta di aver bevuto qualche bicchiere di troppo (non solo per il grado alcolico) offerto da altri. E poi perché tutto questo pudore, questo non poter dire che stai male, e ti ritrovi ad una festa che tutti ballano sul tavolo, e tu saresti la prima a saltarci sopra, ma proprio non ce la fai, perché sai che al primo passo cadresti a terra come una pera matura. Mica è una colpa ospitare un virus nel proprio corpo. E se il virus è bastardo e non vuole andarsene, cosa si può fare per tornare a sentirsi quantomeno appetibili, simpatiche, intelligenti, in forma e divertenti? Perché così proprio non si può vivere, c'è molto tempo per essere malati e depressi e questo non è proprio quello giusto!
domenica 16 ottobre 2011
Lei, lui e i nazisti grammaticali
Lei aveva quasi 26 anni, leggeva da quando ne aveva 4, scriveva senza errori dalla quarta elementare, era precaria. Negli ultimi 10 mesi era stata mollata dal fidanzato migliore che potesse trovare, aveva avuto una serie di storie per tamponare il dolore, aveva fatto un esame importante, aveva preso - dulcis in fundo - la mononucleosi. E chissà dove, poi, visto che l'unico con cui aveva contatti ravvicinati godeva, in apparenza, di ottima salute, e lei pensava di essere scampata al pericolo dopo i 18 anni. Lei non voleva rapporti seri, se non con il fidanzato di cui sopra, e soprattutto non voleva dare spiegazioni a nessuno sulla sua vita.
Lui di anni ne aveva 30. Aveva un lavoro vero, stabile, per cui non servivano qualifiche particolari, ma ogni mese riceveva una stipendio vero. Lui la riempiva di sms e attenzioni, l'aveva invitata a cena, tormentava una delle migliori amiche di lei per averne notizie. Lui era lanciatissimo, credeva che tra loro "ci fosse qualcosa" e glielo scriveva, nonostante il proverbiale distacco di lei. Lui diceva di non capire e lei aveva tentato di rendere chiara la cosa: ok, ceniamo insieme, beviamoci, divertiamoci. Ma non verrò a letto con te, non è sicuro che succederà qualcosa, quella serata potrebbe rimanere isolata e concludersi con un bacio sulla guancia e buonanotte. E non solo per la mononucleosi, lei lo giurava, che forse avvicinandosi ai 30 anni aveva capito che è meglio non infilarsi in situazioni pesanti.
Lui, comunque, stava già peggiorando la sua situazione con la pesantezza e l'insistenza. Fino a che, un giorno, aveva scritto la parola propio in un sms. Proprio così. E un errore ci può stare, che con questi touch screen ogni tanto ti scappano le lettere, e lo sapeva bene lei, che non riusciva ad arrendersi all'iPhone per colpa delle sue dita tozze. Poi, però, era arrivato un altro sms. Ancora propio. E lei non sapeva mica se a quel punto poteva perdonarlo, lei che dell'italiano corretto aveva fatto una crociata, lei avida lettrice e scrittrice, lei che aveva sempre giurato a se stessa di non uscire mai - mai - con uno che sbagliasse i congiuntivi. Questo non era previsto, tutte gli imperativi morali vacillavano, questo era persino peggio dei congiuntivi, cavolo, non li leggi i giornali (no), non ascolti le telecronache delle partite, non ti accorgi dell'avvolgente suono della R?
E lei a questo punto era sempre più perplessa. Perché va bene che stare da sola a volte è pesante, che la domenica pomeriggio, con questo freddo, era abituata a stare con lui o ad accompagnarlo in stazione. Ma dare spazio ad uno sgrammaticato non sarebbe come violare il proprio codice etico? Sono dilemmi seri, soprattutto per una in preda alla mononucleosi e alla pressione bassa, che aveva abbandonato una festa a base di vino con gli amici dell'università per farsi riportare a casa, debole e stanca.
venerdì 14 ottobre 2011
I conflitti interiori del 113
Un paio di giorni fa tornavo a casa percorrendo una superstrada (anzi un raccordo autostradale, che sembra faccia figo dirlo) e noto un tizio in bicicletta, con la busta della spesa appesa al manubrio, affaticato e barcollante. Talmente barcollante che per un attimo ho temuto si stesse per ribaltare e finire sotto una macchina. Così ho fatto quello che ho sempre sognato di fare: ho chiamato il 112. Già immaginavo i carabinieri che mi ringraziavano per il mio spiccato senso civico, che mi portavano ad esempio di cittadina responsabile che collabora con le forze dell'ordine. Invece, dopo almeno una ventina di squilli, al 112 non ha risposto nessuno. NESSUNO. Roba che se mi stavano per aggredire potevo stare fresca e lasciarmi ammazzare un paio di volte.
Così ho chiamato il 113, dove una "gentile" signorina, prima ancora che potessi dire il problema, con tono scazzato mi ha passato la stradale. Finalmente qualcuno mi ha ascoltata, mi ha trattata con gentilezza e mi ha assicurato che avrebbero presto mandato qualcuno.
Non sono certa che davvero siano venuti a controllare, ma ora mi sento un po' in colpa. E se l'uomo in bicicletta era un clandestino che hanno arrestato e rimandato in patria? E se aveva delle valide ragioni per imboccare in bicicletta una simil-autostrada? E se venisse a cercarmi per farmi del male?
Ma in fondo l'ho fatto per il suo bene, perché correva un serio pericolo. Non è vero? E voi cosa avreste fatto?
giovedì 13 ottobre 2011
Ottobre, oggi è arrivato ottobre
Passata la prova più importante della mia vita, attendo di sapere come sia andata.
E finalmente mi rendo conto che ottobre è arrivato e siamo già a metà.
Mi sono regalata un grande giro di shopping, ho ricominciato a prendere contatti con il mondo, ho speso 50 euro di libri. Ho ricevuto tre rose, un invito a cena, una dichiarazione chiarificatrice che ha chiarito poco. E forse qualcosa si è rotto davvero, forse uscirò a cena con il tizio che "non mi piace, ma ha un odore buonissimo e io ho bisogno di qualcosa di normale". E basta mangiare e fumare così tanto, che hai un vestito nuovo da comprare.
Poi un'amica che credevi chiusa ed impenetrabile ti racconta tutto di sé. Ti rendi conto di aver sprecato due anni, a non cercare di entrare nel suo guscio. Ti meravigli siano bastati 200 km di autostrada per farla aprire così tanto. E lei ti parla delle sue paure e del suo dolore, delle sue ferite e delle sue mille vite. E tu non riesci a fare altro che abbracciarla e ringraziarla, perché 200 km di autostrada possono regalarti una lezione grandissima.
E finalmente mi rendo conto che ottobre è arrivato e siamo già a metà.
Mi sono regalata un grande giro di shopping, ho ricominciato a prendere contatti con il mondo, ho speso 50 euro di libri. Ho ricevuto tre rose, un invito a cena, una dichiarazione chiarificatrice che ha chiarito poco. E forse qualcosa si è rotto davvero, forse uscirò a cena con il tizio che "non mi piace, ma ha un odore buonissimo e io ho bisogno di qualcosa di normale". E basta mangiare e fumare così tanto, che hai un vestito nuovo da comprare.
Poi un'amica che credevi chiusa ed impenetrabile ti racconta tutto di sé. Ti rendi conto di aver sprecato due anni, a non cercare di entrare nel suo guscio. Ti meravigli siano bastati 200 km di autostrada per farla aprire così tanto. E lei ti parla delle sue paure e del suo dolore, delle sue ferite e delle sue mille vite. E tu non riesci a fare altro che abbracciarla e ringraziarla, perché 200 km di autostrada possono regalarti una lezione grandissima.
domenica 9 ottobre 2011
Anche odiare è un diritto, sai
Ho mai detto che amo alla follia quest'uomo? Che dopo anni in cui ha scritto canzoni per ogni mio stato d'animo, innamoramento, incazzatura, delusione, per ogni mio pezzo di vita, sono riuscita ad abbracciarlo? Che quello è stato uno dei momenti più belli della mia vita e lui è stato meraviglioso? Ecco, ora lo sapete. E io sono troppo stanca e mi sento orribile in questi giorni, ma per fortuna i testi di Manuel Agnelli ci sono sempre. E so che suona tanto 16enne patetica, ma in questo periodo vorrei davvero tornare ad avere quell'età.
e come può il mio amore essere limpido
se è la mia nazione che l'inquina so come un uomo deve decidere
ma ora non so più cosa sentire
ti ritrovi sulle labbra
a giustificarti quel che sei
anche odiare è un diritto, sai?
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sabato 8 ottobre 2011
Sciatteria femminina
Ieri per lavoro sono stata in una scuola di danza. C'erano delle foto da fare, tutte le allieve erano pronte con il body e i collant rosa, le scarpette e lo chignon. Io, alla loro età, ero una di quelle bambine con il culo pesante che cadeva ogni cinque passi e strappava le calze colorate appena indossate. Cos'è cambiato? In realtà molto poco, solo che ora ho la scusa di essere sbronza e le calze non le strappo più (non sempre almeno).
Tornando al punto, ad accompagnare le bambine c'era una marea di madri. Alcune giovani, altre meno, alcune curate, altre palesemente esaurite. Una m'ha colpito in maniera particolare. Una donna che non avrà avuto più di 40 anni, portati malissimo, con una tinta malmessa, i capelli sporchi raccolti in una pinza tipo quelle da parrucchiere e le ciabatte ai piedi. Non ciabattine normali, carine da vedere. Quelle da casa, pelose con la zeppa, che lasciano le dita di fuori. Sotto, ovviamente, non mancavano i gambaletti color carne antisesso. Devo aver fatto una faccia oscena perché la maestra di danza s'è quasi scusata spiegando che "la signora abita qui di fronte".
Io non sono mai stata quella che si trucca anche per andare a comprare il pane, anzi. Più di una volta sono scesa a prendere le sigarette con il pigiama e il giaccone sopra (cosa dovessi fare con le sigarette ancora prima di riuscirmi a vestire è un mistero). Capisco la comodità, i ritmi frenetici, il sentirsi di casa. Ma, cielo, non puoi diventare così sciatta soltanto perché abiti qui di fronte. Non puoi uscire in ciabatte, attraversare la strada in quello stato e farti vedere da tutte le amichette di tua figlia così. Non puoi ridurti ad essere semplicemente il contenitore che sforna figli e addio femminilità.
Forse parlo così perché sono ancora giovane (?) e non ho nessuna intenzione, per ora almeno, di sacrificare la mia vita per qualche pupo. Ma poi ci credo che i mariti cercano altrove il sesso e le attenzioni. Questa non è affatto una legittimazione a tradire e sono del tutto contraria all'idea della donna come geisha accondiscendente e sempre perfetta, non sarei mai in grado di farlo. Ma non si può sposare una pantera del ribaltabile e ritrovarsi in pochi anni con una chioccia sovrappeso. Prima che madre sei pur sempre una donna, cerca almeno di conservare quel minimo di cura che devi a te stessa.
venerdì 7 ottobre 2011
Buongiorno, buona fortuna
Non so se sia stata una buona idea comprare un Gratta e vinci da 2 euro per la prima volta nella vita soltanto perché mi annoiavo mentre facevo colazione al bar dopo essermi fatta prelevare tre provette di sangue. Non so se sia stato utile vincere 5 euro, poi prendere un altro Gratta e vinci e vincerne 15. Temo di aver esaurito la mia riserva di fortuna settimanale. Che io a queste cose non ci credo, adoro il 17, mi vesto di viola e lascio sempre attraversare i gatti neri. Ma in questi giorni ho bisogno di buona sorte come poche altre volte nella vita. Che gli esami, non solo quelli del sangue, non finiscono mai.
p.s.: Appena ho finito di scrivere questo post mi sono alzata per bere. Sono inciampata nel filo del pc che stava per precipitare a terra. L'ho salvato per un pelo. Ecco, intendevo proprio questo...
mercoledì 5 ottobre 2011
Di lavoro e di morte
Avrei voluto scrivere un post sull'assoluzione in appello per il delitto di Perugia, sugli italioti tutti magistrati e pronti a ridurre tutto ad una mera tifoseria da partita di pallone.
Poi ho letto delle vittime del crollo di una palazzina a Barletta (Bat). Ho letto le solite lacrime di coccodrillo, ho letto ritratti commoventi di quattro donne e una ragazzina che sono morte tra quelle macerie, ho letto del sindaco della città che ha dichiarato di comprendere i datori di lavoro che avevano aperto un laboratorio di maglieria in uno scantinato non a norma.
Per carità, loro hanno perso la loro figlia di 14 anni e quattro dipendenti. Per carità, loro davano lavoro, in nero, per 4 euro all'ora. Sempre meglio che morire di fame o piegarsi alla criminalità. Per carità, loro dichiaravano 10mila euro l'anno, ma sapete com'è, con tutte queste tasse è inevitabile aggiustare i conti.
Non importa se le norme di sicurezza non sono rispettate. Non importa se queste povere donne non avevano alcuna tutela: siamo tutti amici, volemose bene, l'importante è lavorare no?
Ci siamo talmente assuefatti a questo stato di cose, che non ci scandalizziamo nemmeno più se ci negano il lavoro, la dignità, le tutele salariali, le ferie, l'assistenza sanitaria, i contributi, la malattia, la maternità.
Un Paese senza diritti è un Paese che non ha futuro.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. (articolo 4 della Costituzione italiana)
sabato 1 ottobre 2011
I sogni, qualche volta, si avverano
Quasi ogni giorno, nei 5 anni di liceo, ho desiderato citofonare e varcare la soglia di quel cancello di ferro, ma non ho mai trovato il coraggio.
Oggi, a 7 anni dal diploma, sono entrata per la prima volta in quel cancello di ferro, ho fatto le scale, sono arrivata al primo piano, ho varcato la porta d'ingresso. Da oggi sono una loro collega, da oggi posso suonare quel citofono ogni volta che mi verrà voglia.
E non importa quanto nauseante, ripetitivo, stancante, precario, schiavizzante sarà questo lavoro. Ho raggiunto uno dei miei sogni più grandi e ora sono talmente felice che mi sembra ancora impossibile.
Il mondo è pieno di ingiustizie. Ma qualche volta lo studio, la perseveranza, qualche capacità e una spintarella della fortuna riescono a dare soddisfazione.
venerdì 30 settembre 2011
Gli esami non finiscono mai
Non sono mai stata molto brava a dare consigli e non affiderei alle mie cure neppure un criceto, figuriamoci un bambino/ragazzino. Ma qualcosa di buono l'ho fatto: sono sopravvissuta indenne (questo è opinabile, diciamo che non mi sono ancora tagliata le vene...) a 8 anni di scuola dell'obbligo, 5 di liceo, 5 di università, 2 di master. E ora, a poco più di una settimana dall'esame più importante della vita (perché lo diceva quello che gli esami non finiscono mai), ho quasi imparato a gestire l'ansia e lo stress.
E' vero, certe emozioni non ti abbandonano mai, neppure al quasi-cinquantesimo esame universitario, quando per l'ennesima volta ti siedi in una posizione scomoda davanti al prof di turno e alla fine dell'esame firmi svogliatamente il verbale. Ma ci sono alcune, semplici regole, che possono davvero salvare la vita ed evitare di ridursi a larve prima di veder sfiorita la giovinezza.
No al pelo selvaggio
Non abbandonate cerette o rasoi: non sapete mai cosa può succedere. Non voglio certo lanciare vagonate di malizia, ma piuttosto raccontarvi che pochi giorni fa stavo per essere presa in pieno ad un incrocio da un furgone. E, come la mamma insegna, se non mi fossi fatta la ceretta alle gambe, cosa avrebbero pensato di me gli operatori del 118? Per fortuna sono riuscita a sterzare e a buttarmi sull'altra corsia evitando frontali. Macchina salva e ceretta inutile
No alle maratone
Non serve a nulla passare nottate intere con il libro tra le mani, né tanto meno trascorrere ore ed ore chiusi in una stanza col rischio che l'ossigeno smetta di alimentare il vostro cervello e iniziate a vedere mostri di vario genere. Lasciate spazio, nei limiti, alle uscite, alla palestra, ai trombamici/fidanzati di vario genere, ai telefilm, al cazzeggio puro e duro. Aiuta, tanto.
No alla reclusione
Vale più o meno quanto appena scritto: rinchiudersi in casa senza vedere nessuno non aiuta, anzi. A me non ha mai aiutato neppure studiare in gruppo (perché la gente sa come metterti ansia se non ce l'hai, altroché se lo sa!), ma confrontarmi o uscire con qualcuno che non dovesse sostenere il mio esame, quello sì, è un toccasana.
Sì al weekend
Va bene, io sono un caso particolare. Ci sono persone che ancora ricordano il mio esame di spagnolo, ancora borracha dalla sera prima (potevo perdermi una serata universitaria?! no!) o lo scritto di Sociologiadichissàcosa, il giorno dopo la vittoria ai Mondiali del 2006. Magari non ubriacatevi come pigne per evitare di perdere un'intera giornata in preda alla resaca, ma sfogatevi, bevete, andate a ballare. Un giorno di relax non ha mai fatto male a nessuno.
Per il resto, cercate di continuare la vostra vita più o meno come scorre sempre. Non siete gli unici al mondo a dover sostenere esami, e anche se in quel momento vi sentite gli esseri più piccoli del mondo e vorreste solo scomparire, tanto vale andare a sedervi davanti a quel professore e dimostrare ciò che sapete. E' questione di studio. Ma molto spesso anche di culo. Quindi non date mai retta alle voci di corridoio, provate anche se sapete tre quarti del programma (avete visto mai che vi chiedano proprio quello che sapete? A me la campagna elettorale di Vendola alle Regionali del 2005 salvò clamorosamente il culo).
p.s.: Tutta questa tiritera da maestrina per dire che l'oroscopo di Capitani ha detto che questo weekend merito una gran dose di relax (attività sudombelicale anzi, diceva proprio così). Per questo mando all'aria i fioretti, metto i libri a riposo per almeno un giorno, mi do una ripulita e mi dedico al mio sport preferito. Aperitivo, cena, dopocena e forse a ballare per festeggiare il compleanno di una di quelle amiche che sanno sempre come farti sentire migliore. Sulla quantità alcolica non mi pronuncio, mi conosco fin troppo bene...
giovedì 29 settembre 2011
Buon compleanno
Per le chiacchiere, i consigli e gli sguardi d'intesa.
Per tutte le volte che hai asciugato le mie lacrime e appoggiato i miei innamoramenti facili.
Per i pranzi della domenica, la pizza e i dolci del lunedì. Per i kebab indigeribili, la torta mimosa e il prosecco a litri.
Per tutte le volte che mi hai truccata e pettinata, ché io di essere bella e femminile come te proprio non sono capace.
Per le volte in cui ero talmente sbronza da non riuscire a capire neppure cosa mettermi per andare a ballare e mi hai vestita dai collant al cappotto.
Per la sera in cui le ho prese per difenderti da un ciccione ubriaco che ti toccava il culo.
Per la tua dolcezza e la malizia insieme. Per la tua r moscia che fa innamorare schiere di uomini.
Perché dovunque io senta il tuo profumo mi vieni in mente e non riesco a non sorridere.
Per tutte le avventure che abbiamo condiviso e per le nostre canzoni.
Per le lunghe giornate a studiare, facendoci coraggio l'una con l'altra, intorno al tavolo bianco.
Per i tè delle 5 e le tisane prima di dormire.
Per avermi sempre appoggiata, in ogni condizione e anche quando sbagliavo.
Perché sei una persona eccezionale, bellissima fuori ed eccezionale dentro.
Perché anche se non viviamo più insieme e siamo lontane chilometri sappiamo di poter contare sempre l'una sull'altra.
Perché a volte bastano un'oretta di macchina e tanto sushi per tornare semplicemente a respirare.
Perché per ogni tuo successo, per ogni tuo sorriso, a me si riempirà il cuore.
Buon compleanno, amica.
martedì 27 settembre 2011
"No al partito dell'ansia. Sì alla Nutella"*
La citazione è di un amico/collega particolarmente sensibile e geniale.
C'è che mancano un paio di settimane. E più studio, meno mi sembra di sapere. E mi sento ignorante. E rimpiango di essere stata così calma finora, perché come al solito l'ansia mi frega sullo sprint finale. E odio le persone che mi mettono ansia, che vogliono farmi domande su Skype, che mi scrivono solo per buttarmi addosso la loro merda. E odio chi non capisce e "che sarà mai, vieni a fare l'aperitivo ad 80 km".
Ma penso che sono al punto in cui desidero essere da una vita. E che domani è il compleanno di un grande pezzo di cuore che mi sta vicino da quasi dieci anni. Che sabato lo festeggeremo nel miglior modo possibile. E che qualunque cosa accada per queste persone io sarò sempre la migliore (anche se in questi giorni mi sento inutile, ignorante e ben poco appetibile). E soprattutto penso che, per fortuna, le sindromi premestruali ogni tanto passano.
* Il senso di questo sproloquio è che chi tenta di contagiarmi con la sua ansia o vuole sfoggiare la sua presunta superiorità può andarsene beatamente a fare in culo. Senza censure.
lunedì 26 settembre 2011
Uomini assurdi volume IV: a volte ritornano
E' lunedì. Ho passato il weekend tra febbre, mal di stomaco e dolori di vario genere. Ho firmato il mio pre-contrattino. Che mi sa tanto di inculata, ma in fondo devo ringraziare questi malcapitati che hanno fiducia in me e hanno apprezzato il mio essere st(r)agista sempre pronta a fare fotocopie e portare fogli ad omaccioni incazzati. Avevo già in mente un post brillante che salutasse questa nuova settimana. Poi così, dal nulla, mi arriva uno squillo. Uno squilletto, quello che a 15 anni era così carino perché significava "ti penso", "tvb", "ti vorrei limonare". Ma che già dopo i 16 è diventato roba da sfigati. E chissà, forse è da sfigati anche per i 15enni di oggi. E lo squilletto mi permette di introdurre la rubrica "Uomini assurdi", quarta puntata. Per la comprensione della storia - e del soggetto - è importante capire i tempi.
ottobre 2007: una me quasi 22enne sotto tesi non si perdeva una serata universitaria insieme a fidate coinquiline. Inizio a puntare un tizio amico di amici, lo chiameremo Dimitri (il suo nome è ovviamente russo e assurdo, ma non è proprio questo). Una sera, chissà come, finisco a chiacchierarci, scappa un bacio e lui mi chiede il numero. Fin qua tutto bene. Qualche giorno dopo provo a farmi sentire (sbagliato, lo so, ma era una prova!), ma il suo telefono è spento. Morto. Penso che sia emigrato e mi levo il pensiero. Nel frattempo mi laureo e combino altri svariati danni.
Natale 2007: ero a casa di cugini, avevo voglia di salutarli nonostante il mio noto odio per le feste comandate e le rimpatriate familiari. In più, particolare non irrilevante, dovevano darmi il regalo di laurea. All'improvviso mi arriva un sms. Mittente: Dimitri. Penso agli auguri di Natale, alle scuse per essere sparito, ad un invito. Invece mi chiede solo chi sono, perché ha quel numero registrato sul telefono col mio nome, ma proprio non ricorda. Decido di fare la gnorri, gli dico che non so dove ci siamo conosciuti, ma io non ho il suo numero (donna spavalda io!). All'improvviso gli torna la memoria, mi chiede se sono l'amica di tizio che ha conosciuto nel determinato locale quella precisa sera. Idiota. Quando confermo mi scrive "allora auguri di buon Natale". Non capisco, ma sopravvivo.
fine gennaio 2008: da un mesetto circa frequento un dj un po' sfigato (un soggetto che meriterebbe libri e libri di psicoanalisi). Una sera sono a prendere una birra con amici e Dimitri mi scrive chiedendomi se frequento qualcuno. Gli dico di sì e attacca una pippa del tipo "è solo colpa mia, mi sarebbe piaciuto uscire con te, ma ho sprecato un'occasione, forse poteva nascere qualcosa di importante, ma non lo saprò mai". Non ricordo cosa gli ho risposto, ma era certamente qualcosa di molto sarcastico.
Passano anni. Vengo tradita dal dj, mi faccio altre storie, mi fidanzo per un anno e mezzo, vado in Spagna, mi sfidanzo, mi faccio altre storie, mi ri-laureo, mi rifidanzo, mi si spezza il cuore, mi faccio altre storie, finisco tutti i miei studi, oggi.
Oggi, fine settembre 2011 (avevo scritto 2006, certamente il mio inconscio vorrebbe essere più giovane...), un numero che non ho in rubrica mi fa uno squilletto. Impazzisco a pensare chi possa essere, cerco nella rubrica cartacea, magari è qualcuno che mi cerca per lavoro (se vabbè ti piacerebbe).
Ma dopo qualche minuto mi arriva un sms: "Ciao scusa, ho trovato il tuo numero su un vecchio cell come Iris, ma non so chi sei. Io mi chiamo Dimitri, ci conosciamo?". Ho inoltrato il messaggio a coinquilina. Sta ancora ridendo.
Ora ditemi: uno così, che senso di esistere ha? Dove sei stato negli ultimi quattro anni? Come sei messo male che recuperi numeri femminili da vecchi cellulari per provarci così a caso? Io l'ho visto l'ultima volta la sera in cui ci siamo baciati perché ha lasciato l'università e anche se abita in una città poco lontana dalla mia, non credo di averlo mai più incrociato. Ha senso tanta disperazione? Dico, iscriviti a facebook, che almeno vedi le foto e magari ti stimolano la memoria! Io ci rinuncio a capire i maschi, lo giuro.
domenica 25 settembre 2011
Diventare grandi
Vi è mai capitato di rendervi conto che qualcosa in voi è cambiato radicalmente, da qualche tempo, ma di prenderne coscienza solo in quel preciso istante? Cambi di gusti, atteggiamenti, valori, idee, comportamenti. Mi è capitato quando ho smesso di mangiare il gelato alla nocciola, quando ho iniziato a nutrirmi di zucchine, quando ho iniziato a fumare mentre dicevo che non sarebbe mai successo. Quando ho compreso che anche il sesso senza amore aveva un suo perché, quando ho deciso che non avrei più tollerati i comportamenti di alcune persone intorno a me.
Ultimamente, all'improvviso, qualcosa è cambiato. Perché potrai anche prendere due lauree, riuscire a sopravvivere senza essere fagocitata dal disordine, imparare a preparare qualche pietanza per non morire di fame. Ma non potrai mai dire di essere diventata grande fino a che non riuscirai, da sola, a prendere le cimici (rigorosamente con strati di fazzoletti o carta igienica) per buttarle nel wc. Ecco, negli ultimi tempi ho preso consapevolezza di me e mi sono fatta coraggio. Ho smesso di piangere, tremare e provare disgusto (quello non passa mai, ma almeno cerco di camuffarlo). Ora sono davvero pronta per affrontare il mondo da sola!
p.s.: Questo post è frutto dell'inutilità della mia vita negli ultimi giorni: chiusa in casa da venerdì per una fastidiosa influenza, avrei solo voglia di uscire a farmi una birra, ma sono costretta a letto con lancinanti dolori allo stomaco, decimi di febbre e una narcolessia che non avrò nemmeno a 90 anni.
venerdì 23 settembre 2011
Radio Maria
A volte mi faccio molto male. Sigarette, alcolici, untissimi menu di Burger King, posizioni assurde nello stare al pc (dovreste vedermi adesso, per esempio, che poi mi lamento pure che "ho mal di collo e nessuno mi fa massaggi"). Qualche giorno fa ho deciso di provare qualcosa di diverso. Stufa della mia radio probabilmente risalente a prima che esistesse Radio Dee-Jay (e che per questo continuava a perdere il segnale), ho pensato "ora giro un po' e mi fermo sulla prima stazione che si senta decentemente". Tutti sanno qual è l'unica radio che si sente sempre, comunque, dovunque, in qualunque condizione climatica. No, non è Isoradio. Ovviamente Radio Maria! La speaker aveva la stessa voce che avrei io dopo essermi fumata due cannoni (ehm... non l'ho mai fatto giuro.......), ma il suo ruolo era quello di moderare le telefonate da casa. La prima signora richiedeva una canzone, "Madonna negra" o qualcosa del genere, per suo figlio a cui andava male tutto. L'altra era felicemente colpita dall'intercessione della Madonna per averle fatto incontrare, dal medico che si occupa del figlio sordomuto, genitori colpiti dallo stesso problema. Era tutto un "grazie Maria", è bello vedere come intervieni nelle nostre vite. Ora io dico: se non incontri genitori di sordomuti nella sala d'aspetto del medico che cura i sordomuti, dove pensi di incontrarli, in discoteca? Poi si sono messi a fare tutti insieme il rosario, nella sala d'aspetto. Non ho resistito oltre e mentre continuavo a ridere ho cambiato stazione. Lo so, sono cinica e blasfema, queste persone hanno problemi reali e di certo un grande bisogno di appigliarsi all'idea di una forza sovrannaturale che possa migliorare la loro vita. Ma le richieste di dediche alla Madonna no, quello è troppo anche per il mio stomaco forte.
(Colonna sonora, ca va sans dire, Judas)
post scriptum (presa da un rimorso di coscienza): sarà stata l'intercessione mariana, ma sembra che io abbia un lavoro. Non un lavoro vero, una collaborazione saltuaria. Ma alla fine di una settimana di autostima sotto i piedi e fastidiosi malanni da femmina media, mi sembra la notizia più bella del mondo!
giovedì 22 settembre 2011
Post-it
A volte la storia della musica si intreccia alla tua. E mentre chiudi un capitolo importantissimo della vita qualcuno saluta una passione e milioni di fan. Arrivederci.
Nightswimming deserves a quiet night/I'm not sure all these people understand/It's not like years ago
mercoledì 21 settembre 2011
Effetti collaterali
Non sono una ragazza comune, l'ho sempre saputo. E non perché mi ritenga troppo figa, ma perché spesso i discorsi o le attività da "femmina" mi annoiano (e qui ci sarebbe da aprire un intero capitolo sul mio femminismo in realtà maschilista, ma evito). Il punto è che io non posso avere reazioni come le persone normali. Sto preparando un esam(on)e in cui ho investito tutta la mia formazione e la mia vita (nonché una discreta quantità di soldi), vedo il mio futuro nebulosissimo, l'estate è finita. Eppure io non sono agitata, non ho paura, non ho le tipiche crisi di nervi che vedo in alcuni colleghi (e molte colleghe). Io no, io sono tranquilla. Fumo tanto, è vero, mangio qualche schifezza (non più del solito), a volte faccio fuori un pacchetto di gomme in un paio d'ore. Ma sono tranquilla. Per questo somatizzo. Perché lo stress, da qualche parte dovrà pur uscire. Così ho sviluppato una serie di poco simpatici malanni ed effetti collaterali non gravi ma molto fastidiosi. Poi c'è il fatto che qualche sera fa ho abbracciato il mio cantante preferito, l'ho ringraziato, ho sentito il suo ottimo odore e ho quasi pianto come una 15enne. Questo mi ha creato uno stato di benessere totale, che spero durerà fino alla data x. Temevo fosse cinico e maleducato, invece è molto meglio di come lo avevo sempre immaginato e di ciò che dicono i suoi testi. E no, lo giuro, non è Tiziano Ferro.
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venerdì 16 settembre 2011
Corpi e anime
Giornata infinita, cena all you can eat con ex collega stagista a parlare di sesso/aneddoti divertenti/sesso/conoscenti comuni/sesso. Cinema con altri amici, tante chiacchiere.
Poi riaccompagno la mia ex compagna di st(r)agismo e vedo l'infinità di prostitute che popolano le strade intorno a casa sua. Ferma al semaforo ho guardato distratta lo specchietto retrovisore. E ho visto una ragazza che, dopo una breve contrattazione, è salita su una Punto. Lei era alta, formosa, con tanti capelli biondi, naturalmente vestita in modo molto vistoso. Ho cercato di immaginare quali potessero essere i suoi pensieri quando ha richiuso lo sportello dietro di sé per andare a vendere il suo corpo a qualcuno forse persino più disperato di lei. Mi sono chiesta come sia arrivata sulla strada, quali fossero i suoi sogni quando era piccola, come trascorresse le sue giornate.
Mi sono immedesimata in lei, io potevo essere lei, se solo fossi nata in qualche altro posto del mondo e non fossi stata così fortunata da avere, nonostante tutto, una famiglia che mi aiuta sempre quando ne ho bisogno. Mi è salita una gran tristezza. Vorrei che la smettessimo di tollerare tutto questo, che la piantassimo di fingere che poco più in là di noi ci sono ragazze che potrebbero essere nostre amiche, figlie, sorelle, costrette da qualche carnefice a vendere il proprio corpo per pochi spiccioli.
Essere donna, a qualunque latitudine, può essere davvero molto difficile.
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